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martedì 25 gennaio 2011

Non a noi

È che suonava bene anche come editoriale della newsletter, e quindi poi ho lasciato la missione a mezz'aria, ma ora è giusto che sto post torni a ricoprire il posto per cui era stato concepito, pur se in ritardo.


“Come se ogni pensiero che immaginavi nella mente fosse così intelligente che ti sembrava un crimine non condividerlo”.

Il New Yorker definisce i dialoghi di Aaron Sorkin per “Social network” “i migliori ascoltati dai tempi di Ben Hect e Preston Sturges”. In questi giorni ho trovato anche molto bellini i dialoghini de “La prima cosa bella”, ma riconosco che la frase che il babbo di fb si sente sparare dalla ex folgora.

Isole Andamane, ragazzi. Tappa breve, umida e sedentaria. Breve, umida e sedentaria. Aggettivi che non fanno onore a Pt Blair e neanche ai nostri partner in loco. Ma tiro dritto, perché altrove voglio andare.

Una delle sensazioni più marcate è stata quella di sentirsi disegnati addosso i panni dei benefattori. Però è quello che è successo. Nella stanza di un'abitazione costruita dopo lo tsunami. Noi seduti su sedie. 50 donne indiane a terra, a raccontarci delle loro esperienze nei gruppi di mutuo auto aiuto cui appartengono.

Quand'ecco che una di loro prende la parola e noi non capiamo nulla delle sue accorate frasi fino a quando la traduttrice non ci sintetizza in inglese: "Vuole ringraziarvi personalmente per il bene che state facendo arrivando qua da così lontano a supportarle. Lei non avrebbe mai immaginato che potesse capitarle una cosa simile nella sua vita e non capisce perché voi lo facciate, ma vuole ringraziarvi".

Capisco che necessito di corsi di formazione per potere accogliere ringraziamenti affini senza desiderare di smaterializzarmi. Forse dovrebbe esistere una controfigura, agli antipodi del sempre buon Benjamin Malaussene (professione: capro espiatorio), qualcuno capace di rimanere lì, impassibile e sorridente, salvatore servitore e quelle cose lì. No perché, non faccio per dire, quando la ragazza del collegio c’indirizza un ringraziamento che sa di: “Prima di venire qui non sapevo che le donne avessero dei diritti, grazie a voi l’ho imparato”, a me viene da pensare ai coriandoli, ai paguri e a Houdini. Troppo imbarazzato e a disagio per accogliere dei grazie che mi spettano fino ad un certo punto.

Invece, a sorpresa, rimango lì serio e compiaciuto. Perché so cosa dire. In India, come in Nicaragua, come in Moldova o in Congo. Sappiamo cosa dire.

"Non siamo noi. Chi ha deciso di aiutarti sono loro, gli abitanti della nostra Diocesi".

Sarebbe stato un crimine non condividerlo?

mercoledì 8 dicembre 2010

A Chennai farai

Lista dei supposti professionismi incrociati all’aeroporto di Chennai, in India

Il salutatore

Lo spostafile

L’apritore di passaporti

La controllora di passaporti

L’indicatore di valigie

Il porgitore di valigie

Il portatore di valigie, portante anche un cartello metallico lungo 2 metri con sovrascritto “portatore di valigie”

L’estirpatore di bigliettino nel passaporto

Il guardatore di viaggiatori

I guardatori di sé nel riflesso del vetro

L’ammiraglio controllore di biglietti aerei e riprenditore di addetti a qualcosa cercanti di bigiare il lavoro

Gli addetti a qualcosa

Lo scivolista

La scrutatrice di valigie

La supervisor del transfer di valigie che si dimentica di timbrare i biglietti

La militare cercante i timbri sui biglietti

Il militare non parlante

Alberto&Paolo


Virtuosismi da parabrezza

domenica 24 gennaio 2010

Fant Asia

2010 01 23, 23e09, Port Blair
In missione per conto di Dio. Mi giro a dx e vedo bianco, mi giro a sx e vedo bianco. Signori vestiti di bianco, 22 vescovi + un cardinale, k può fare da arbitro, la toga rossa. Han tirato una benedizione d quelle ke ho smesso d prendere il malarone. La terza edizione e mezza dell’advanced vedeva le benedizioni come magie bianche di 4° livello, azzarderei, ma temo non fossero cumulabili; controllerò in rete che magari me le gioco + avanti, al ritorno, avrei un paio d desideri per ricreare Fantàsia. C’era anke un monsignore, sebbene diritti&doveri precisi di tutti questi gradi mi sfuggano. Saltai quella lezione del catechismo e credetti per un sacco di tempo, almeno due giorni, che i sacerdoti fossero buoni e i preti fossero sacerdoti cattivi. Quando ho scoperto che era il contrario avevo già smesso di darmi retta.



