È che suonava bene anche come editoriale della newsletter, e quindi poi ho lasciato la missione a mezz'aria, ma ora è giusto che sto post torni a ricoprire il posto per cui era stato concepito, pur se in ritardo.
“Come se ogni pensiero che immaginavi nella mente fosse così intelligente che ti sembrava un crimine non condividerlo”.
Il New Yorker definisce i dialoghi di Aaron Sorkin per “Social network” “i migliori ascoltati dai tempi di Ben Hect e Preston Sturges”. In questi giorni ho trovato anche molto bellini i dialoghini de “La prima cosa bella”, ma riconosco che la frase che il babbo di fb si sente sparare dalla ex folgora.
Isole Andamane, ragazzi. Tappa breve, umida e sedentaria. Breve, umida e sedentaria. Aggettivi che non fanno onore a Pt Blair e neanche ai nostri partner in loco. Ma tiro dritto, perché altrove voglio andare.
Una delle sensazioni più marcate è stata quella di sentirsi disegnati addosso i panni dei benefattori. Però è quello che è successo. Nella stanza di un'abitazione costruita dopo lo tsunami. Noi seduti su sedie. 50 donne indiane a terra, a raccontarci delle loro esperienze nei gruppi di mutuo auto aiuto cui appartengono.
Quand'ecco che una di loro prende la parola e noi non capiamo nulla delle sue accorate frasi fino a quando la traduttrice non ci sintetizza in inglese: "Vuole ringraziarvi personalmente per il bene che state facendo arrivando qua da così lontano a supportarle. Lei non avrebbe mai immaginato che potesse capitarle una cosa simile nella sua vita e non capisce perché voi lo facciate, ma vuole ringraziarvi".
Capisco che necessito di corsi di formazione per potere accogliere ringraziamenti affini senza desiderare di smaterializzarmi. Forse dovrebbe esistere una controfigura, agli antipodi del sempre buon Benjamin Malaussene (professione: capro espiatorio), qualcuno capace di rimanere lì, impassibile e sorridente, salvatore servitore e quelle cose lì. No perché, non faccio per dire, quando la ragazza del collegio c’indirizza un ringraziamento che sa di: “Prima di venire qui non sapevo che le donne avessero dei diritti, grazie a voi l’ho imparato”, a me viene da pensare ai coriandoli, ai paguri e a Houdini. Troppo imbarazzato e a disagio per accogliere dei grazie che mi spettano fino ad un certo punto.
Invece, a sorpresa, rimango lì serio e compiaciuto. Perché so cosa dire. In India, come in Nicaragua, come in Moldova o in Congo. Sappiamo cosa dire.
"Non siamo noi. Chi ha deciso di aiutarti sono loro, gli abitanti della nostra Diocesi".
Sarebbe stato un crimine non condividerlo?
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martedì 25 gennaio 2011
mercoledì 8 dicembre 2010
A Chennai farai
Lista dei supposti professionismi incrociati all’aeroporto di Chennai, in India
Il salutatore
Lo spostafile
L’apritore di passaporti
La controllora di passaporti
L’indicatore di valigie
Il porgitore di valigie
Il portatore di valigie, portante anche un cartello metallico lungo 2 metri con sovrascritto “portatore di valigie”
L’estirpatore di bigliettino nel passaporto
Il guardatore di viaggiatori
I guardatori di sé nel riflesso del vetro
L’ammiraglio controllore di biglietti aerei e riprenditore di addetti a qualcosa cercanti di bigiare il lavoro
Gli addetti a qualcosa
Lo scivolista
La scrutatrice di valigie
La supervisor del transfer di valigie che si dimentica di timbrare i biglietti
La militare cercante i timbri sui biglietti
Il militare non parlante
Alberto&Paolo
Virtuosismi da parabrezza
domenica 28 novembre 2010
Sriligioni
Lo Sri Lanka ospita numerose confessioni. Non spontanee rivelazioni rispetto a misfatti passati, bensì religioni con verità e riti relativi.
Mi reco in un tempio buddhista, e a piedi nudi mi acciambello a fianco degli oranti (o tecnicamente forse solo recitanti). Da cattolico so non essere presente il Santissimo, ma da uomo vi percepisco una sacralità. Se vivessi in un Paese senza chiese, preferirei pregare in templi di altre religioni o in luoghi non dichiaratamente religiosi? E se un fedele di un’altra religione, che so, un induista, sentisse parimenti il desiderio di pregare i suoi dei in una chiesa cattolica, che effetto mi farebbe?
Beppe ci racconta come la bestemmia esista solo in Italia, e Alberto si chiede quante preghiere ogni secondo vengano pronunciate sulla Terra. E verrà un secondo in cui, invece, la linea sarà libera? E un primo?
Un monaco dagli occhi truccati c’invita ad entrare a casa sua, il sacerdote che ci accompagna è suo amico e lui vuole fare la nostra conoscenza. Il sacerdote ci spiega come in ogni chiesa ci sia chi cerca più appassionatamente il dialogo e chi guarda ad esso come una deviazione dalla propria missione.
Scopriamo che “Dagoba” non è solo il nome del pianeta in cui Luke ha conosciuto il maestro Yoda, ma anche di alcuni cupole buddhiste dalla guglia prominente, di cui abbiamo visto un gran bell’esempio ad Anuradhapura.
2° me contengono qualche arma segreta che l’ONU sfodererà qdo gli alieni proveranno a sottometterci nel 2012 m.d.C. Qua c’è chi dice rappresentino il corpo del Buddha (…) chi crede rappresentino i 5 elementi.
- 5 elementi?
- Cosa ho scritto?
- Troppo cinema.. Quale sarebbe il 5°?
- Il nulla
- Il nulla non vale
- Quanto tempo mediti?
- Bella domanda. Vale tutto? Un’ora.
- Al giorno?
- Alla vita
Accendiamo un lumino che un solerte cacciatore di turisti ci offre. Il mio non prende fuoco, allora provo ad appizzarlo da quello di Alberto. Ottengo il risultato di spegnerlo. Il cacciatore ci soccorre e, riaccesi entrambi, sentiamo uno scroscio nel cielo. Sperando che la cupola non si divida (non siamo pronti per l’invasione), capiamo che ad Anuradhapura abbiam dato tutto.
Paolo
ps. A Badulla, prima di iniziare le lezioni, gli studenti meditano per un’ora in piedi, immobili ed eleganti nel portamento e nella loro divisa scolastica “so Brit”
Mi reco in un tempio buddhista, e a piedi nudi mi acciambello a fianco degli oranti (o tecnicamente forse solo recitanti). Da cattolico so non essere presente il Santissimo, ma da uomo vi percepisco una sacralità. Se vivessi in un Paese senza chiese, preferirei pregare in templi di altre religioni o in luoghi non dichiaratamente religiosi? E se un fedele di un’altra religione, che so, un induista, sentisse parimenti il desiderio di pregare i suoi dei in una chiesa cattolica, che effetto mi farebbe?
Beppe ci racconta come la bestemmia esista solo in Italia, e Alberto si chiede quante preghiere ogni secondo vengano pronunciate sulla Terra. E verrà un secondo in cui, invece, la linea sarà libera? E un primo?
Un monaco dagli occhi truccati c’invita ad entrare a casa sua, il sacerdote che ci accompagna è suo amico e lui vuole fare la nostra conoscenza. Il sacerdote ci spiega come in ogni chiesa ci sia chi cerca più appassionatamente il dialogo e chi guarda ad esso come una deviazione dalla propria missione.
Scopriamo che “Dagoba” non è solo il nome del pianeta in cui Luke ha conosciuto il maestro Yoda, ma anche di alcuni cupole buddhiste dalla guglia prominente, di cui abbiamo visto un gran bell’esempio ad Anuradhapura.
2° me contengono qualche arma segreta che l’ONU sfodererà qdo gli alieni proveranno a sottometterci nel 2012 m.d.C. Qua c’è chi dice rappresentino il corpo del Buddha (…) chi crede rappresentino i 5 elementi.
- 5 elementi?
- Cosa ho scritto?
- Troppo cinema.. Quale sarebbe il 5°?
- Il nulla
- Il nulla non vale
- Quanto tempo mediti?
- Bella domanda. Vale tutto? Un’ora.
- Al giorno?
- Alla vita
Accendiamo un lumino che un solerte cacciatore di turisti ci offre. Il mio non prende fuoco, allora provo ad appizzarlo da quello di Alberto. Ottengo il risultato di spegnerlo. Il cacciatore ci soccorre e, riaccesi entrambi, sentiamo uno scroscio nel cielo. Sperando che la cupola non si divida (non siamo pronti per l’invasione), capiamo che ad Anuradhapura abbiam dato tutto.
