Me ne stavo tranquilla fuori dall'ufficio guardando la pioggia che cadeva piano.
Gocce sparse ma continue, niente di allarmante.
- Al massimo mi bagno un po'- penso.
D'improvviso un rumore.
Come una sassaiola contro una lamiera, come fa il mare quando arriva l'onda a riva, come un applauso che cresce veloce dopo la chiusura del sipario di un teatro.
Era la pioggia che arrivava da lontano.
Ma ve la immaginate?
No dico..io vedo arrivare un uomo che cammina per strada, la notte quando fa buio, le nuvole nel cielo, ma non la pioggia!
La pioggia scende e basta, non arriva da lontano come il bus.
E invece standomene li, la potevo vedere chiaramente davanti a me, avanzando inesorabile sopra ogni cosa.
Prima lontano, una nuvola nera, il sipario che si chiude e il primo spettatore, il più avventato o forse il più emozionato, che inizia ad applaudire.
E poi cresce, gli altri spettatori che seguono il primo, l'onda che raggiunge la riva e scroscia mischiandosi all'arena della spiaggia.
Così l'ho vista avanzare.
Verso di me, invadendo e valicando, conquistando terreno.
Come se su la, in alto, qualcuno stesse aprendo un enorme botola e progressivamente l'acqua se ne scendeva, attirata dalla terra assetata.
E poi è arrivata.
Mi ha sorpreso proprio li dove stavo, in piedi, con le mani in mano e la bocca spalancata dallo stupore. E' arrivata, mi ha sorpassato e ha proseguito la sua corsa più oltre.
Tutti in piedi ad applaudire, l'onda che torna da dove se n'è venuta, la botola ormai del tutto aperta.
E solo rumore, poi.
Rumore e odore di pioggia. Dopo sei lunghi mesi.
Piove.
ps- adesso la domanda da 100 è: smetterà mai?
martedì 4 maggio 2010
lunedì 3 maggio 2010
APPELLO
14 SETTEMBRE 2007
IL PARLAMENTO NICARAGUENSE HA APPROVATO LA PENALIZZAZIONE DELL'ABORTO TERAPEUTICO
Con 62 voti a favore ed i soli voti dei tre deputati della Alianza MRS contro, i deputati della Asamblea Nacional hanno abolito il Comma 3 dell'articolo 143 del nuovo Codice Penale, confermando il divieto assoluto di qualsiasi forma di aborto in Nicaragua ed eliminando di fatto la possibilità per i medici di effettuare l'aborto terapeutico in caso di grave rischio per la vita della madre, di gravi malformazioni del feto o di maternità a seguito di violazione della futura madre
clicca qui per inviare

clicca qui per vedere l'appello di Novembre 2006
Siamo vicine alle donne del Nicaragua e a tutte le donne costrette a ricorrere all'interruzione di gravidanza per motivi di salute perchè il loro diritto alla difesa della vita sia mantenuto.
Invitiamo le compagne della solidarietà italiana e ogni persona che condivida il rifiuto di questa disumana legge a firmare ed inviare alle autorità politiche e di governo del Nicaragua.
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sabato 1 maggio 2010
un primo maggio...al lavoro!

Oggi pomeriggio siamo andate a trovare Mariana, una delle sei ragazze dell'Appartamento sociale di Orhei, che da un paio di settimane ha lasciato il progetto (*) per aver trovato lavoro e casa a Chisinau. Anche se si tratta di una sistemazione temporanea, ci è sembrata davvero contenta: serve da bere e rivende tabacchi in uno strano prefabbricato che abbiamo trovato davvero a fatica (chiaramente, l'insegna non c'è): entrando, nel primo stanzino i clienti attendono l'ordinazione che fanno bussando a una grossa porta (sembra l'entrata effettiva della casa) dietro la quale Mariana riempie bicchieri e vasetti "take away" di vin de casa (vino sfuso molto artigianale), di rachiu (grappa) e tuica (vodka artigianale) che mesce da grossi boccioni da 5 litri (in foto). La sua "principale", doamna Maria, ci raggiunge poco dopo e si ferma qualche minuto a chiacchierare con noi, tirando fuori qualche parola di italiano: ha vissuto per un periodo in Italia, girando per diverse città del Nord, e 5 anni fa è tornata in Moldova per problemi legati alla famiglia e ad una gamba. Entrambe ci spiegano che a breve Mariana inizierà a lavorare come cameriera (si è preparata a questa professione frequentando una scuola professionale di 5 mesi) nel bar di un parente. La visita, seppur breve, si rivela un'immersione totale in una realtà lontanissima dalla nostra quotidianità: uomini (solo ed esclusivamente), per lo più soli, e i loro cicchetti del sabato pomeriggio. Almeno, così, a colpo d'occhio, ci è sembrato.