Morla: Non c'interessa neppure sapere se c’interessa.
Paolo: D’oh! Capperi, garantii che l’avrei piantata colle citazioni cinematogra fike..
Morla: Ecciuùùù…
Paolo: Ekkeskifo però. Sai, Morla? Qua in India talvolta parte il rutto libero. Tra sari e bangles, anche una vecchina può emettere versi dal sapore preistorico, di quelli che mi si bagnano gli occhi. Dalla commozione. Anni&anni d occupazioni giovanili in Italia per ottenerlo, d recente si è provato a sostenere che consentirlo in luoghi pubblici sarebbe stato una legge porcata, ma neanche così è passato. Vieni guardato malissimo, peggio che se simpatizzassi per Nichi Vendola.
Bastian: Li conosco i libri io, ne ho 186 a casa mia!
Paolo&Morla: Non ci interessa.

Visto che i lettori li ho persi al 1° paragrafo, ora posso banalizzarmi. Le tappa andamana si esaurisce domani. Mi rimane una cartuccia da spremere per informarvi sulle Andamane: le Isole Andamane e Nicobar sono politicamente decisive perché
Capito? L’ho scritto in inchiostro simpatico dal momento che un esponente del settore internazionale mi aveva avvisato che questa nota non poteva essere fissata sul blog. Quindi, da Manuale di Giovanni Marmotta, dovrebbe comparire tra poco. Forse quando il processo di corrosione dello schermo sarà completato.
Mantengo dei momenti di questi giorni. Alcuni li serbo nel profondo del mio cuore, altri altrove. Vediamo quali.
Le Suore di Madre Teresa, entusiaste che siamo andate a trovarle, per statuto non possono ricevere donazioni se non dalla casa madre, quindi ci hanno trattato da persone reali. Per una mezz’ora abbiamo potuto lasciare l’etichetta di “Donors” sulla loro porta, ad aspettarci coi sandali. Qualcuno che non rideva alle nostre battute, finally. In Italia è molto meno difficile da trovare.
Nel bagno della camera il bidè era rimpiazzato da una sorta di pistola ad acqua collegata ad un tubo (praticamente ci si sparava). E sul copri water c’era la scritta di quella che ipotizzo essere una marca: “Milano”. Prosperini non ne sarebbe contento. Anche se di recente
E con questa ho finito l’inchiostro simpaticissimo.
Ed una volta eravamo così tanti sun veicolo che io ero seduto con la leva del cambio tra le gambe. Non che si usino cambiare tante marce qua, si parte in seconda e si passa alla quarta, che si mantiene per tutta la durata del tragitto, una mano sul volante, l’altra a pigiare il clacson.
Ma direi che vado a chiudere. Alex, Johnson, è stato un piacere.


Maledetto Peppe, perché non uso più i punti e virgola? Costan troppo? Ma se tanto il conto lo paga Dio..
Ps. Nico bar?

giovedì 21 gennaio 2010

2tto

Lungi dal ritenerlo interessante, trattasi duno sperimento: Alnberto e Paolo provano a parlare (...) trascrivendo tutto quello che si dicono sulla tratta navale port Blair – Havelock.


Pasta del capitano: data astrale di Incredible !ndie 2010 01 20, nave stellare Silver Spring.




ALBERTO: È difficile scrivere di questi giorni. I festeggiamenti hanno preso il sopravvento su tutto&tutti; e forse è giusto che sia così.


PAOLO: Per me i primi giorni di un viaggio sono quelli in cui + mi colpisce l’intorno. Sull’aereo ero ancora dentro me (in me) e sbrodolavo un post sulla “velocità”. In sti giorni scriverei tutto quello ke vedo e ke mi sorprende, x’ mi assuefaccio sveltamente e tra una settimana la fogna a cielo aperto non mi lascerà lo stesso stupore.