Paolo
ps. A Badulla, prima di iniziare le lezioni, gli studenti meditano per un’ora in piedi, immobili ed eleganti nel portamento e nella loro divisa scolastica “so Brit”
Foto di Alberto Minoia
Su al Nord
Anuradhapura, 23 novembre 2010
Un po’ x scrivere un post ad “Anuradhapura” (che il correttore ortografico di Word2007 già conosceva), un po’ x scrivere che del lembo di missione al nord, a Jaffna e a Kilinochchi (che il correttore ortografico di word2007, a qsto punto con l’iniziale minuscola, non conosceva, con mio sentimento di rivalsa), non se ne potrà scrivere. Perché è meglio di no, ci viene spiegato. E noi, dalla zona militarizzata dello Sri Lanka, non si può che obbedire. L’unica nazione che ha sconfitto il terrorismo, vien detto da una parte.
Tra le cose che non si possono scrivere ci sarebbe sincero apprezzamento per alcuni, non perché a loro cambi qcsa (beh, purtroppo sì, ma forse in peggio), ma x la dedizione ammirevole alla propria missione. Con un pezzo di bomba nella testa e cicatrici nel cuore.
E poi i bambini, che sono coloro che le guerre meno le possono capire e più se le portano addosso, svuotati di anni di sorrisi e di corse alla porta di casa. Giocare con loro non era richiesto dalla missione, ma l’ha spruzzata di un senso, emotivo, che non vorrei smarrire.
Sempre lodato sia il cicicicià.
Un’immagine memorizzata in qste giornate è una ragazza con una maglietta nera di google che passa sotto un arco artigianale creato con il corpo ferro che sostiene le catene due altalene, con le stesse ormai inestricabilmente arrotolate sopra, gingilli che guerra e tecnologia, dove autonome, dove compresenti, rendono decadenti ornamenti delle odierne cittadine.
Salendo al nord si avvistano con frequenza cartelloni pubblicitari volti verso i mezzi che arrivano. Spot di assicurazioni e telefonini e shampoo. Nel nulla delle brughiere bruciate dagli scontri e delle paludi abbandonate ad antiche solitudini, la vita riprende a rilucere dai cartelloni rappresentanti occidentali sorridenti.
Beppe ci ha omaggiato di un quaderno fatto al 50% di sterco riciclato di elefante: in Sri Lanka i 2800 elefanti rimasti sono considerati animali nobili e cortesi, meno che dai contadini, che ne invocano il trasferimento. Si dice che questo sia l’unico posto del pianeta dove puoi avere le balene davanti e gli elefanti dietro. Non una posizione esattamente comoda.
Badulla, 24 novembre 2010
I pachidermi sembra che portino fortuna perché vicini alle nuvole, e quindi alla pioggia. Certo è che forse ne portano troppa, considerati gli allagamenti a Colombo di oggi e la nostra traversata a sud in macchina fino a Badulla, contro muri d’acqua e banchi di nebbia. Ha smesso di piovere solo nelle occasioni di visite in cui dovevamo avanzare a piedi scalzi, per poi riprendere burlone quando ci trovavamo troppo distanti dalle nostre scarpe sportive.
Talvolta una statua gigante del Buddha inframezza il panorama. Altrimenti tutto verde. Alberto ipotizza che il verde nasca da qua e poi venga esportato. Certamente questo succede con il tè. Quello verde e quello nero.
Paolo
Foto di Alberto Minoia
domenica 21 novembre 2010
Oh, Kandy!
Poi andiamo a Kandy, nel bel mezzo dell’isola, all’altitudine di mezzo km, resistita alle occupazioni straniere 3 secoli + del resto del Paese.
Giusto per: la nostra visita a Kandy non ha niente a che vedere con il pullulìo di cartoni animati vintage sulle immagini di profili facebook; quella è Candy. Ci dà invece da vedere un pullulìo di animali: elefanti, similiguana, scimmie, scoiattoli. Niente draghi o lupi, ma qsta è la fine.
Qsto è l’inizio: ci rechiamo in treno, ed è un bel recarsi: la nostra carrozza di seconda classe è confortevole e ci dà modo di osservare il panorama alla comoda velocità media di 28 kmh. L’unico mezzo di trasporto, 2° Alberto, sul quale è possibile fare girare l’hula hop da fermi.
Dettaglio della cucina del Seminario cattolico di Kandy, di Alberto Minoia
A Kandy vi è il seminario nazionale srilankese, dove siamo ospitati dal premuroso Father Raveen, e il Tempio del Sacro Dente, per la precisione il canino sx del Buddha. Lo Sri Lanka è (ancor di + dopo il conflitto interno concluso nell’aprile del 2009) un Paese a maggioranza buddhista, ed abbiamo occasione di visitare tale reliquia. Questa è conservata, piccola matrioska, dentro 7 scrigni dorati e quindi non visibile.
Lo spettacolo più interessante è costituito dalla situazione sociale che si crea nell'ambiente adiacente: si tratta di uno spazio poco più ampio di un corridoio ad un lato lungo del quale stanno i fedeli, in contemplazione, mentre al centro dell’altro lato lungo lo spazio con il venerato dente, dietro una coperta di fiori. E fin qua, nulla di rilevante. Ma in mezzo al corridoio ci stanno i turisti (“occidentali” e asiatici) meno toccati dalla sacralità della (circo)stanza che, armati fino ai ***** di tecnologia, fotografano gli scrigni. E anche qua: può indispettire, ma è un classico dell’arte religiosa: se esposta in luoghi di culto si presta, quando non è proibito, ad essere contemporaneamente oggetto di preghiere e flash. La mia sorpresa sta nel fatto che il mirino degli apparecchi era sovente puntato sulle scimmie aggrappate fuori, nell’apparente indifferenza verso il raccoglimento dei credenti (perché in Sri Lanka il Buddhismo è considerato “religione”), davanti ai quali si sostava rumorosamente.
Dettaglio della camera del Sacro Dente, di Alberto Minoia
Scritta temo non renda, ma non c'è tempo per perfezionare; e c’è anche da dire che parevamo gli unici stupiti da tutto ciò e forse dovrei meditare a riguardo. Intanto, dopo avere filmato la scena (...), l’ho scritto qua. A fianco di 1 avvertimento maschile: ricordatevi di portare mutande quando andate in Sri Lanka. E se doveste accidentalmente –capita- dimenticarle e non aveste raggiunto –capita- considerevoli picchi di sobrietà nello stile di vita, acquistatele di misure enormi, a prescindere dalla vostra –capita- virilità. Pare che il bacino srilankese sia insospettabilmente stretto. Un bacinino. O che il negozio vendesse abbigliamento per minori, ma preferisco non pensarci.
Siam certi che il nostro inglese risulta incomprensibile ai più: le mie battute migliori ieri sono state accolte con incorrotti silenzi dall’assemblea di seminaristi (e la buona sorte vuole che io non rida delle mie battute); c’è da registrare, però, lodevoli tentativi di italiano da parte di 1 aitante studente che ci ha raccontato di conoscere un lupo che aveva a che fare con un drago e per questo era spesso fuori di testa. Agli strabuzzamenti miei e di Alberto ci ha tradotto in inglese che conosceva un gruppo di tossicodipendenti.
Ci siamo divertiti: un po’ di interreligiosità qua a Kandy che quella si può scrivere (rimangono rispettosamente nella tastiera le centinaia di freddure con "denti"), ma ne servirebbe di più. E di trasversalità mediatiche. E quelle, invece, bastano così.
Kandy, oh Kandy, nella vita sola non sei,
anche nella neve più bianca, più alta che mai
Kandy, oh Kandy, che sorrisi grandi che fai,
che sapore dolce, che occhi puliti che hai...
Paolo
Giusto per: la nostra visita a Kandy non ha niente a che vedere con il pullulìo di cartoni animati vintage sulle immagini di profili facebook; quella è Candy. Ci dà invece da vedere un pullulìo di animali: elefanti, similiguana, scimmie, scoiattoli. Niente draghi o lupi, ma qsta è la fine.
Qsto è l’inizio: ci rechiamo in treno, ed è un bel recarsi: la nostra carrozza di seconda classe è confortevole e ci dà modo di osservare il panorama alla comoda velocità media di 28 kmh. L’unico mezzo di trasporto, 2° Alberto, sul quale è possibile fare girare l’hula hop da fermi.
Dettaglio della cucina del Seminario cattolico di Kandy, di Alberto Minoia
A Kandy vi è il seminario nazionale srilankese, dove siamo ospitati dal premuroso Father Raveen, e il Tempio del Sacro Dente, per la precisione il canino sx del Buddha. Lo Sri Lanka è (ancor di + dopo il conflitto interno concluso nell’aprile del 2009) un Paese a maggioranza buddhista, ed abbiamo occasione di visitare tale reliquia. Questa è conservata, piccola matrioska, dentro 7 scrigni dorati e quindi non visibile.
