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lunedì 30 agosto 2010

Sono partita, ho vissuto e sono tornata. Sono passati ormai tanti giorni eppure la Bolivia è ancora lì, nel mio cuore.

L’esperienza boliviana è finita, tutto sembra così lontano, passato direi, eppure oggi più che mai la Bolivia è viva nel mio cuore.

Strano, vero? Dopo tanto girovagare, una breve parentesi abruzzese, un matrimonio in Puglia, oggi sono qui, sola soletta nella mia casa milanese e davanti al mio zaino ancora da disfare (ebbene sì, care amiche, compagne di viaggio, non sono poi così “perfetta”!!!) tutto riaffiora con forza: gli odori, i colori, i sapori, le storie ascoltate, le persone incontrate, i luoghi visitati, ma soprattutto quegli occhi neri, profondi che tutte le mattine aspettavano con gioia di incrociare il mio sguardo e che tutte le sere mi salutavano con riconoscenza, trafiggendomi il cuore.

Ebbene sì, sono loro, i bambini di Sayaricuy la mia Bolivia.

Una Bolivia contraddittoria dove la povertà diffusa stride con una ricchezza incredibile di culture e di tradizioni lontane, ma ancora molto vive, incapaci però di innescare un vero processo di sviluppo.

Dove i paesaggi si alternano in maniera quasi prepotente: la catena andina che con le sue vette innevate sembra toccare il cielo, le distese senza fine degli altipiani dove non vedi la linea dell’orizzonte, ma vai oltre con lo sguardo e capisci allora che cos’è l’infinito, le foreste della zona
tropicale così fitte e piene di colori.

Dove il sole ti scalda la pelle e a volte te la brucia, ma dove il freddo ti colpisce inaspettatamente.

Dove le bellezze naturali contrastano con le miserie che s’incontrano durante il cammino.

Dove la gente, tanta, vive con dignità il proprio destino.

Dove i bambini che crescono nella *calle*, nella violenza e nella miseria più totale, ti rispettano per quello che sei e per quello che fai ti sono riconoscenti. Bambini che pur vivaci e a volte anche un po’ difficili, ti sanno ascoltare. Bambini con sentimenti veri, puri e inaspettatamente ricchi di valori.

Non dimenticherò mai le parole di quei piccoli di strada l’ultimo giorno a Sayaricuy, un giorno di festa per loro, con la *comida* italiana e i regali per tutti. Un grande insegnamento di vita, per me che pur vivendo nell’abbondanza a volte sono “infelice” e per questo sempre alla ricerca di altro.

Eppure basta veramente poco per essere felici.

Insomma, la Bolivia, una terra così lontana dalla mia terra, ma che oggi posso dire sentire anche un po’ mia.

Federica

lunedì 23 agosto 2010

Cinisello Balsamo, 154 m s.l.m.