A: Questo duetto somiglia ad una partita a scacchi, senza né vincitori né vinti, ma solo abili giocatori che tramano colle parole altrui.


P: Le mie parole sono mie.


A: Bene. Posso dormire?


P: Sì.


A: Si percepisce in giro un’aria di omologazione, soprattutto da parte dei giovani, ma anche gli adulti fanno la loro parte. Il modello “omologo”, un po’ come il brutto anatroccolo, è l’europeo in gita.


P: Mmm.. non parlerei di “tendenza all’omologazione” qua. Penso all’omologazione quando una società propone acriticamente modelli culturali esterni nella moda, nella fruizione televisiva, nella musica, nello sport. Addis che si divide ferocemente tra tifosi dello United e dell’Arsenal, i bosniaci che accolgono gli italiani cantando “Lasciatemi cantare”, i giovani tanzani che facevano hip hop.. Qua c’è una certa reinterpretazione, mi pare.


A: Sì, però per quanto riguarda la modernità, la tecnologia..


P: Anche se forse sono più evidenti nell’India continentale che nelle Andamane..


A: Questo ci porta al tema dell’Incredible !ndia: quante Indie ci sono? La tecnologia, l’omologazione, hanno a che fare solo con una piccola parte della popolazione, la maggior parte degli indiani vivono con costumi e tradizioni propri. Tutto qua ruota intorno a Port Blair, che invece brilla di luce propria: ha una sua storia, fatta di occupazione inglese e giapponese. Mentre le altre isole sono satelliti meno importanti e distanti. Basta percorrere pochi km e allontanarsi poco dalla città per avere prospettive e panorami altri. Silenzi e rumori diversi, suoni e colori.


P: Penso al sempreverde discorso sull’Africa, al cosa vuol dire essere stato in Africa, quando gli Stati al suo interno sono numerosi e tra loro diversissimi. L’India si sviluppa su un territorio più contenuto ma la popolazione è maggiore. Molte delle riflessioni provocatemi dalle Andamane si appoggerebbero su un confronto con l’India che non conosco. Tergiverso a dire di essere stato in India senza affrettarmi a precisare che son stato nelle Andamane. Se invece che qua fossi stato solo.. che so, a Calcutta, sarei tranquillo nel rispondere affermativamente a chi mi chiedesse se son stato in India. Qua siamo a 1200 km da Chennai e 300 dalla Thailandia..



A: Sarebbe interessante conoscere meglio l’India e capire dove va: queste Incredible !ndie hanno molte chiavi di lettura e vanno prese come una terapia a piccole dosi. Mi viene in mente una battuta che abbiam sentito in questi giorni da turisti che commentavano tra loro “Guarda, anche l’indigeno viene a prendere il caffè”. L’India si presta molto a letture superficiali & banalizzanti, soprattutto se si ha la pretesa, la fretta, in qualche caso la presunzione di capire tutto subito.


P: Anche se poi le prime esclamazioni spontanee son superficiali per forza di cose: il tempo aiuta ad andare in profondità.


A: Secondo me dalla nostra cultura italiana ci approcciamo superficialmente perchè stiamo perdendo una dimensione per me essenziale della vita: lo stupore, che vuol dire la capacità di mettersi con predisposizione ed umiltà in ascolto di ciò che ti sta succedendo, di ciò che ti accade.


P: Anche Martini insiste sull’importanza del non perdere la capacità di stupirsi. Mi viene in mente l’emozione di ieri, del trovarmi di fronte alle donne dei Self Help Groups: percepivo vivamente una situazione che definirei quasi di privilegio nell’incontrare.. no, nello sfiorare, nel condividere la presenza per qualche minuto con persone portatrici tanto lontane di fatiche loro, di loro idee di bellezza. Per dire solo due cose.


A: Quello che mi fa riflettere, condividendo il tema di questa bellezza, è come in questi fugaci incontri si possa materializzare l’anonimo obolo della vedova, nel senso che un gesto di solidarietà fatto nell’anonimato ha permesso a queste donne di realizzare alcuni sogni essenziali per la loro vita. Allora il grande senso di responsabilità che ci deve accompagnare essendo testimoni privilegiati di questo scambio. E quindi il dovere, l’impegno di fare da ponte, da ripetitore, antenna, tutto ciò che può servire a trasmettere, riprodurre in modo più autentico possibile, le sensazioni di questi incontri, queste apparizioni.