Lo spettacolo più interessante è costituito dalla situazione sociale che si crea nell'ambiente adiacente: si tratta di uno spazio poco più ampio di un corridoio ad un lato lungo del quale stanno i fedeli, in contemplazione, mentre al centro dell’altro lato lungo lo spazio con il venerato dente, dietro una coperta di fiori. E fin qua, nulla di rilevante. Ma in mezzo al corridoio ci stanno i turisti (“occidentali” e asiatici) meno toccati dalla sacralità della (circo)stanza che, armati fino ai ***** di tecnologia, fotografano gli scrigni. E anche qua: può indispettire, ma è un classico dell’arte religiosa: se esposta in luoghi di culto si presta, quando non è proibito, ad essere contemporaneamente oggetto di preghiere e flash. La mia sorpresa sta nel fatto che il mirino degli apparecchi era sovente puntato sulle scimmie aggrappate fuori, nell’apparente indifferenza verso il raccoglimento dei credenti (perché in Sri Lanka il Buddhismo è considerato “religione”), davanti ai quali si sostava rumorosamente.
Dettaglio della camera del Sacro Dente, di Alberto Minoia
Scritta temo non renda, ma non c'è tempo per perfezionare; e c’è anche da dire che parevamo gli unici stupiti da tutto ciò e forse dovrei meditare a riguardo. Intanto, dopo avere filmato la scena (...), l’ho scritto qua. A fianco di 1 avvertimento maschile: ricordatevi di portare mutande quando andate in Sri Lanka. E se doveste accidentalmente –capita- dimenticarle e non aveste raggiunto –capita- considerevoli picchi di sobrietà nello stile di vita, acquistatele di misure enormi, a prescindere dalla vostra –capita- virilità. Pare che il bacino srilankese sia insospettabilmente stretto. Un bacinino. O che il negozio vendesse abbigliamento per minori, ma preferisco non pensarci.
Siam certi che il nostro inglese risulta incomprensibile ai più: le mie battute migliori ieri sono state accolte con incorrotti silenzi dall’assemblea di seminaristi (e la buona sorte vuole che io non rida delle mie battute); c’è da registrare, però, lodevoli tentativi di italiano da parte di 1 aitante studente che ci ha raccontato di conoscere un lupo che aveva a che fare con un drago e per questo era spesso fuori di testa. Agli strabuzzamenti miei e di Alberto ci ha tradotto in inglese che conosceva un gruppo di tossicodipendenti.
Ci siamo divertiti: un po’ di interreligiosità qua a Kandy che quella si può scrivere (rimangono rispettosamente nella tastiera le centinaia di freddure con "denti"), ma ne servirebbe di più. E di trasversalità mediatiche. E quelle, invece, bastano così.
Kandy, oh Kandy, nella vita sola non sei,
anche nella neve più bianca, più alta che mai
Kandy, oh Kandy, che sorrisi grandi che fai,
che sapore dolce, che occhi puliti che hai...
Paolo
sabato 20 novembre 2010
E fu Sri Lanka
E fu sera e fu mattina. Quasi niente notte. Funziona così qdo voli ad est di sera.
E fu Milano e fu Colombo. Quasi niente Dubai. Funziona così qdo il volo è in ritardo e lo scalo è uno scalino.
Voli subito di nuovo. Inciampi. Nel sonno.
-
Ad accoglierci con una rosa il buon Beppe, cauntrirèp di Caritas Italiana, ed una capitale srilankese in festa, che il suo presidente e capo delle forze armate (e da domani anche ministro delle finanze e ministro dei trasporti) Mahinda Rajapaksa inaugura un nuovo porto. Ma non è politica l'unica festa in cui incappiamo, dal momento che ci assediano simil-abeti decorati e slitte agganciate ad improbabili alci di cartapesta e canzoni cantate da rugosi afroamericani. Babbonatale è buddhista? Sverna in Sri Lanka?
-
Il pomeriggio piove e al ritorno in guest house una banda di squatter ci attende in camera, a tenderci un agguato. Scarafaggi squatter. Grossa veloce scarpa da ginnastica. Pupille spalancate. Palpebre abbassate. Pupille spalancate. E fu notte e fu mattina.
-
Ha così inizio la missione di Alberto e Paolo in Sri Lanka, isola dove si parla singalese; lo straniero non asiatico si chiama “suda” e risponde “sì” (c'è tanta umidità che i libri di notte si aprono a ventaglio, a favore degli squatter lettori), “signora” si dice “nohna” e non si può scrivere cosa rispondono le giovani italiane così appellate.
È il blog d Caritas Ambrosiana, fratelli. Non un tg italiano. Mica si può scrivere tutto, ci spiega Beppe.
Questa non è una foto significativa. E' l'unica che ho scattato prima che si esaurisse la batteria. Particolare della stazione ferroviaria di Colombo. Meglio una foto insignificante che niente.
Paolo
E fu Milano e fu Colombo. Quasi niente Dubai. Funziona così qdo il volo è in ritardo e lo scalo è uno scalino.
Voli subito di nuovo. Inciampi. Nel sonno.
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Ad accoglierci con una rosa il buon Beppe, cauntrirèp di Caritas Italiana, ed una capitale srilankese in festa, che il suo presidente e capo delle forze armate (e da domani anche ministro delle finanze e ministro dei trasporti) Mahinda Rajapaksa inaugura un nuovo porto. Ma non è politica l'unica festa in cui incappiamo, dal momento che ci assediano simil-abeti decorati e slitte agganciate ad improbabili alci di cartapesta e canzoni cantate da rugosi afroamericani. Babbonatale è buddhista? Sverna in Sri Lanka?
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Il pomeriggio piove e al ritorno in guest house una banda di squatter ci attende in camera, a tenderci un agguato. Scarafaggi squatter. Grossa veloce scarpa da ginnastica. Pupille spalancate. Palpebre abbassate. Pupille spalancate. E fu notte e fu mattina.
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Ha così inizio la missione di Alberto e Paolo in Sri Lanka, isola dove si parla singalese; lo straniero non asiatico si chiama “suda” e risponde “sì” (c'è tanta umidità che i libri di notte si aprono a ventaglio, a favore degli squatter lettori), “signora” si dice “nohna” e non si può scrivere cosa rispondono le giovani italiane così appellate.
È il blog d Caritas Ambrosiana, fratelli. Non un tg italiano. Mica si può scrivere tutto, ci spiega Beppe.
Questa non è una foto significativa. E' l'unica che ho scattato prima che si esaurisse la batteria. Particolare della stazione ferroviaria di Colombo. Meglio una foto insignificante che niente.
Paolo
domenica 28 febbraio 2010
1. ONE
2010 02 11, Milano.
Mi giro e mi trovo di fronte una donna completamente blu. Non ho ancora visto Avatar, ma ora è lui che guarda me. Conseguenza del ritrovarmi in mezzo ad un raduno di cosplayer. Quando Ken il guerriero sfida la realtà dall’alto di un metro di passerella capisco che 2 parole sulla fine della missione dovrò scriverle. Due parole vorrei scriverle. Poi Julia lo raggiunge, i due si baciano, ed io mi dico che non è ancora ora. Ora. Mi giro intorno, sono l’unico “in borghese” e, in quanto tale, diverso.
________________________________________
Lui è Douihg, un giovane Morgan: “Zingaro dei mari”. Un mese fa aveva tutte le dita, ma poi è successo che nella palafitta in cui vive con altri 2 ragazzi sono scomparsi dei soldi. Nessuno era stato. In questi casi la prova del fuoco rivelerà il colpevole. E così i tre cacciano la mano destra nelle braci: il 1° a levarla sarà il colpevole, lo sanno tutti. Ma nessuno ritira l’arto per un bel po’, fin quando non iniziano ad avvampare. Douigh perde l’anulare. I soldi saltano fuori, erano semplicemente sotto a dei panni, nessuno li aveva nascosti. Il fuoco non mente.
________________________________________
Non è facile uscire dalle caselline. Quando una letterina è scritta in una casellina non ne esce più. Non è così semplice. Alcune persone non si rassegnano all’idea che io viva in Italia. Ogni volta che m’incrociano si sorprendono:
“Cosa ci fai tu a Milano?”
“Ci vivo”
“Beh, ma sei qua di passaggio, vero?”
“Siamo tutti qua di passaggio”
“Ma quando riparti?”
“Non saprei, non ho viaggi in programma”
“Non me lo vuoi dire?”