Lunedì 23 agosto 2010, h. 1.00

Nuovo idolo: Daddy Yankee, star portoricana (ho studiato) che canta il tormentone: ”Que tengo que hacer”, colonna sonora della mia estate 2010, tanto tamarra e tanto dolce alle mie orecchie.
Esattamente un mese fa partivo per la mia avventura.
Ora a tre giorni dal mio rientro scriverò della nostra avventura.
Sono sola, seduta sul divano con il computer sulle gambe. Narrare di cosa è stata la Bolivia è molto più complicato di quanto pensassi. Allora partirò da questo: sono sola.
Eppure è come se intorno a me percepissi ancora lo sguardo corrucciato di Benjamin, il sorriso di Omar, l’occhio di Husto, quello buono, quello che non vede ma ti guarda, ti trafigge e quando sei pronta a farti colpire, questo è capace di scatenarti un’ondata d’amore come poco altro è mai stato capace di fare.
Galletas de agua.
Eppure è come se intorno a me vedessi le manine di Josè Louis mentre costruisce quelle lettere tanto semplici e tanto cattive per lui. Lettere che hanno l’ingrato compito di ricordargli il chi e il cosa ma che probabilmente non gli riveleranno mai il perché.
Mate de coca.
Eppure è come se intorno a me sentissi la vocina esile di Saul che mi domanda perché ce ne dobbiamo andare – Perché in Italia mi aspettano, ho un lavoro – rispondo banalmente. -Vieni qua a lavorare!- mi dice lui con candore.
Incredibile come un bambino di 9 anni possa metterci in crisi con 4 semplici paroline.
Papaia.
Eppure è come se intorno a me sentissi ancora la musica che ci trasporta e ci fa danzare.
Caporales.
Eppure è come se intorno a me vedessi i ragazzi ancora seduti ai tavoli con le mani nel piatto per raccogliere l’ultima goccia sugo della pasta italiana preparata per loro e del putiferio scatenata alla domanda:- Qualcuno vuole ancora un po’ di pizza?-. Lo scrivo e ancora mi vien da ridere.
Salteña.
Eppure è come se intorno a me si celebrasse ancora la Messa a lume di candela con i campesinos.
Palta.
Eppure è come se intorno a me vedessi qualche bellissima cholita (capelli traditori!)
Chicha.
Eppure è come se intorno a me vedessi l’orologio che segna le cinque. Io da quelle carceri potevo uscire. Loro no e ne sentivo il soffocamento.
Empanada.
Eppure è come se intorno a me vedessi orde di monos che attaccano il nostro eroe, ma lui impavido le affronta e le sconfigge tutte, conquistando i cuori di tutte le belle ortolane di Cochabamba (per vedere questo mi sono concentrata molto...).
Mango (anche qui molta concentrazione...)
Eppure è come se intorno a me sentissi i pensieri della mia socia.
Taquiña.
Eppure è come se intorno a me sentissi la contentezza della mia vicina.
Cancha.
Eppure è come se intorno a me sentissi: ”Lasciatemi solo!”
Yucca.
Eppure è come se intorno a me sentissi “uffa, smettetela di dirmi che sono piccola!” No, non lo sei e l’hai dimostrato. Ciò non toglie che siamo un po’ infami e forti di un sano nonnismo... continueremo a prenderti un po’ in giro!
Chirimoya (la prossima volta...)
Eppure è come se intorno a me vedessi una minuta figura di ragazza.
Coca, anche Cola.
Eppure è come se intorno a me vedessi ancora chi gioca a “Trova le cantieriste!”
Amuchina (questa sto cercando di eliminarla dalle mie visioni!)
Eppure è come se intorno a me sentissi qualcuno che par me dovrebbe andare a la escola perché ha juegato molt all’allegro chirurgo.
Dulce de leche.
Eppure è come se intorno a me sentissi ancora speziate fragranze che mi confermano: “YO TAMBIEN QUIERO ...!”
Danilo. Lo pterodattilo.
Eppure è come se intorno a me sentissi la voce di chi ha spolverato il tutto con gratuita dolcezza.
Pique macho.
Ecco allora dove sta tutta la magia! Sono seduta sul divano con il computer sulle gambe. Sono al km 0.
Ma non sono sola.

domenica 22 agosto 2010

I cantieristi in Bolivia tornano a casa

carissimi coordinatori,

vi inviamo questa ansa per aggiornarvi sul nostro precario stato di vita.

Da circa 20 min abbiamo terminato di fagocitare qualunque tipo di alimento si presentasse davanti alle nostre pa/upille guastative. Per rendere meglio l'idea 2 citazioni:

Piera dixit: "Non ce la faccio piu', sto male!"...e ricordando che tutto cio' non e' stato detto a Puerto Madero....potete ben immaginare la situazone in cui ci troviamo....

Bodini: "Il dirigibile marrone senza elica e timone si e' allungato!"

Ora passamo alle notizie serie:

Questa notte dormiremo nel piu' grande hotel d'europa (http://www.hotelauditorium.com/) a causa del maltemo nella tratta madrid - milano (da cui verremo cacciati all'istante per la continua flautolenza di bodini nel momento in cui stiamo scrivendo!!!!!!.....bodini smettila!)

Io, Bodini, chiara e pierina prenderemo l'aereo a mezzogiorno per francoforte e dovremmo arrivare alle 17.40...speriamo!

Gli altri hanno trovato soluzioni alternative....

ora vi salutiamo perche'ci attendono i cubani e la filippina per la sessione di massaggi post cena.

P.S lo proponiamo come post per il blogscemi

baci&abbracci

Anna

Pierina

Matteo



P.P.S. solo per solesin. Bodini dixit: ho un letto a due piazze in camera...e sono solo, si richiede urgentemente l'invio del feticcio!

giovedì 12 agosto 2010

I cantieristi in Bolivia a Radio San Rafael




Martedì 10 agosto i volontari di Caritas in Bolivia hanno partecipato al programma radio "Casas de Carton" presso la Radio San Rafael.