P: Per cui anche il blog. Quando ero lì e loro parlavano in hindi al traduttore, una delle Babilonie in cui mi perdevo era il chiedermi come loro ci vedessero. Oltre che provare a trarre dai pochi indizi di cui disponevo elementi della loro quotidianità.


A: Magari ci vedevano come i Re Magi, visto il periodo… Ma forse non è mica tanto una battuta.


P: Poi mi chiedo..


A: ..chi si leggerà mai questo post?


P: Eh, eh, però noi scriviamo per noi stessi..


A: Scrivi: “essendo fondamentalmente egoisti”.


P: Poi mi chiedo..


A: Sono tuoi questi occhiali? Sembrano un po’ da femmina!


P: In realtà non ricordo, però confermi di essere legato ad una classica divisione in 2 generi. Mi chiedo: incontri così brevi, dove noi arriviamo armati di taccuino, macchina fotografica e telecamera, come alberi di Natale..


A: ..per rimanere in tema coi Re Magi? Forse sarebbe meglio specificare che è una battuta…


P: No, è sarcasmo, se si specifica, lo scritto perde di ritmo ed è un po’ un sottovalutare il lettore


A: Siccome non vogliamo sottovalutare il lettore d’ora in poi non lo sottolineeremo più


P: Quello che mi chiedevo è: come trasmettere una sensazione, un incontro così breve come quello dell’altro giorno?


A: Certe volte ci si deve abituare alle sensazioni brevi. Vuoi che riusciamo a prendere l’acqua? Con questo nuvolone.. Mi sa che siamo arrivati.

martedì 19 gennaio 2010

In certe situazioni non sono io, ma quello che rappresento.

2010 01 18, 22e49, Pt Blair

 
Il giubileo argenteo che ha coinvolto le migliaia di cattolici andamani (su un totale di 36mila) che potevano raggiungere la capitale in questi giorni si è concluso e ci ha lasciati epidermicamente provati: il vescovo Alex ha organizzato oggi una tappa di chiusura su un’isola dove il sole mi pesta come certi umani europei spetasciano uno scarafaggio; solo una tale violenza può giustificare questo rossore. Al momento lo scarafaggio non sente niente, ma neanch’io. In seguito lo scarafaggio non sente più niente, io sì. Che poi, chissà cosa centro.

 



Ho la bella intuizione di spiegarlo a 50 ragazze dei 2 kishori che stiamo affiancando in questi anni. Ma prima spiego a voi cosa sono i kishori: si tratta di corsi femminili residenziali della durata di una decina di mesi finalizzati a emancipare giovani donne di villaggi, altrimenti costrette in casa con livelli di alfabetizzazione e socializzazione infimi. A me il progetto pare interessante e lo step di monitoraggio pomeridiano prevede un incontro frontale con le dirette destinatarie dei corsi. Step cui arriviamo colpevolmente in ritardo di un’ora e mezza, e nel quale vengo invitato a presentarmi in inglese per aprire l’incontro.

 

“Ciao, io sono Paolo, lavoro per Caritas Ambrosiana. Sono mortificato per il ritardo, vi chiedo scusa. Eravamo su Ross Island. “Ross” in italiano significa “rosso”, ed è questo il colore che ci vedete in volto. A noi Ross Island fa quest’effetto”.

 
In certe situazioni sono io, ma anche quello che rappresento.

 
Alberto credo abbia l’aria di chi si sta chiedendo se ho detto veramente quello che ha sentito, ma ripiglio il discorso e lo conduco verso lidi più fermi. Sedutomi, la sedia continua a dondolare, postumo dell’ondeggiante viaggio mattutino sul traghetto. Le ragazze, una alla volta, raccontano perché gli piace il kishori, cosa faranno dopo e cosa credono possa essere migliorabile; hanno già scritto i loro pensieri sul quaderno, qualcuna li sta ripassando nascostamente.

 
Una di loro spiega di avere guadagnato autostima, e che ora riesce a parlare tranquillamente a persone maggiori di lei. Le rispondo è vero: il suo discorso è proceduto spedito. A quel punto però nessuna se la sente più di prendere la parola. Arguto commento, Paolo.