“No, è che davvero… ok, riparto ad aprile”
“Per dove?”
“Vado nel Combala”
“Ah, ecco, appunto, non ci sei mai!”
“Già”
Credo rassicuri sapere che io sia a spasso per il mondo: non so se x’ questo lo renda un posto migliore ai loro occhi, o forse x’ rende me una persona migliore, o forse ancora rende loro stesse persone migliori. Non credo si tratti soltanto di un economizzatore cognitivo: certo, è + facile non modificare il file nella loro testa “Paolo fuori dall’Italia”, ma non è solo quello. Percepisco in loro una sorta di delusione quando temono che io abbia deciso di fermarmi.
Ciò messo anni a capire che il logo della Feltrinelli rappresenta una F rovesciata. Era un logo che non avevo mai interpretato. Non mi era mai messo a cercare di capire da dove venisse. E dove andasse. Non mi era mai interessato farlo: la casellina in cui si trovava mi andava benissimo.
________________________________________
Dov’erano finiti i Morgan ai tempi dello tsunami? Erano sulle colline: gli antenati li avevano tramandato che quando il mare si ritira poi ritorna. Più si ritira, più ritorna. Se si ritira un casino, poi è un casino. E mentre i turisti occidentali facevano foto ricordo sull’inaspettato bagnasciuga e i thailandesi raccoglievano pesci e ostriche scoperti dal rientro delle acque, loro salirono spaventati sulle colline. Per salvarsi.
Scelta identica la presero i Jarawa, sulle Andamane: loro sapevano che in questi casi bisognava seguire gli animali, e allora si misero dietro ai cani che fuggivano nell’entroterra. Per salvarsi.
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L’aereo che ci porta a casa sta sospeso per una notte lunghissima, viaggiamo colla luna, che cammina con noi. Avere la luna dalla propria parte è diverso da avere la luna e basta: è il sogno di un vampiro, non l’incubo di un lunatico. Quando atterro soffice sul manto innevato di Malpensa appena illuminato dall’alba, mi chiedo se mai Natale è passato. Sensazione che si prova quando non si chiude bene qualcosa, questa si sbrodola su parte della vita che segue. In fondo questo scritto svolge proprio la funzione del bavagliolo pulitore.
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Un bambino che nasce in ospedale, a Patong, e nel letto adiacente una mamma che muore. Dove sono finiti i Birmani? Quelli che ce la fanno emigrano massicciamente in Thailandia. Qua li attendono i destini più diversi. Questa donna ha 31 anni, è sposata da 4 mesi ad un suo connazionale venticinquenne; è il suo terzo marito e la donna ha un primogenito di 5 anni ed un secondogenito di 2 anni e mezzo. E poi ha l’aids. Sonima è l’operatrice Caritas che, tra le migliaia di altri compiti, va in ospedale a tradurle le domande dei medici, e ci racconta questa storia. A mia volta traduco pezzetto dopo pezzetto ad Alberto, fino a quando non trovo più la voce, siamo alla fine della missione. Volto la testa ed Alberto ha inforcato gli occhiali da sole. Arrivano i due bambini, corrono dalla smunta mamma, che gli sorride: le parlocchiano un po’, ridendo. Non sanno che sta morendo, non sanno cos’è la morte, non sanno che il nuovo papà ha il visto in scadenza e a breve sarà rimpatriato; rimarranno da soli, a meno che Sonima non riesca in qualche miracolo burocratico, dice che ogni tanto gli viene, è un lavoro di diplomazia, reti, contatti. Come giocare a Shangai, salvare le bacchette senza smuoverne altre che potrebbero infastidirsi. Ed anche noi siamo diventati bastoncini di Shangai, la nostra missione rientra nel gioco della diplomazia. Lo sa fin troppo bene Mr. T, quando ci spiega come ha ricavato dalla nostra prima cena informazioni rispetto ai cibi che preferiamo, a quelli che ci fanno stare meno male ed agli ambienti serali di nostro maggiore gradimento. Mr. T, che persona.
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Come se il caporalato non fosse un fenomeno italiano. In Thailandia, largo del Mare delle Andamane, ci sono barconi con birmani clandestini a bordo, e i datori di lavoro li raggiungono e si scelgono i pezzi forti. Se uno (o una) rimane troppo sulla nave, non scelto, vien buttato in acqua. Ma è solo una delle storie che abbiam sentito. Ed in Italia ce ne sono altrettante.
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La teresina raccontava: “Mi chiedono perché io pensi solo ai lebbrosi, se gli altri non siano poveri. Beh, rispondo, io penso a questi, voi pensate a quelli!”.
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Max è un centrocampista dal piede educato e il passo saggio, se gli appoggi dietro la palla sai che questa tornerà su, ed è un bel sapere. Uscendo dal campo mi chiede com’è la Thailandia. Gli spiego che ci sono andato per lavoro, ma lo sapeva. Provo a formulare una risposta sensata, e accatasto lì qualcosa. Rincasando in concomitanza col concerto di Vasco, la missione asiatica non rientra nell’ordine del giorno, ma è giusto così: poche persone me ne hanno chiesto, oltre al taxista. È arrivata l’ora: se non la racconto a me, non riesco a raccontarla a nessuno.
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Lungi dal sentirci inseguiti dai Nazgul, riprendiamo ugualmente a correre appena scesi dalla scaletta. Il tempo che ci viene concesso è liminale e butto giù qualche riga (c’è chi la tira su, per reggere il ritmo). La missione è finita, vedremo cosa farne. Per intanto saluto i compagni di viaggio.
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Ciao. Dimenticavo: le prime due foto sono di Alberto Minoia.
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1 orizzontale: La fine della missione.
Mi giro e mi trovo di fronte una donna completamente blu. Non ho ancora visto Avatar, ma ora è lui che guarda me. Conseguenza del ritrovarmi in mezzo ad un raduno di cosplayer. Quando Ken il guerriero sfida la realtà dall’alto di un metro di passerella capisco che 2 parole sulla fine della missione dovrò scriverle. Due parole vorrei scriverle. Poi Julia lo raggiunge, i due si baciano, ed io mi dico che non è ancora ora. Ora. Mi giro intorno, sono l’unico “in borghese” e, in quanto tale, diverso.
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Lui è Douihg, un giovane Morgan: “Zingaro dei mari”. Un mese fa aveva tutte le dita, ma poi è successo che nella palafitta in cui vive con altri 2 ragazzi sono scomparsi dei soldi. Nessuno era stato. In questi casi la prova del fuoco rivelerà il colpevole. E così i tre cacciano la mano destra nelle braci: il 1° a levarla sarà il colpevole, lo sanno tutti. Ma nessuno ritira l’arto per un bel po’, fin quando non iniziano ad avvampare. Douigh perde l’anulare. I soldi saltano fuori, erano semplicemente sotto a dei panni, nessuno li aveva nascosti. Il fuoco non mente.
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Non è facile uscire dalle caselline. Quando una letterina è scritta in una casellina non ne esce più. Non è così semplice. Alcune persone non si rassegnano all’idea che io viva in Italia. Ogni volta che m’incrociano si sorprendono:
“Cosa ci fai tu a Milano?”
“Ci vivo”
“Beh, ma sei qua di passaggio, vero?”
“Siamo tutti qua di passaggio”
“Ma quando riparti?”
“Non saprei, non ho viaggi in programma”
“Non me lo vuoi dire?”
“No, è che davvero… ok, riparto ad aprile”
“Per dove?”
“Vado nel Combala”
“Ah, ecco, appunto, non ci sei mai!”
“Già”
Credo rassicuri sapere che io sia a spasso per il mondo: non so se x’ questo lo renda un posto migliore ai loro occhi, o forse x’ rende me una persona migliore, o forse ancora rende loro stesse persone migliori. Non credo si tratti soltanto di un economizzatore cognitivo: certo, è + facile non modificare il file nella loro testa “Paolo fuori dall’Italia”, ma non è solo quello. Percepisco in loro una sorta di delusione quando temono che io abbia deciso di fermarmi.
Ciò messo anni a capire che il logo della Feltrinelli rappresenta una F rovesciata. Era un logo che non avevo mai interpretato. Non mi era mai messo a cercare di capire da dove venisse. E dove andasse. Non mi era mai interessato farlo: la casellina in cui si trovava mi andava benissimo.
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Dov’erano finiti i Morgan ai tempi dello tsunami? Erano sulle colline: gli antenati li avevano tramandato che quando il mare si ritira poi ritorna. Più si ritira, più ritorna. Se si ritira un casino, poi è un casino. E mentre i turisti occidentali facevano foto ricordo sull’inaspettato bagnasciuga e i thailandesi raccoglievano pesci e ostriche scoperti dal rientro delle acque, loro salirono spaventati sulle colline. Per salvarsi.