E' stata l'occasione per poter raccontare in diretta nazionale la loro esperienza di volontariato boliviana. A parte un pò di emozione iniziale sono stati bravissimi a parlare in un perfetto castellano nonostante le domande improvvisate di Matteo!



domenica 1 agosto 2010

Il sole a strisce.7



Detenuti del carcere di San Sebastian durante la rivolta di mercoledì 28 luglio, dopo che il nuovo governatore del regime penitenziario ha imposto alcune restrizioni all'interno del carcere:
1- restrizione dei giorni di visita (visite concesse ai familiari solo il lunedì, giovedì, sabato e domenica);
2- impedire che i bambini maggiori di 6 anni vivano con i genitori all'interno del carcere;
3- proibizione di qualsiasi riscossione di denaro all'interno del carcere (dovete sapere che...tutte le persone che entrano in carcere per visitare un parente/amico/... devono pagare l'entrata in carcere).

martedì 27 luglio 2010

Strano ma...Vero!! Tre


Diario Boliviano2

Anche di Domenica il gruppo Bolivia non si ferma.
Per alcuni si apre la possibilità di partecipare con Alessandra alla messa interna al Carcere San Antonio, durante la quale verranno celebrati tre battesimi.
Arrivati davanti al San Antonio, già l’edificio parla da sé. Due detenuti buttano fuori la spazzatura e intorno a loro ben dieci agenti di polizia, con tanto di mazza e facce che la dicono lunga.
Si entra, perquisizione. Si oltrepassa il cancello che si chiude dietro di noi e si apre un mondo, quello dei carcerati. Caos, degrado, bambini che giocano a rincorrersi passando tra le nostre gambe, gente che, da quello che si può definire il piano superiore, scruta noi facce nuove con durezza.
Superata una scala dalla poca affidabilità, ci ritroviamo in questa stanzetta dal pavimento di legno scricchiolante che dà sui pochi metri di sole di cui i carcerati dispongono, dove un gruppo improvvisa una partita di calcio. Qualche panca, un tavolo adidibito ad altare e giusto l’essenziale per celebrare una funzione.
Padre Eugenio porta avanti con elegante delicatezza la messa battezzando due adulti ed un bambino. E l’atmosfera si fa surreale e commovente.
Prima di uscire, deviazione a portare un po’ di pane a chi a causa di una rissa notturna è finito nella cella di isolamento. Una vera e propria gabbia, dove la punizione può dilungarsi o meno a seconda di criteri inesistenti e dunque infondati. Un ragazzo spaventato e malconcio, piange attaccato alle sbarre e chiede a Padre Eugenio di chiamare la sua famiglia.
Ed è con questa ultima immagine che si esce, respirando l’aria e tirando un sospiro di sollievo, che va a celare una velata tristezza.
Le emozioni continuano, poi, su strade diverse alla “Ciudad de los Ninos”. Qui, l’affetto immediato e senza filtri dei bambini che ci accolgono al nostro arrivo, regala senza dubbio una gioia senza pari. Un pranzo condiviso, dei giochi improvvisati e con poco ci si diverte e si fa divertire.
Qualche ora e poi si saluta con un sorriso sincero.

E quale finale migliore per concludere una giornata come questa, se non partecipando alla fiesta dell’Amistad presso la Parrocchia di Condebamba... E già, tra karaoke e balli sfrenati, portiamo a casa un figurone con la nostra “Canzone del Sole” cantata a squarcia gola sulle note di sottofondo suonate da Matteo e la sua chitarra.
Cena e poi nanna per i cantieristi, pronti ad addentrarsi nel primo giorno di lavoro…