Anche se teoricamente sarebbe stato un giorno di festa, vedere Mariana al lavoro ci ha riempite di gioia: questi non sono che i suoi primi passi verso l'indipendenza.
(*) "Verso l'indipendenza", gestito da Diaconia.
martedì 27 aprile 2010
dalla Bulgaria al Ruanda (alla Bulgaria)
(Irene è stata SCE2007 in Bulgaria e sarà coordinatrice dei prossimi CdS proprio là. Si trova attualmente a svolgere un tirocinio in Ruanda, da cui scrive questo post)
Ciao a tutti! Scrivo perchè ho un po' di tempo col computer a mia disposizione. Scrivo per dire che le cose stanno andando abbastanza bene, è davvero un altro mondo qua!
In alcuni momenti un mondo fantastico in cui si è liberi da tante cose, si ha una fede aperta e profonda e si vive in modo autentico e con poco...
In altri momenti però è un mondo devastante, povertà estrema, e lo stare a stretto contatto con la malattia e la disabilità tutto il giorno tutti i giorni...
...anche se non riesci a parlare nella loro lingua glielo si legge in faccia e nelle gambe quello che possono o non possono fare... poi quelli con cui riesci un minimo a comunicare in inglese o in francese ti raccontano senza nessun tipo di trauma o imbarazzo che sono senza genitori perchè morti nel genocidio e che vorrebbero studiare ma non possono perchè non hanno abbastanza soldi... bam... ti abbatte davvero! Soprattutto il modo in cui lo raccontano, come se fosse la cosa più normale del mondo!
E poi altri racconti... meglio avere tanti figli qua in Rwanda, perchè solo così sei sicuro che almeno qualcuno rimane vivo... tante persone, tanti vissuti, tante ferite... vorresti fare qualcosa, regalargli tutti i soldi che hai... ma cosa risolveresti? Nulla... e rimane l'interrogativo nel fondo che ti corrode...
Però poi ti rendi conto dei miracoli a cui assisti tutti i giorni... dei sorrisi di quei bimbi ke t sembran senza speranza e dei sorrisi di quelle persone che incontri per strada... dei racconti dei ragazzi che sono arrivati qua senza poter nemmeno stare in piedi e che escono camminando con le proprie gambe!
Ti torna anche in mente la nonna di Uimana, nella sua pacatezza in quella capanna isolata dal resto del mondo... vive... vive... non si sa di che cosa ma vive e piange lacrime di felicità nel riabbracciare la nipote!
E la fede con cui cantano e danzano... tutti i giorni a cantare colmi di felicità, di fede e di speranza!!!
Davvero qua si può intuire cos'è l'essenziale... oggi m sn fatta tradurre una canzone ke cantan sempre: "Ndashaka kuituriro murukundo rwawe, nyagasani Yezu ndogukunda" ("Ti amo Signore Gesù, per vivere ho bisogno solo del tuo amore")... e effettivamente, sembra che qua l'unica cosa che possono avere sia davvero quella, e hanno lo stesso una gioia di vivere indescrivibile!!
Irene Baldissarri
sabato 24 aprile 2010
E così fù che il Guis si trasformò in un circo!
In certe occasioni capita anche che un vulcano sperduto sul ghiacciaio islandese Eyjafjallajökull esploda lasciando in panico e paralisi tutti gli aereoporti d' Europa e costringendo un povero sfortunato in gita dall'altra parte del mondo a fermarsi una settimana in più per assenza di voli..poverino..........era molto triste di dover rimanere una settimana in più in Nicaragua..
Che calamità!
Fortuna volle che quel poveraccio era il più grande clown di tutti i tempi e il Guis il posto giusto al momento giusto!
Fortuna volle che quel poveraccio era il più grande clown di tutti i tempi e il Guis il posto giusto al momento giusto!
Indovinello
Nuovo gioco: trova i due servizio civilisti in Bolivia mentre ballano la diablada....

Un piccolo aiutino...
Un piccolo aiutino...
venerdì 23 aprile 2010
E voi li picchierete i vostri figli?

La mia classe è composta da un gruppo di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 20 anni. Stanno studiando alla Escuela Técnica di Redes per apprendere una professione concreta: segretaria, saldatore, muratore... Alcuni hanno già un diploma di scuola superiore ma non sanno che farsene, perchè non c'è lavoro... Sono ragazzi che lottano per arrivare da qualche parte, che studiano perchè sanno che conoscere e prepararsi bene sono l'unico modo, forse, per uscire dalla sconcertante povertà in cui vivono... poi ci vuole anche un pò di fortuna, è ovvio...