Scelta identica la presero i Jarawa, sulle Andamane: loro sapevano che in questi casi bisognava seguire gli animali, e allora si misero dietro ai cani che fuggivano nell’entroterra. Per salvarsi.
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L’aereo che ci porta a casa sta sospeso per una notte lunghissima, viaggiamo colla luna, che cammina con noi. Avere la luna dalla propria parte è diverso da avere la luna e basta: è il sogno di un vampiro, non l’incubo di un lunatico. Quando atterro soffice sul manto innevato di Malpensa appena illuminato dall’alba, mi chiedo se mai Natale è passato. Sensazione che si prova quando non si chiude bene qualcosa, questa si sbrodola su parte della vita che segue. In fondo questo scritto svolge proprio la funzione del bavagliolo pulitore.
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Un bambino che nasce in ospedale, a Patong, e nel letto adiacente una mamma che muore. Dove sono finiti i Birmani? Quelli che ce la fanno emigrano massicciamente in Thailandia. Qua li attendono i destini più diversi. Questa donna ha 31 anni, è sposata da 4 mesi ad un suo connazionale venticinquenne; è il suo terzo marito e la donna ha un primogenito di 5 anni ed un secondogenito di 2 anni e mezzo. E poi ha l’aids. Sonima è l’operatrice Caritas che, tra le migliaia di altri compiti, va in ospedale a tradurle le domande dei medici, e ci racconta questa storia. A mia volta traduco pezzetto dopo pezzetto ad Alberto, fino a quando non trovo più la voce, siamo alla fine della missione. Volto la testa ed Alberto ha inforcato gli occhiali da sole. Arrivano i due bambini, corrono dalla smunta mamma, che gli sorride: le parlocchiano un po’, ridendo. Non sanno che sta morendo, non sanno cos’è la morte, non sanno che il nuovo papà ha il visto in scadenza e a breve sarà rimpatriato; rimarranno da soli, a meno che Sonima non riesca in qualche miracolo burocratico, dice che ogni tanto gli viene, è un lavoro di diplomazia, reti, contatti. Come giocare a Shangai, salvare le bacchette senza smuoverne altre che potrebbero infastidirsi. Ed anche noi siamo diventati bastoncini di Shangai, la nostra missione rientra nel gioco della diplomazia. Lo sa fin troppo bene Mr. T, quando ci spiega come ha ricavato dalla nostra prima cena informazioni rispetto ai cibi che preferiamo, a quelli che ci fanno stare meno male ed agli ambienti serali di nostro maggiore gradimento. Mr. T, che persona.
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Portai i bagagli della Mangusta fino allo scompartimento giusto, poi andai a una bancarella a comprargli un dosa avvolto nella carta. Era il suo spuntino preferito, quando prendeva il treno. Ma prima di darglielo lo aprii e rimossi le patate buttandole in mezzo alle rotaie, perché le patate lo facevano scoreggiare, e la cosa lo metteva di cattivo umore. Un servo deve conoscere l’apparato digerente del suo padrone da cima a fondo, dalle labbra all’ano.Aravind Adiga, La tigre bianca, Einaudi, 2008, Torino, pgg.101-102
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Come se il caporalato non fosse un fenomeno italiano. In Thailandia, largo del Mare delle Andamane, ci sono barconi con birmani clandestini a bordo, e i datori di lavoro li raggiungono e si scelgono i pezzi forti. Se uno (o una) rimane troppo sulla nave, non scelto, vien buttato in acqua. Ma è solo una delle storie che abbiam sentito. Ed in Italia ce ne sono altrettante.
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La teresina raccontava: “Mi chiedono perché io pensi solo ai lebbrosi, se gli altri non siano poveri. Beh, rispondo, io penso a questi, voi pensate a quelli!”.
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Max è un centrocampista dal piede educato e il passo saggio, se gli appoggi dietro la palla sai che questa tornerà su, ed è un bel sapere. Uscendo dal campo mi chiede com’è la Thailandia. Gli spiego che ci sono andato per lavoro, ma lo sapeva. Provo a formulare una risposta sensata, e accatasto lì qualcosa. Rincasando in concomitanza col concerto di Vasco, la missione asiatica non rientra nell’ordine del giorno, ma è giusto così: poche persone me ne hanno chiesto, oltre al taxista. È arrivata l’ora: se non la racconto a me, non riesco a raccontarla a nessuno.
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Frodo: Vorrei che non fosse accaduto nulla.________________________________________
Gandalf: Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso.
Lungi dal sentirci inseguiti dai Nazgul, riprendiamo ugualmente a correre appena scesi dalla scaletta. Il tempo che ci viene concesso è liminale e butto giù qualche riga (c’è chi la tira su, per reggere il ritmo). La missione è finita, vedremo cosa farne. Per intanto saluto i compagni di viaggio.
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Ciao. Dimenticavo: le prime due foto sono di Alberto Minoia.
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1 orizzontale: La fine della missione.
mercoledì 3 febbraio 2010
Ti piace vincere facile?
Scuola calcio Bang-dong. Iscrizione gratuita aperta a Mr. Pao Loo e a uomini birmani di età non superiore ai 12 anni. Ogni allenamento durerà 12 minuti. Per info rivolgersi a Mr. Alber Too.
domenica 31 gennaio 2010
Diapoghi Thai
Scrivo mail lavorative, mentre il nostro fuoristrada sfreccia a 107kmh da Ranong a Takuapa, alzo la testa e in direzione opposta viene un bimbetto. Non ha più anni della dita di una mano e pedala faticosamente, levato sui pedali. In brevissimo lo superiamo, i miei occhi lo seguono e osservano che da dietro gli cinge la vita la minuscola sorella seduta sul sellino della bicicletta.
Non è una foto, ma guardateveli anche voi. Questi sono solo i primi, ve ne mostro un po’, qualcuno velo faccio ascoltare. Stavolta mi faccio da parte. Inizio con il disegno di un bambino che visse lo tsunami da vicino.
________________________________________
Dopo 5 anni di studi di filosofia a Bangkok, Benjamin ritorna a casa dai suoi, nel centro sud thailandese.
- Bentornato Ben, puoi dirmi come faccio ad aumentare la resa delle piante di ananas?
- Mm.. Non lo so, mamma.
- Fantastico. Hai studiato per 5 anni e torni più inutile di prima.
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Un operatore di Caritas Belgium osserva che un problema della lingua Thai è che alcune parole hanno un significato che dipende dal tono d voce. Quindi la prima volta che senti parlare qualcuno e non ne conosci il tono è complesso capire quei termini, soprattutto se sei “farang”, straniero (simile al “ferengi” etiope..).
________________________________________
- Tutto il mondo dovrebbe parlare Thai
- E perché?
- Perché da qua passano tutti: tedeschi, italiani, belgi, statunitensi. Non sono mai andato da nessuna parte, devo impararla io la vostra lingua?
Ahivoi, triste metafora. Non solo avete da imparare la nostra lingua, ma per accedere ai fondi della cooperazione internazionale vi servirà imparare a scrivere e-mail, stendere progetti con analisi swot, allenarvi a capire a quali povertà siamo più sensibili e come compiacerci quando arriviamo in missione. I più sgamati tra voi impareranno a distinguere donors che apprezzeranno le vostre attività con la parte musulmana della popolazione e quelli invece da tenere all’oscuro di queste compromissioni.
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Risposta thai a domanda mirata: “Gli italiani sono come i cinesi: amano le feste, parlano molto e lavorano un sacco. I tedeschi sono come i giapponesi: rigidi, parlano poco e lavorano un sacco”.
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Non è una foto, ma guardateveli anche voi. Questi sono solo i primi, ve ne mostro un po’, qualcuno velo faccio ascoltare. Stavolta mi faccio da parte. Inizio con il disegno di un bambino che visse lo tsunami da vicino.
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Dopo 5 anni di studi di filosofia a Bangkok, Benjamin ritorna a casa dai suoi, nel centro sud thailandese.
- Bentornato Ben, puoi dirmi come faccio ad aumentare la resa delle piante di ananas?
- Mm.. Non lo so, mamma.
- Fantastico. Hai studiato per 5 anni e torni più inutile di prima.
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Un operatore di Caritas Belgium osserva che un problema della lingua Thai è che alcune parole hanno un significato che dipende dal tono d voce. Quindi la prima volta che senti parlare qualcuno e non ne conosci il tono è complesso capire quei termini, soprattutto se sei “farang”, straniero (simile al “ferengi” etiope..).
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- Tutto il mondo dovrebbe parlare Thai
- E perché?