Claudia

domenica 25 luglio 2010

Diario Boliviano 1

E’ Bolivia. Piu’ di 30 ore di viaggio e tre aerei (con l’inaspettata fortuna di sorvolare l’atlantico in business class per merito di un assistente di terra italiano in quel di Madrid..) e finalmente veniamo catapultati dall’altro capo del mondo.
Grazie ai nostri splendidi coordinatori Alessandra e Matteo, el primero dia cochabambino ci ha regalato un mix di emozioni e di esperienze importanti.
E’ stato un giorno di visite e di incontri, un giorno buono per conoscere e per ascoltare e soprattutto un giorno utile per comprendere a fondo sia la complessa realta’ nella quale ci troviamo, che l’enorme lavoro svolto da tutte quelle splendide persone che fanno parte del contesto pastorale cittadino.
La prima tappa e’ stata la Pastoral Social Caritas Cochabamba, il cuore pulsante di Caritas a Cochabamba. E’ qui che veniamo a conoscenza delle opere svolte da caritas in distribuzione ai campesinos e al problema idrico, agli interventi nelle aree rurali a rischio di calamita’ naturali; dalla questione del sostegno e cura dei bambini di strada alla sensibilizzazione e l’implementazione del programma “ banco de sangre” nato per scardinare alcuni preconcetti rispettoquesto angolo di Bolivia. Dalla questione delle terre, la loro alla donazione del sangue in un paese dove la percentuale di morti per carenza di plasma e’ ancora rilevante.
La seconda tappa ci ha visti ospiti dell’ Arzobispado, dove abbiamo avuto modo di conoscere gli interventi e i progetti messi in atto da una squadra comprendente diverse professionalita’. Qui tocchiamo il complesso argomento legato al carcere, strettamente connesso alla poverta’, alla corruzione e, infine, ai bambini. In questo paese chi commette un reato e non paga, finisce in carcere e spesso viene seguito dai figli. E’ complesso determinare la struttura e il grado di intervento del servizio sociale nazionale e con un alto grado di corruzione diffusa a tutti i livelli di governo, si creano delle aree totalmente non considerate. Dunque i progetti sono rivolti al sostegno e alla reintegrazione dei detenuti, alla presa in carico dei bambini, sia quelli che vivono nelle carceri sia quelli che vengono ospitati negli hogares e internados poiche’ senza famiglia oppure migrati dalle aree rurali.
Il tutto in continuo scontro con un governo assente, che si dice operare nell’interesse dei poveri e degli indigeni ma di fatto non considera ne’ aiuta tutto quello che bolla come “chiesa”.
Questo e’ il primo giorno. E’ solo un assaggio di quello che vivremo con i nostri occhi di osservatori privilegiati ma anche di ragazzi disposti a mettersi in gioco al servizo di altre persone.
Ultima nota: qui l’inverno segna 25 gradi nelle ore di sole, il gruppo si diletta con uno spagnolo improvvisato e c’e’ chi scala una montagna per farsi abbracciare dal Cristo della Concordia, solo per espiare qualche peccato….
Saludos y hasta pronto.


PS: Ore 15.14 Altezza sul mare 2870
Piera ipsa dixti (…) non è poi cosí male perché a me – dovete sapere - piace il fascino tipo Gesù.

Francesco

domenica 4 luglio 2010

Sano e Selva!



E' passata una settimana dal mio ritorno dalla selva beniana ( nella regione del Beni) ed è andato tutto bene.

Sono partito lunedì 21 con Giovan ed Edwin, due tecnici di Caritas, in direzione Santa Cruz. C'è solo una strada che collega le due città (dopo La Paz il secondo e il terzo centro urbano più popoloso del paese) con una corsia per senso di marcia non sempre asfaltata.
Dopo tre ore di jeep siamo passati dai 2700 Mt. di Cochabamba alle pianure del tropico boliviano, il caldo umido si fa sentire nonostante sia inverno.

Prima di arrivare a Villa Tunari ci fermiamo ad un posto di controllo ed i militari di turno ci ritirano le tre taniche di benzina che avevamo riempito a Cochabamba. Perchè? Bene , entrando della zona calda della produzione di cocaina non si possono portate più di 20 litri di benzina in quanto sia l’ingrediente fondamentale per macerare le foglie di coca. Tutta la benzina che entra legalmente e che si vende nei distributori è colorata di rosso e non si può usare per la produzione della polvere bianca mentre tutta la benzina che entra illegalmente, occultata in doppi serbatoi, viene venduta a 11 Bs. litro ( contro i 3 della benzina legale).Non abbattuti dal brutto inizio dell'avventura ci fermiamo per mangiare un Suruby, un pesce che si pesca delle acque dei fiumi della regione del Chapare.

Riprendiamo il viaggio e arriviamo a Santa Cruz alle 20.00. E’ una città molto più grande di Cochabamba e molto più "occidentale". In questa zona ci sono grandi latifondi e per la prima volta ho visto macchinari come trattori, aratro meccaniche e magazzini immensi di soya e riso. Nelle comunità di Cochabamba si zappa ancora a mano o con l’aiuto di un bue.

Dopo la notte a Santa Cruz partiamo per Guarayos. Altro cambio di regione, entriamo nel Beni ed il paesaggio si travolge nuovamente. Le terre sono immense e si perdono a vista d'occhio, intorno all’unica strada d'asfalto si vedono prati, mucche e tanta tanta vegetazione.
Arrivati a Guarayos ci incontriamo con don Segundino, un integrante dell'Mst. Ancora una ora e mezza di strada asfaltata poi.. entreremo nella famigerata foresta amazzonica.