 
Le ragazze maggiori sono mie coetanee, ma non è il fattore anagrafico che affatica il momento. È il ricoprire il ruolo del donor, di quello che aiuta, di chi per lavoro fa il buono. Ricordo sorridendo quando nelle prigioni etiopi cogli altri italiani, gente ben navigata, ci smarcavamo al momento della consegna ai prigionieri dei vestiti raccolti dalla cappellaneria; ma bisognava farlo. Le partnership ti vogliono protagonista anche di situazioni che magari non creeresti proprio così.

 
Ci penso un po’, un paio d’ore dopo, camminando sulla spiaggia. Lo sciabordio delle stelle, i granchi che fuggono ai miei passi tra le radici delle alte palme.

E poi arrivo in stanza, entro nel mio bagno e c’è uno.

 
Paolo: Scusi, non sapevo, non ho bussato..

 
Uno: …

 
Faccio per girarmi per uscire, ma m’avvedo che non è una persona, bensì uno scarafaggio. E ringhia al mio indirizzo.

 



In certe situazioni sono io e basta.

 

Pesto come il sole su certi italiani alla Ross Island.

 

Che poi, chissà cosa c’entra.









domenica 17 gennaio 2010

dove i poliziotti si amano

2010 01 16, 10e31, Pt Blair

Giornata impegnativa, oggi. Sveglia alle 5 e30 per partecipare, su Hope Island, alla prima delle celebrazioni per il giubileo argenteo del Vescovo Alex Diaz. Io e Alberto rimaniamo dietro ai nostri connazionali (hanno accolto l’invito anche Caritas Como, Inzago e Magenta), distratti con commenti pertinenti quel momento di festa cui la popolazione locale ha aderito con slancio; seguitano difatti ad entrare frotte di donne dai sari multicolori e uomini incamiciati. Nella chiesa in breve saremo in 3,500 e tra tutti noi uno solo indossa la Tshirt.



E poi la seduta.

In 3,500 si siedono. Ed io e Alberto, impegnati a considerare quale fosse la postazione migliore, ci troviamo improvvisamente bloccati, in equilibrio precario, con gente seduta sulle nostre scarpe, un po’ divertiti un po’ in affanno: e mò?

Il nostro caso umano è provvidenzialmente scorto dall’altare, da dove il Gran Cerimoniere impugna il microfono e chiede alla sicurezza

PAUSA: La sicurezza.

Il sistema d’ordine della celebrazione è affidato a 3 categorie di persone. Non sono le caste indiane (qua a Pt Blair si avvertono meno che nell’India continentale), non sono Genova Social Forum, polizia comunale e Black Block, bensì polizia locale, a sua volta tenuta lontana dal servizio d’ordine diocesano (coadiuvato da una ragazza somigliante a Giorgia) e suore d Madre Teresa. Il cui ordine avrà pure un nome, ma nella notte e senza google, dovete accordarmi dei margini d imprecisione. Le suore d madreteresa, infatti, affiancano il corteo e lo incoraggiano ad andare nella direzione esatta. Con la loro pacatezza si potrebbe mettere in dubbio la bontà del loro operato, ma ho il sospetto che dietro il loro sorriso sparino una raffica di preghiere allo Spirito, che distoglie i più facinorosi dalla tentazione di fermarsi ad allacciarsi una stringa o di girare a dx a guardare il panorama e li riporta a sx, ordinati e compatti.

Schiaccia start, riprendo.

Il Gran Cerimoniere impugna il microfono e porta all’attenzione di Giorgia “Mr Alberto”, chiedendole di venirci a recuperare. Ed è allora che qsta donnina viene nella nostra direzione e ci indica la via, ma per raggiungerla bisogna camminare su persone e vestiti della festa e stare in piedi, soprattutto. Arrivato presso di lei le allungo la mano in cerca di un sostegno, lei avvicina la sua mano alla mia, ma non la tocca, per cultura, e un sostegno psicologico in hindi non era esattamente ciò di cui necessitavo. M’appoggio così alla spalla di un uomo e raggiungo l’isolotto di sedie che l’organizzazione aveva riservato a noi. Da qui vi scrivo ora, mi ero premunito di arrivare con libri da leggere e carta da scrivere. Ma la carta è già praticamente finita. Non perché abbia scritto tanto, ma perché sono stato in bagno, qua dietro, nella giungla e.