- Perché da qua passano tutti: tedeschi, italiani, belgi, statunitensi. Non sono mai andato da nessuna parte, devo impararla io la vostra lingua?
Ahivoi, triste metafora. Non solo avete da imparare la nostra lingua, ma per accedere ai fondi della cooperazione internazionale vi servirà imparare a scrivere e-mail, stendere progetti con analisi swot, allenarvi a capire a quali povertà siamo più sensibili e come compiacerci quando arriviamo in missione. I più sgamati tra voi impareranno a distinguere donors che apprezzeranno le vostre attività con la parte musulmana della popolazione e quelli invece da tenere all’oscuro di queste compromissioni.
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Risposta thai a domanda mirata: “Gli italiani sono come i cinesi: amano le feste, parlano molto e lavorano un sacco. I tedeschi sono come i giapponesi: rigidi, parlano poco e lavorano un sacco”.
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E la nostra barchetta arriva vicino alla costa opposta. Io indosso un cappello alla Brokebak Mountain che farà la felicità dei commentatori di sti post, Alberto appeso alla sua borsa fotografica (cui d'altronde dobbiamo qste foto) di sei chili sei. Credo che comprendere i sarcasmi che si scambiano i nostri accompagnatori da altre scialuppe varrebbe il prezzo della missione. Abbiamo appena camminato, equilibristi storti, su sottili tronchetti che circondavano le reti da pesca in mare, e siamo stati bravi, come l’operatore Caritas locale ci ha rivelato in seguito: “È molto facile camminare lì senza volare in acqua. Per me”. Poi siam montati al contrario sull'imbarcazioncina che ci avrebbe dovuto portare a visitare i raccoglitori di conchiglie. Ma vediamo nessun raccoglitore di conchiglie.
Fino a quando un uomo emerge dal mare. Abitante di Atlantide, saluta colle mani giunte davanti alla bocca (più alte le tieni più esprimi rispetto per il salutato) e dietro lui buca la superficie acquosa un ragazzo, con 3 ostriche in pugno. Ci sorride e lancia il bottino in una barca lì di fianco. A lato di questa si rivela una sirenetta che vistoci si reimmerge con un sorriso timido. Ma la sorpresa è dietro: l’ennesimo uomo completamente vestito si alza e tiene un bambino piccolo sulle spalle ed erano entrambi sott’acqua. Persone anfibie. Se fossi in voi non mi crederei.
giovedì 28 gennaio 2010
2010 01 27 Hat Yai - Takapua
We’ll need 5 hours to arrive at home.
E se le nidiamo, le nidiamo.
Io intanto digito e non disturbo colle mie domande.
Posso abbassare l’aria condizionata?
E se le nidiamo, le nidiamo.
Io intanto digito e non disturbo colle mie domande.
Posso abbassare l’aria condizionata?
Piombiamo nella terra degli uomini liberi (wikipedia rulez) il pomeriggio di domenica 24, nel mastodontico aeroporto d Bangkok. Trascorriamo la notte semisdraiati su seggiolini aeroportuali, modello San Siro. Particolarmente scomodi, per colpa duna connessione wireless che ci ha aggiornato sull’emergenza.
Davanti a noi scorrono per tutta la notte passeggeri e passeggiatrici, e il gioco consiste nell’indovinare di ognuno il motivo della sua presenza in Thailandia.
Paolo: Sexual journey.
Alberto: Neopensionato bava rese ha scelto sul web villa e ragazza e si trasferisce qui.
Paolo: Compagnoni australiani neodiplomati diretti a Pattaya.
Alberto: Turismo sessuale.
Paolo: Spagnolo sposato giovane e divorziato al 2° figlio, in fuga per una settimana di ginnastica da camera a Phuket.
Alberto: Steward
Alberto: Turismo sessuale.
Paolo: Spagnolo sposato giovane e divorziato al 2° figlio, in fuga per una settimana di ginnastica da camera a Phuket.
Alberto: Steward
Come dire? La trascrizione di questi dialoghi vedrà aumentare vertiginosamente il numero di contatti del blog. Davanti ai nostri occhi amori in potenza sbocciano e chi siamo noi per giudicarne l’essenza? La donna canadese stesa sulle panche a 3 metri da noi inizia discretamente a vomitare. Sguardo nel vuoto, dignitosa nel suo malessere, a tratti affascinante.
Ragazza innamorata di Fabio Volo: Scusa, scusa, scusa. Dov’è Fabio, ho visto che scendevate insieme dalla macchina..
Luciana: Ma, guarda, è dietro quell’edificio, non sta molto bene.Ragazza innamorata di Fabio Volo: Grazie, grazie, grazie..
Luciana: Non sta molto bene, dicevo..
Luciana: Ma, guarda, è dietro quell’edificio, non sta molto bene.Ragazza innamorata di Fabio Volo: Grazie, grazie, grazie..
Luciana: Non sta molto bene, dicevo..
Ragazza innamorata di Fabio Volo: Ciao Fabio, ho sempre sognato di baciarti, posso farlo?
Fabio: Scusa, sto vomitando.
Fabio: Scusa, sto vomitando.
Ragazza innamorata di Fabio Volo: Non importa, aspetto.
Noi e la canadese, mi diverte pensare che le nostre siano 2 reazioni differenti allo stesso spettacolo.
Hai una cicca?
Sì.
Sì.
E poi voliamo giù, fino a Hat Yai, dove un conflitto dimenticato prosegue indisturbato dal 2004, 3600 morti da allora. Capiremo con Caritas Italiana se e come possiamo scriverne, giacché le informazioni che riguardano questi movimenti autonomisti sono ad oggi ridottissime: non interessa o è meglio non parlarne per non mettere a repentaglio i pochi operatori che ivi agiscono. Se ne scrivo è perché la notizia comunque è già stata data (peacereporter.net e english.aljazeera.net, tra gli altri).
Tra gli altri. Tragli altri incontriamo un gruppo di scommettitori su uccelli. Questo è interessantissimo, dico davvero. Scrivo davvero. “Davvero”. Gli uomini, un buon numero d loro insomma, accompagnano le mogli al mattino a lavorare, poi tornano a casa e si siedono davanti alle gabbie e stanno con gli uccelli: gli parlano, ci fischiettano insieme, li nutrono con attenzione. È la loro attività, il loro business; porteranno i propri volatili a competizioni canore che, se vinte, incrementeranno il valore dell’animale. Questo non toglie che dal pdv femmineo i maski passan le giornate a guardarsi gli non si può scrivere.
Vado a zonzo dove il cielo è sempre blu: odo i passeri che svolazzano sopra gli alberi e vi cinguettan di lassù. Quanta poesia… Vado a zonzo col mio cuore sognator e gironzolo per i viottoli dove olezzano sulle fronde mille fior, che parlano d'amor. Questo è invece il pdv maskile, passante ora nelle mie orekkie, mentre la macchina scende ripida un’ampia strada asfaltata. Le fronde degli alberi a mò di tetto.
Ma quello è un elefante?
Dove?
Lo è!
Dove?
Lo è!
Non lo vedo, dove?
Ho visto un elefante a zonzo..
Ho visto un elefante a zonzo..
Manca ancora un pezzo d strada e un pezzo d post, ma l’autista s’è fatto il segno della croce prima di accendere la macchina. Cioè: le possibilità l’Uno e l’altro sono distratti contemporaneamente non dovrebbero essere molte, ma se la statistica avesse una risposta per tutto non saprei come finire la frase. Temo che la luce dello skermo disturbi il guidatore, indi kiudo, posto e riprenderò.
Ma le 5 ore non sono ancora passate?
Sì.
Sì cosa?
Pao Loops. Sì, l'aneddoto d radioDJ me lero già jocato per terra2005, ma ogni tanto torna su. E' fede, qella.
domenica 24 gennaio 2010
Fant Asia
2010 01 23, 23e09, Port Blair
In missione per conto di Dio. Mi giro a dx e vedo bianco, mi giro a sx e vedo bianco. Signori vestiti di bianco, 22 vescovi + un cardinale, k può fare da arbitro, la toga rossa. Han tirato una benedizione d quelle ke ho smesso d prendere il malarone. La terza edizione e mezza dell’advanced vedeva le benedizioni come magie bianche di 4° livello, azzarderei, ma temo non fossero cumulabili; controllerò in rete che magari me le gioco + avanti, al ritorno, avrei un paio d desideri per ricreare Fantàsia. C’era anke un monsignore, sebbene diritti&doveri precisi di tutti questi gradi mi sfuggano. Saltai quella lezione del catechismo e credetti per un sacco di tempo, almeno due giorni, che i sacerdoti fossero buoni e i preti fossero sacerdoti cattivi. Quando ho scoperto che era il contrario avevo già smesso di darmi retta.