La natura è regina, il sentiero stretto è sovrastato da una fittissima vegetazione che a stento fa passare i raggi del sole. Continuiamo con la jeep nonostante le difficoltà fino a quando ci impiantiamo in un pantano. Sono le 17.00, tra due ore scende il sole e.. arrivano i mosquitos. Tentiamo in tutti i modi ma non riusciamo a uscire dal buco dove ci siamo impiantati. Segundino entra a piedi per andare a prendere una pala che hanno a Tierra Nueva ( l'insediamento umano dell'Mst che stiamo andando visitare), noi ci prepariamo per la notte in jeep. Chiudiamo tutte le porte nonostante faccia un caldo immane ed il rumore dei morquitos si sente anche da dentro.. saranno milioni. Come se non bastasse i miei compagni di viaggio decidono di accendersi, in 3 metri cubi di aria respirabile, una sigaretta rendendo così l'aria ancora meno respirabile, se fosse stato possibile. Apriamo le due porte del retro per far passare un po’ d’aria e tendiamo una zanzariera , molto meglio ma essendo sistemato praticamente del bagagliaio sono allo scoperto da qualsiasi tipo di animale carnivoro e affamato. Edwin mi passa un machete. Sono le 18.00 e il sole risorgerà alle 6.00. Sarà lunga.

Non faccio a tempo a preoccuparmi per la situazione che arrivano tre angeli, anzi, tre menoniti super tedeschi alti due metri. Perché angeli? bhe perché erano in jeep e dopo un'ora di tentativi riescono a tiraci fuori con un cavo d'acciaio! Una volta fuori dal buco non possiamo che tornare indietro sui nostri passi e ci riusciamo grazie all'aiuto del Gps satellitare che ci indica la direzione in cui andare. Ci sono molti sentieri e sentierini formati dagli sfruttatori di legname che portano in tutte le direzioni!

Arrivati alla strada asfaltata ci fermiamo in un piccolo paese dove una famiglia ci ospita in una capanna. Riforniamo la jeep di benzina comprata in un negozio di bibite, montiamo i morquiteros e andiamo a dormire.

Il giorno dopo ci sveglia la tenue luce del sole, ci prepariamo e entriamo ancora nella selva. Arriviamo allo stesso punto dove ci eravamo impiantati la sera prima e ci ricongiungiamo con don Segundino che ci guida fino a Tierra Nueva. A mezz'ora dalla comunità lasciamo la jeep e proseguiamo a piedi. Qui il sentiero è un corridoio inverosimile di 15 metri di larghezza e lungo qualche kilometro nel mezzo della foresta che segna il confine tra una proprietà e un'altra. Noi ne approfittiamo per non dover aprirci la strada con il machete.

Bevo un po’ d’acqua e continuo a camminare, mancano 30 minuti dal fiume Bentòn e poi sarà Tierra Nueva. Per passare il fiume bisogna camminare su un mucchio di tronchi d’albero ammassati dalla corrente che qualche mese fa ha spazzato via il ponte originario costruito dagli Mst. L’equilibrio necessario per poterlo passare è degno di un applauso finale.

Finalmente siamo arrivati, dopo 3 giorni di viaggio e 2600 metri di dislivello verso il basso.

Rispetto al sentiero percorso lo spazio è aperto e il sole picchia sulle nostre teste, incontriamo subito il primo accampamento costituito da due Pawichi (palafitte con il tetto di paglia) e siamo accolti da Don Pedro e Doña Isabel che stanno preparando una zuppa di riso con pomodoro e pesce appena pescato. Don Pedro ci racconta che questo è uno dei tre accampamenti base che hanno costruito, “ il prossimo è a due ore di cammino da qui”. Gli chiedo di spiegarmi come vivono e mi fa salire sul Pawichi, mi indica il suo giaciglio dicendomi che “di notte i mosquitos sono tantissimi e la zanzariera è fondamentale, così come l’altezza della capanna che ci protegge dall’umidità e dalle inondazioni “. Una piccola parte dalla capanna è destinata a conservare le scorte di cibo. Intorno a noi c’è un piccolo campo di mais e un campo più grande di Yuca. “Settimana prossima raccoglieremo il mais, poi prepareremo il terreno per la prossima semina” mi dice Don Pedro. Ci sono anche due alberi di papaya quasi maturi, ne approfittiamo per fare alcune foto tutti insieme.
Segni di una comunità in cammino verso la sua formazione.
Dopo le minacce ricevute nel 2009 da alcuni proprietari terrieri, le famiglie dell’Mst hanno mollato la presa facendosi vincere dalla paura e dalle difficili condizioni d’accesso alla terra. Nonostante questo alcune famiglie hanno continuato ad essere presenti sul territorio viaggiando sporadicamente e avanzando pian piano nella formazione della comunità.

Usciamo da Tierra Nueva non senza difficoltà ma alla fine arriviamo a Guarayos sani e salvi. E' giovedì mattina e inizia il viaggio i ritorno a casa. Arriveremo sabato sera solo dopo che lo jeep decise di abbandonarci a due ore da Cochabamba e che Carlos, un'altro tecnico di Caritas, venne a prenderci trainandoci fino a casa.



lunedì 21 giugno 2010

E.. si parte!