Io e Martin, uno psicologo, gli diamo lezione di Formazione Humana. Che cos'è? Una materia molto bella, che dovrebbe esistere anche nelle scuole italiane: tre ore alla settimana in cui i ragazzi hanno la possibilità di riflettere su temi come l'autostima, la sessualità, le droghe, la genitorialità responsabile, il lavoro di gruppo... si confrontano tra loro, si confrontano con noi, ricevono un punto di vista adulto diverso dai modelli che spesso li circondano... iniziano così a mettere in discussione alcuni "dati di fatto" della propria realtà, cose che sono così da sempre e sempre lo saranno: l'uomo lavora e si sbronza con gli amici, la donna cura la casa e i figli; l'uomo ha diritto di fare sesso con sua moglie anche se lei non vuole, e in questo caso ha diritto di cercarsi un'altra donna per soddisfare i suoi bisogni; il vero uomo non usa il preservativo, e se glielo chiedi ti picchia pure, perchè uno "più figli ha più è macho", e perchè intanto non sarà mai lui a occuparsene... Scusate se esagero un poco (in verità neanche più di tanto), è per far capire bene la situazione in cui siamo...
Il tema della lezione di martedì era la violenza intrafamiliare. Ho chiesto ai ragazzi di prepararmi una specie di rappresentazione teatrale su una scena di violenza che avevano visto o sentito: l'hanno fatto molto bene, perchè qui con la violenza ci si cresce, la si vive ogni giorno... Dopo c'è stata la riflessione di gruppo e alla fine ci restavano comunque 10 minuti. Allora un ragazzo mi ha chiesto:
"Profesora, lei ha mai visto una scena così nel suo paese?"
Ho dovuto pensarci un attimo e alla fine gli ho detto no, che non l'avevo mai vista...
"Perchè, nel suo paese non c'è violenza intrafamigliare?" mi chiede un altro.
No, gli rispondo, non è così... la violenza c'è, ma si nasconde di più fra le mura di casa: non è come qui, dove la gente vive in strada e tutti conoscono tutti... in Italia molto spesso non si conosce neanche il vicino della porta accanto!
Poi però mi metto a raccontargli una scena che ho visto qui in Nicaragua: un pomeriggio di qualche mese fa eravamo in casa a lavorare e a un certo punto sentiamo delle grida fuori nella strada e qualcuno che piange... usciamo nel portico per vedere cosa succede e vediamo la nostra vicina, una ragazzina di 14 anni, che corre a nascondersi dietro una macchina parcheggiata cercando di sfuggire a sua madre che la insegue con la scopa, con la palese intenzione di riempirla di mazzate... la cosa che mi ha impressionato di più, dico ai ragazzi, è che tutti i vicini erano fuori in strada a guardare e nessuno ha fatto niente per fermarla...
"Voi avete mai visto una scena del genere?" chiedo.
Tutti i 18 presenti mi dicono di sì.
"E perchè nessuno fa niente?"
Qualcuno mi dice che è perchè conoscono la famiglia, perchè non vogliono intromettersi... Però la maggior parte è d'accordo nel dire che non lo fanno perchè pensano che sia giusto così: se un bambino non lo picchi non impara nulla. Ci mettiamo a discutere di questo, gli chiedo cosa ne pensano loro. Mi dicono che non sono d'accordo, però allora come si fa a far capire che una cosa è sbagliata? Gli dico che ci sono diversi modi, però l'importante è far capire perchè una cosa non si deve fare: un bambino che fa una scemenza e riceve una sberla in risposta forse smetterà di farlo, ma non perchè avrà capito, quanto piuttosto per paura di riceverne altre. I ragazzi mi ascoltano, discutiamo, uno mi dice: "E' vero Profe, quand'ero piccolo mio padre mi diceva che non dovevo picchiare i bambini a scuola perchè se no lui me le dava più forte, e io non lo facevo perchè non volevo prenderle" e subito dopo un'altro: "Si, però se un bambino è troppo coccolato da piccolo poi diventa cochon (omosessuale)"... Il discorso va avanti per un pò, io difendo la tesi del dialogo, cerco di far capire che c'è differenza fra non picchiare e permettere tutto...
Quando suonano la campanella gli faccio un'ultima domanda:
"Voi come vi comporterete con i vostri figli (o come vi comportate se già ne avete)?"
Mi dicono che non li picchieranno... risposta scontata dopo una discussione del genere, però io voglio crederci... voglio credere che qualcosa di tutto quello che diciamo e facciamo a lezione gli rimanga, che li aiuti a vedere le cose in modo differente, a cambiare modo di comportarsi, a crescere con altre prospettive... Forse anche un posto come Nueva Vida può diventare migliore!
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