Morla: Non c'interessa neppure sapere se c’interessa.
Paolo: D’oh! Capperi, garantii che l’avrei piantata colle citazioni cinematogra fike..
Morla: Ecciuùùù…
Paolo: Ekkeskifo però. Sai, Morla? Qua in India talvolta parte il rutto libero. Tra sari e bangles, anche una vecchina può emettere versi dal sapore preistorico, di quelli che mi si bagnano gli occhi. Dalla commozione. Anni&anni d occupazioni giovanili in Italia per ottenerlo, d recente si è provato a sostenere che consentirlo in luoghi pubblici sarebbe stato una legge porcata, ma neanche così è passato. Vieni guardato malissimo, peggio che se simpatizzassi per Nichi Vendola.
Bastian: Li conosco i libri io, ne ho 186 a casa mia!
Paolo&Morla: Non ci interessa.
Visto che i lettori li ho persi al 1° paragrafo, ora posso banalizzarmi. Le tappa andamana si esaurisce domani. Mi rimane una cartuccia da spremere per informarvi sulle Andamane: le Isole Andamane e Nicobar sono politicamente decisive perché
Capito? L’ho scritto in inchiostro simpatico dal momento che un esponente del settore internazionale mi aveva avvisato che questa nota non poteva essere fissata sul blog. Quindi, da Manuale di Giovanni Marmotta, dovrebbe comparire tra poco. Forse quando il processo di corrosione dello schermo sarà completato.
Mantengo dei momenti di questi giorni. Alcuni li serbo nel profondo del mio cuore, altri altrove. Vediamo quali.
Le Suore di Madre Teresa, entusiaste che siamo andate a trovarle, per statuto non possono ricevere donazioni se non dalla casa madre, quindi ci hanno trattato da persone reali. Per una mezz’ora abbiamo potuto lasciare l’etichetta di “Donors” sulla loro porta, ad aspettarci coi sandali. Qualcuno che non rideva alle nostre battute, finally. In Italia è molto meno difficile da trovare.
Nel bagno della camera il bidè era rimpiazzato da una sorta di pistola ad acqua collegata ad un tubo (praticamente ci si sparava). E sul copri water c’era la scritta di quella che ipotizzo essere una marca: “Milano”. Prosperini non ne sarebbe contento. Anche se di recente
E con questa ho finito l’inchiostro simpaticissimo.
Ed una volta eravamo così tanti sun veicolo che io ero seduto con la leva del cambio tra le gambe. Non che si usino cambiare tante marce qua, si parte in seconda e si passa alla quarta, che si mantiene per tutta la durata del tragitto, una mano sul volante, l’altra a pigiare il clacson.
Ma direi che vado a chiudere. Alex, Johnson, è stato un piacere.
Maledetto Peppe, perché non uso più i punti e virgola? Costan troppo? Ma se tanto il conto lo paga Dio..
Ps. Nico bar?
giovedì 21 gennaio 2010
2tto
Lungi dal ritenerlo interessante, trattasi duno sperimento: Alnberto e Paolo provano a parlare (...) trascrivendo tutto quello che si dicono sulla tratta navale port Blair – Havelock.
Pasta del capitano: data astrale di Incredible !ndie 2010 01 20, nave stellare Silver Spring.
ALBERTO: È difficile scrivere di questi giorni. I festeggiamenti hanno preso il sopravvento su tutto&tutti; e forse è giusto che sia così.
PAOLO: Per me i primi giorni di un viaggio sono quelli in cui + mi colpisce l’intorno. Sull’aereo ero ancora dentro me (in me) e sbrodolavo un post sulla “velocità”. In sti giorni scriverei tutto quello ke vedo e ke mi sorprende, x’ mi assuefaccio sveltamente e tra una settimana la fogna a cielo aperto non mi lascerà lo stesso stupore.
A: Questo duetto somiglia ad una partita a scacchi, senza né vincitori né vinti, ma solo abili giocatori che tramano colle parole altrui.
P: Le mie parole sono mie.
A: Bene. Posso dormire?
P: Sì.
A: Si percepisce in giro un’aria di omologazione, soprattutto da parte dei giovani, ma anche gli adulti fanno la loro parte. Il modello “omologo”, un po’ come il brutto anatroccolo, è l’europeo in gita.
P: Mmm.. non parlerei di “tendenza all’omologazione” qua. Penso all’omologazione quando una società propone acriticamente modelli culturali esterni nella moda, nella fruizione televisiva, nella musica, nello sport. Addis che si divide ferocemente tra tifosi dello United e dell’Arsenal, i bosniaci che accolgono gli italiani cantando “Lasciatemi cantare”, i giovani tanzani che facevano hip hop.. Qua c’è una certa reinterpretazione, mi pare.
A: Sì, però per quanto riguarda la modernità, la tecnologia..
P: Anche se forse sono più evidenti nell’India continentale che nelle Andamane..
A: Questo ci porta al tema dell’Incredible !ndia: quante Indie ci sono? La tecnologia, l’omologazione, hanno a che fare solo con una piccola parte della popolazione, la maggior parte degli indiani vivono con costumi e tradizioni propri. Tutto qua ruota intorno a Port Blair, che invece brilla di luce propria: ha una sua storia, fatta di occupazione inglese e giapponese. Mentre le altre isole sono satelliti meno importanti e distanti. Basta percorrere pochi km e allontanarsi poco dalla città per avere prospettive e panorami altri. Silenzi e rumori diversi, suoni e colori.
P: Penso al sempreverde discorso sull’Africa, al cosa vuol dire essere stato in Africa, quando gli Stati al suo interno sono numerosi e tra loro diversissimi. L’India si sviluppa su un territorio più contenuto ma la popolazione è maggiore. Molte delle riflessioni provocatemi dalle Andamane si appoggerebbero su un confronto con l’India che non conosco. Tergiverso a dire di essere stato in India senza affrettarmi a precisare che son stato nelle Andamane. Se invece che qua fossi stato solo.. che so, a Calcutta, sarei tranquillo nel rispondere affermativamente a chi mi chiedesse se son stato in India. Qua siamo a 1200 km da Chennai e 300 dalla Thailandia..
A: Sarebbe interessante conoscere meglio l’India e capire dove va: queste Incredible !ndie hanno molte chiavi di lettura e vanno prese come una terapia a piccole dosi. Mi viene in mente una battuta che abbiam sentito in questi giorni da turisti che commentavano tra loro “Guarda, anche l’indigeno viene a prendere il caffè”. L’India si presta molto a letture superficiali & banalizzanti, soprattutto se si ha la pretesa, la fretta, in qualche caso la presunzione di capire tutto subito.
P: Anche se poi le prime esclamazioni spontanee son superficiali per forza di cose: il tempo aiuta ad andare in profondità.
A: Secondo me dalla nostra cultura italiana ci approcciamo superficialmente perchè stiamo perdendo una dimensione per me essenziale della vita: lo stupore, che vuol dire la capacità di mettersi con predisposizione ed umiltà in ascolto di ciò che ti sta succedendo, di ciò che ti accade.
P: Anche Martini insiste sull’importanza del non perdere la capacità di stupirsi. Mi viene in mente l’emozione di ieri, del trovarmi di fronte alle donne dei Self Help Groups: percepivo vivamente una situazione che definirei quasi di privilegio nell’incontrare.. no, nello sfiorare, nel condividere la presenza per qualche minuto con persone portatrici tanto lontane di fatiche loro, di loro idee di bellezza. Per dire solo due cose.
A: Quello che mi fa riflettere, condividendo il tema di questa bellezza, è come in questi fugaci incontri si possa materializzare l’anonimo obolo della vedova, nel senso che un gesto di solidarietà fatto nell’anonimato ha permesso a queste donne di realizzare alcuni sogni essenziali per la loro vita. Allora il grande senso di responsabilità che ci deve accompagnare essendo testimoni privilegiati di questo scambio. E quindi il dovere, l’impegno di fare da ponte, da ripetitore, antenna, tutto ciò che può servire a trasmettere, riprodurre in modo più autentico possibile, le sensazioni di questi incontri, queste apparizioni.
P: Per cui anche il blog. Quando ero lì e loro parlavano in hindi al traduttore, una delle Babilonie in cui mi perdevo era il chiedermi come loro ci vedessero. Oltre che provare a trarre dai pochi indizi di cui disponevo elementi della loro quotidianità.
A: Magari ci vedevano come i Re Magi, visto il periodo… Ma forse non è mica tanto una battuta.
P: Poi mi chiedo..
A: ..chi si leggerà mai questo post?
P: Eh, eh, però noi scriviamo per noi stessi..
A: Scrivi: “essendo fondamentalmente egoisti”.