Tutto è pronto! Ho puntato la sveglia e dopo questo Post andrò a dormire.

Vestiti, medicine di tutti i tipi, repellenti anti zanzare, radioline, Gps, 8 litri d’acqua e un barattolo di pastiglie potabilizzarci, scarponi, fornelletto e altre cose che è meglio non dire se no mia mamma si spaventa :) ( scherzo, scherzo mamma!).

Domani parto per Marban, una comunità nel Beni boliviano, nella così detta “selva” o meglio.. nella Foresta Amazzonica ( che fa molto più figo : )

Partirò con due tecnici di Caritas Cochabamba, Giovan ed Edwin, per visitare l’insediamento umano del “Movimento Sin Tierra” boliviano, un’organizzazione che lotta per la redistribuzione delle terra ai poveri contadini che a causa della ingiusta distribuzione ne sono sprovvisti.

Sono entusiasta , anche se devo ammettere un po’ di sana “fifa” non manca!

Scriverò sul blog tra una settimana con le foto del viaggio!

mercoledì 16 giugno 2010

Storie di ordinaria follia (calcistica) anche dalla Bolivia

La follia calcistica da mondiale sembra propagarsi in tutto il mondo... Le reti televisive sud americane non parlano d'altro, gli speciali calcistici non finiscono mai.

Tutti seguono il mondiale con un entusiasmo adolescenziale anche se la Bolivia non è stata qualificata. In occasione dell'inaugurazione, Sud Africa-Messico, alcune scuole statali e private hanno concesso il permesso di assentarsi dal lavoro senza doversi giustificare o chiedere ferie, la così detta "tolerancia" boliviana.

Noi in Caritas ci siamo organizzati posticipando alle 14.30 la pausa pranzo e allungato di 45 minuti l'uscita dal lavoro per poter vedere la partita proiettata nella sala riunioni. Fantastico.

Domani Sud Africa Vs. Uruguay... è tutto un fermento.

lunedì 14 giugno 2010

Strano ma... Vero!! Due..

I detenuti del carcere di Sacaba hanno alzato i muri anti evasione a proprie spese per non fare entrare i ladri..

sucedesoloinBolivia.com

sabato 5 giugno 2010

Strano ma... Vero!

Hace dos meses...al benzinaio di Uspha Uspha è esplosa la bombola del gas di una macchina, fin qui tutto normale perchè a volte succede.
Questa volta invece tutte le persone che erano nel raggio di 10 metri sono state ricoperte da una polvere bianca che sembreva farina. Gli sfortunati passanti hanno iniziato a farsi delle domande su quella sostanza polverosa che li ricopriva quando hanno visto i proprietari dell'auto andarsene a gambe levate.
Nella bombola del gas avevano nascosto qualche kilo di cocaina che al conatto con il conbustibile ha fatto reazione provocando l'espolosione e una dose gratuita per gli ignari passanti e per il benzianaio.

succedesoloinBolivia.com

venerdì 28 maggio 2010

Il sole a strisce.6

La Defensoría del Pueblo boliviana sta pubblicizzato in questi giorni l’inizio di un nuovo programma a favore di piú di 1000 bambini che attualmente vivono con i genitori nelle carceri. Il programma in questione si chiama “Libera Mi Niñez”.
Piú di 1000 bambini vivono in carcere con i loro genitori e, questo si deve soprattutto al fatto che i genitori non vogliono lasciarli soli mentre loro stanno scontando la pena all’interno del carcere; davanti a questa difficile situazione, la Defensoria del Pueblo, ha iniziato a pianificare un piano integrale di lavoro per permettere ai bambini di poter uscire e vivere in una maniera piú adeguata alla loro crescita.
La Defensoría del Pueblo ha sentenziato che i diritti dei bambini che vivono in carcere sono violati perché i bambini, come i detenuti, sono esposti all’affollamento delle carceri, alla inadeguatezza delle infrastrutture, alla mancanza di accesso ai servizi di salute e i loro diritti sono resi fortemente vulnerabili.
La legge boliviana permette ai genitori che stanno scontando una pena in carcere di vivere con i propri figli fino ai 6 anni di vita del bambino, peró le autoritá riconoscono che c’é molta flessibilitá e i bambini si fermano a vivere con i genitori molto di piú perché spesso l’alternativa é vivere in strada.