Faccio in tempo solo ad aggiungere un quadretto mieloso in cui siamo incappati ieri: salendo le scale abbiamo trovato due poliziotti imboscati a scambiarsi effusioni. Che bel posto, Pt Blair.


Ce l’ho, ce l’ho, mi manca.

sabato 16 gennaio 2010

2010 01 15 andamanuale

Sì vabbeh, ho capito, 6 sulle Isole Andamane. Ma invece d scrivermi le tue fantastikerie, convincimi della loro esistenza.


“L’India è un sacco di roba”, butterei lì, se non stessi scrivendo sul blog d Caritas.

HAN: Quanta?
LUKE: Beh, più roba di quanto tu riesca a immaginare.
HAN: Guarda, ragazzo, che io me ne immagino un bel po'.
LUKE: La avrai.
HAN: Un bel po'?
LUKE: Contaci.
HAN: Okay, ragazzo, ma è meglio che non racconti delle balle.
LUKE: D'accordo.
HAN: Qual è il tuo piano?


Il mio piano è piantarla colle citazioni ciematogra fike e spiattellare che io non conosco l’India, e manco le Isole Andamane. E però ho 8 giorni per scrivervene, qdi è meglio che v butti giù qualcosina, giusto per dare un’idea dell’ambientazione. Il problema si riproporrà tra 9 giorni per la Thailandia, ma ho l’impressione che della Thailandia non venga messa in dubbio l’esistenza.

Qualcosina sulle Isole Andamane e Nicobar.
Abitanti (2001): 3,56,256
Punteggiatura numerica: bizzarra
Abitanti tribali: 30,000
Distante in linea d’aria da Chennai: 1200km
Numero isole da cui sono composte: 556
Superficie totale: 8,249
Superficie coperta da foreste: 7,177
Se fosse un animale sarebbe: un Dugong (alias “mucca marina”)
Se fosse un volatile sarebbe: un piccione andamano del legno
Se fosse un albero sarebbe: un padauk
Credo sia un gioco simile a quello fatto l’anno scorso, ma tantè.



C'e' molta gente per la strada, e qdo ce ne e' ancora di +, ci si muove pianissimo, spostando i piedi di pochi cm. Ma se non lo si fa, perche' si vuole aspettare di disporre di almeno 12cm, si sta certi che qualcun altro s'infilera' in quello spazietto. Le auto strombazzano allegramente, i camion hanno scritte sul retro che invitano a suonare il clacson.


La sensazione vigente oggi è stata quella di avere prolungato il Natale: lucine e decorazioni dovunque, presepi e babbi natale per la festa di Padre Alex.


Il fraintendimento giornaliero mi ha voluto involontario corteggiatore di un ragazzo. Ma ci vogliono ben più che questi pochi minuti per dettagliare.

Mannagg, devo volare, non riesco ne' a leggere commenti ne' a postare le foto.

venerdì 15 gennaio 2010

bella, ciao

2010 01 14, 22e34, Port Blair

Il giorno in cui vai ad Est e' un giorno corto. Il fuso orario sposta le lancette in senso orario e t trovi nella notte senza sentire d avere pienamente vissuto il giorno. Uh. In compenso continuano a portarti da mangiare. Non pasti da nozze, ma neanche da funerali. E poi le ostess passano per il corridoio sparando deodorante sul soffitto.



E fu sera e fu mattina. E noi non dormimmo. Nel chirurgico incastro di voli non riusciamo ad essere indisturbati per più di un’ora e mezza, e ciondolanti ci ritroviamo già a Port Blair, capitale delle Isole Andamane e Nicobar, un’India a portata di uomo (...). Siam qui anche per il 25° anno della Diocesi, siamo qui anche per il 25° anno di vescovado di Monsignor Alex Diaz. Mi crolla la testa dal sonno e devo ancora lavarmi la biancheria, ma sento il dovere impellente d’informarvi che in occasione della nostra accoglienza ho cantato una canzone col mio Direttore Roberto D’Avanzo. Lui alla chitarra, io al microfono. Ad una platea indiana che batteva ritmicamente mani&piedi.


La mutanda mi chiama, saluto.


paolo


nb.. Le foto arriveranno