Attualmente nelle carceri di Cochabamba sono presenti circa 460 bambini; vivono in condizioni di precarietá in carceri sovraffollate, senza diritti e senza molte possibilitá di svago e gioco. Imparano presto a capire come funziona la vita del carcere ma sono e rimangono comunque bambini…uno di loro, D. , mi ha preso in simpatia, è un bimbo di 9 anni con la faccia da furbetto. Sua mamma vive al San Sebastian mujeres y suo papá al San Sebastian varones. Lui con le sue 2 sorelline vive con la mamma. Esce la mattina per andare a scuola e torna a “casa” verso le 16.00. Il pomeriggio lo passa da un carcere all’altro passando i messaggi tra i suoi genitori e portando soldi o cibo da una parte all’altra. È sveglio, intelligente, buono…quando gli porto qualche dolcetto li mette da parte per condividerli con la mamma e le due sorelline piú piccole…mi chiedo sempre se sia giusto far vivere i bambini in questo mondo dei grandi, in questo mondo cosí corrotto, sporco, senza regole…ma qual’è l’alternativa per loro? La strada? Un hogar? Non so darmi una risposta …io continuo ad andare a trovarli, continuo a sperare che non imparino a vivere da quello che vedono lí dentro…non so se questo nuovo programma della Defensoría del Pueblo serva a qulacosa peró qualcosa si sta muovendo, qualcuno si sta accorgendo del bisogno di libertá di D. e di tutti gli altri bambini.

sabato 15 maggio 2010

Festa Parrocchiale

Ecco come inizia la festa parrocchiale...


... e segue così...
Ogni fraternità del quartiere prepara un ballo folklorico:



E quando... durante le prove generali ero proprio stanco... c'era chi mi tirava su di morale...

I love Bolivia

Foto scattate da Alessandra Di Stefano, la fotoreporter ufficiale della manifestazione.

sabato 24 aprile 2010

Indovinello

Nuovo gioco: trova i due servizio civilisti in Bolivia mentre ballano la diablada....





Un piccolo aiutino...

venerdì 16 aprile 2010

Prendi il lato "Coca Colla" della vita


Una cittadina di La Paz bevendo Coca Colla. - Efe Agencia


In Dicembre 2009 anche Corriere.it dava la notizia della nuova bevanda boliviana chiamata "Coca Colla", ecco un pezzo di un articolo del quotidiano "Los Tiempos" di oggi ( 16/4/2010):


L'impresa Boliviana "Organización Social para la Industrialización de la Coca" (Ospicoca) iniziò la vendita su grande scala della bevanda energetica "Coca Colla", prodotta con estratto della foglia di coca (...)Il presidente di Ospicoca, Víctor Ledezma Fuentes, ha spiegato che l'obiettivo principale della organizzazione è promuovere l'industrializzazione della foglia di coca per mostrare le sue qualità e cancellare lo stereotipo del narcotraffico."La coca es nuestra, la coca es producción boliviana y mayormente se produce en el Collasuyo", ha detto Ledezma al giustificare il nome della bevanda, per la sua similitudine con la Coca Cola.Il Collasuyo era il nome della regione andina del continente che usavano i popoli indigeni prima della colonizzazione spagnola e oggi in Bolivia serve per identificare gli abitanti aimaras e quechuas dell'occidente boliviano.
Il terzo lotto messo in vendita conta con 30 mila bottiglie di "Coca Colla" di mezzo litro ad un prezzo di 10 boliviani, ossia, un dollaro e 40 centesimi, e il prossimo carico sarà di 100 mila bottiglie. (...)

La coca ha in Bolivia usi medicinali e culturali, i "campesinos" e i "mineros" la masticano abitualmente per mantenere un alto livello di energia e non sentire la fame durante molte ore, però è anche destinata al narcotráfico per la produzione di cocaína.

Traduzione da "Los Tiempos.com" 16/4/2010


Si cerca in qualche modo di coprire alla comunità internazionale ( perché qui lo sanno tutti) l'aumento indiscriminato della produzione di coca destinata al narcotraffico.

Momenti di cambio e di incertezza in Bolivia che non si sa dove porteranno. Per quanto riguarda il problema narcotraffico, nelle città più grandi come Santa Cruz e Cochabamba in molti hanno iniziato a consumare cocaina, la preoccupazione per questo "passaggio" aumenta.




martedì 9 marzo 2010

Encuentro Nacional Pastoral de la Tierra

Erano presenti 40 capi comunità contadine e indigene provenienti da 7 dipartimenti boliviani. Mancavano i rappresentanti di Santa Cruz e del Pando per mancanza di fondi.

L’incontro è parte di un progetto organizzato dalla Caritas Boliviana diretto ai capi comunità agricole selezionati dalle Caritas diocesane con l’obiettivo di formarli alla partecipazione cittadina.

Questi due giorni, organizzati nella Casa de la Juventud nella cittadina di Quillacollo, hanno avuto come tema l’incidenza politica. L’obiettivo dell' incontro era formare i capi comunità all’identificazione dei bisogni attraverso un'analisi comunitaria e la loro priorizzazione. Infine sono stati trattati i concetti base dell’incidenza politica.

Un tema di fondamentale importanza per le comunità indigene contadine boliviane che spesso per la loro ubicazione geografica ( a volte ad ore di cammino dalla prima strada asfaltata), per il numero di componenti ( possono essere formate anche da solo 10 famiglie) e per la non conoscenza dei propri diritti sono marginalizzate e dimenticate dallo Stato. Purtroppo spesso si tratta di cittadini di serie B senza grandi possibilità di reclamare i propri diritti fondamentali come la sicurezza alimentare, la salute, l’educazione etc.. Inoltre, come se non bastasse, sono in balia di una politica agraria boliviana che non li prende in considerazione e che, nonostante il governo Morales, stenta a dare soluzioni concrete ai problemi di queste comunità.

Il primo giorno è stato dedicato alla spiegazione teorica dei contenuti. Il secondo giorno, attraverso la divisione in gruppi, è stato sperimentato il metodo di analisi dei problemi nelle comunità e le modalità di replica nelle comunità di appartenenza, compito del leader una volta tornato a casa.

In questi due giorni ho imparato molto. Non avevo mai sperimentato una sensazione di pura naturalezza nelle relazioni umane. Una relazione naturale in toto, naturale così come il loro mondo. Semplice come il pane, limpida come l’acqua.
Mi sono reso conto anche della loro ingenuità, ingannarli ( purtroppo) è molto più facile di rubare una caramella ad un bambino.

Il capo di una comunità di Oruro mi racconta come siano strettamente dipendenti dall’acqua in quanto spesso scarseggi. Loro sanno dove si raccoglie anche nei momenti di secca. Ci sono delle pozze buone sul pendio di alcune collinette. Lì possono bene le pecore che allevano. Purtroppo la terra non basta, si continua a dividere con l’eredità e finisce per non bastare alla sussistenza.

Una Cholitta ( donna del campo) racconta di avere il titolo di proprietà della propria terra ( fatto raro e prezioso, di solito la proprietà della terra vige di fatto) però intestato al marito il quale è andato con un’altra donna. In qualsiasi momento potrebbe tornare e cacciare sua moglie dal terreno prendendone possesso.

Queste storie e molte alte che dipendono direttamente e unicamente dalla Pacha Mama, la Madre Tierra.


Nella serata culturale ogni delegazione preparava un canto, una danza locale o una storia locale. Una donna di Oruro ha raccontato una barzelletta.. Naturalmente in Quechua! ... l'avete capita voi?


..el greengo y los campesinos.. Where is Mr. Brown??

mercoledì 3 marzo 2010

Il sole a strisce.3


Parlare della situazione delle donne che vivono al San Sebastian mujeres è difficile. In questo carcere vivono circa 176 donne e altri 120 bambini da 0 a 12 anni. Vivono con le loro mamme perchè FUORI non hanno nessun parente o amico che possa occuparsi di loro.
Per tutti però vivere in un carcere in Bolivia costa, le donne che vivono DENTRO devono pagare tutto: pagano il “DERECHO DE PISO”, un affitto che ti da diritto al posto letto, pagano per mangiare e pagano perfino per usare il bagno e la doccia! Così per mantenersi e per mandare i propri figli a scuola si arrangiano con piccoli lavoretti all'interno del carcere: ricamano tovaglie, vendono bibite e cibo alle altre detenute e svolgono servizi di lavanderia per l'esterno del carcere.

Ogni volta che vado il sabato alla messa c'è sempre una solita routine da seguire: la coda con i parenti per lasciare cellulare e documenti, la perquisizione e le solite domande “chi vai a visitare?”, “quanto tempo ti fermi?” e poi finalmente il via libera. Prima di poter entrare però bisogna aspettare davanti al grande portone di ferro marrone e tutte le volte non riesco mai ad immaginare cosa incontrerò dall'altra parte. Perchè in questo carcere una volta che entri...sei dentro anche tu; perchè non incontri una detenuta...le incontri tutte; qui non esiste una sala per i colloqui...i colloqui con gli avvocati e gli incontri con i parenti si fanno sul piccolo piazzale del carcere pieno di tavolini di plastica rossa firmati Coca Cola. Tutte le volte c'è un senso di soffocamento...e quando tenti di guardare il cielo non ce la fai perchè tra una cella e l'altra sono tirati i fili dove vengono stesi i vestiti ad asciugare...e sono sempre perennemente carichi...il sole qui si vede veramente a strisce.