P: Poi mi chiedo..
A: Sono tuoi questi occhiali? Sembrano un po’ da femmina!
P: In realtà non ricordo, però confermi di essere legato ad una classica divisione in 2 generi. Mi chiedo: incontri così brevi, dove noi arriviamo armati di taccuino, macchina fotografica e telecamera, come alberi di Natale..
A: ..per rimanere in tema coi Re Magi? Forse sarebbe meglio specificare che è una battuta…
P: No, è sarcasmo, se si specifica, lo scritto perde di ritmo ed è un po’ un sottovalutare il lettore
A: Siccome non vogliamo sottovalutare il lettore d’ora in poi non lo sottolineeremo più
P: Quello che mi chiedevo è: come trasmettere una sensazione, un incontro così breve come quello dell’altro giorno?
A: Certe volte ci si deve abituare alle sensazioni brevi. Vuoi che riusciamo a prendere l’acqua? Con questo nuvolone.. Mi sa che siamo arrivati.
martedì 19 gennaio 2010
In certe situazioni non sono io, ma quello che rappresento.
2010 01 18, 22e49, Pt Blair
Il giubileo argenteo che ha coinvolto le migliaia di cattolici andamani (su un totale di 36mila) che potevano raggiungere la capitale in questi giorni si è concluso e ci ha lasciati epidermicamente provati: il vescovo Alex ha organizzato oggi una tappa di chiusura su un’isola dove il sole mi pesta come certi umani europei spetasciano uno scarafaggio; solo una tale violenza può giustificare questo rossore. Al momento lo scarafaggio non sente niente, ma neanch’io. In seguito lo scarafaggio non sente più niente, io sì. Che poi, chissà cosa centro.
Ho la bella intuizione di spiegarlo a 50 ragazze dei 2 kishori che stiamo affiancando in questi anni. Ma prima spiego a voi cosa sono i kishori: si tratta di corsi femminili residenziali della durata di una decina di mesi finalizzati a emancipare giovani donne di villaggi, altrimenti costrette in casa con livelli di alfabetizzazione e socializzazione infimi. A me il progetto pare interessante e lo step di monitoraggio pomeridiano prevede un incontro frontale con le dirette destinatarie dei corsi. Step cui arriviamo colpevolmente in ritardo di un’ora e mezza, e nel quale vengo invitato a presentarmi in inglese per aprire l’incontro.
In certe situazioni sono io, ma anche quello che rappresento.
Alberto credo abbia l’aria di chi si sta chiedendo se ho detto veramente quello che ha sentito, ma ripiglio il discorso e lo conduco verso lidi più fermi. Sedutomi, la sedia continua a dondolare, postumo dell’ondeggiante viaggio mattutino sul traghetto. Le ragazze, una alla volta, raccontano perché gli piace il kishori, cosa faranno dopo e cosa credono possa essere migliorabile; hanno già scritto i loro pensieri sul quaderno, qualcuna li sta ripassando nascostamente.
Una di loro spiega di avere guadagnato autostima, e che ora riesce a parlare tranquillamente a persone maggiori di lei. Le rispondo è vero: il suo discorso è proceduto spedito. A quel punto però nessuna se la sente più di prendere la parola. Arguto commento, Paolo.
Le ragazze maggiori sono mie coetanee, ma non è il fattore anagrafico che affatica il momento. È il ricoprire il ruolo del donor, di quello che aiuta, di chi per lavoro fa il buono. Ricordo sorridendo quando nelle prigioni etiopi cogli altri italiani, gente ben navigata, ci smarcavamo al momento della consegna ai prigionieri dei vestiti raccolti dalla cappellaneria; ma bisognava farlo. Le partnership ti vogliono protagonista anche di situazioni che magari non creeresti proprio così.
Ci penso un po’, un paio d’ore dopo, camminando sulla spiaggia. Lo sciabordio delle stelle, i granchi che fuggono ai miei passi tra le radici delle alte palme.
E poi arrivo in stanza, entro nel mio bagno e c’è uno.
Paolo: Scusi, non sapevo, non ho bussato..
Uno: …
Faccio per girarmi per uscire, ma m’avvedo che non è una persona, bensì uno scarafaggio. E ringhia al mio indirizzo.
In certe situazioni sono io e basta.
Pesto come il sole su certi italiani alla Ross Island.
Che poi, chissà cosa c’entra.
domenica 17 gennaio 2010
dove i poliziotti si amano
2010 01 16, 10e31, Pt Blair
Giornata impegnativa, oggi. Sveglia alle 5 e30 per partecipare, su Hope Island, alla prima delle celebrazioni per il giubileo argenteo del Vescovo Alex Diaz. Io e Alberto rimaniamo dietro ai nostri connazionali (hanno accolto l’invito anche Caritas Como, Inzago e Magenta), distratti con commenti pertinenti quel momento di festa cui la popolazione locale ha aderito con slancio; seguitano difatti ad entrare frotte di donne dai sari multicolori e uomini incamiciati. Nella chiesa in breve saremo in 3,500 e tra tutti noi uno solo indossa la Tshirt.
E poi la seduta.
In 3,500 si siedono. Ed io e Alberto, impegnati a considerare quale fosse la postazione migliore, ci troviamo improvvisamente bloccati, in equilibrio precario, con gente seduta sulle nostre scarpe, un po’ divertiti un po’ in affanno: e mò?
Il nostro caso umano è provvidenzialmente scorto dall’altare, da dove il Gran Cerimoniere impugna il microfono e chiede alla sicurezza
PAUSA: La sicurezza.
Il sistema d’ordine della celebrazione è affidato a 3 categorie di persone. Non sono le caste indiane (qua a Pt Blair si avvertono meno che nell’India continentale), non sono Genova Social Forum, polizia comunale e Black Block, bensì polizia locale, a sua volta tenuta lontana dal servizio d’ordine diocesano (coadiuvato da una ragazza somigliante a Giorgia) e suore d Madre Teresa. Il cui ordine avrà pure un nome, ma nella notte e senza google, dovete accordarmi dei margini d imprecisione. Le suore d madreteresa, infatti, affiancano il corteo e lo incoraggiano ad andare nella direzione esatta. Con la loro pacatezza si potrebbe mettere in dubbio la bontà del loro operato, ma ho il sospetto che dietro il loro sorriso sparino una raffica di preghiere allo Spirito, che distoglie i più facinorosi dalla tentazione di fermarsi ad allacciarsi una stringa o di girare a dx a guardare il panorama e li riporta a sx, ordinati e compatti.
Schiaccia start, riprendo.
Il Gran Cerimoniere impugna il microfono e porta all’attenzione di Giorgia “Mr Alberto”, chiedendole di venirci a recuperare. Ed è allora che qsta donnina viene nella nostra direzione e ci indica la via, ma per raggiungerla bisogna camminare su persone e vestiti della festa e stare in piedi, soprattutto. Arrivato presso di lei le allungo la mano in cerca di un sostegno, lei avvicina la sua mano alla mia, ma non la tocca, per cultura, e un sostegno psicologico in hindi non era esattamente ciò di cui necessitavo. M’appoggio così alla spalla di un uomo e raggiungo l’isolotto di sedie che l’organizzazione aveva riservato a noi. Da qui vi scrivo ora, mi ero premunito di arrivare con libri da leggere e carta da scrivere. Ma la carta è già praticamente finita. Non perché abbia scritto tanto, ma perché sono stato in bagno, qua dietro, nella giungla e.
Faccio in tempo solo ad aggiungere un quadretto mieloso in cui siamo incappati ieri: salendo le scale abbiamo trovato due poliziotti imboscati a scambiarsi effusioni. Che bel posto, Pt Blair.
Ce l’ho, ce l’ho, mi manca.
sabato 16 gennaio 2010
2010 01 15 andamanuale
Sì vabbeh, ho capito, 6 sulle Isole Andamane. Ma invece d scrivermi le tue fantastikerie, convincimi della loro esistenza.
“L’India è un sacco di roba”, butterei lì, se non stessi scrivendo sul blog d Caritas.
HAN: Quanta?
LUKE: Beh, più roba di quanto tu riesca a immaginare.
HAN: Guarda, ragazzo, che io me ne immagino un bel po'.
LUKE: La avrai.
HAN: Un bel po'?
LUKE: Contaci.
HAN: Okay, ragazzo, ma è meglio che non racconti delle balle.
LUKE: D'accordo.
HAN: Qual è il tuo piano?
Il mio piano è piantarla colle citazioni ciematogra fike e spiattellare che io non conosco l’India, e manco le Isole Andamane. E però ho 8 giorni per scrivervene, qdi è meglio che v butti giù qualcosina, giusto per dare un’idea dell’ambientazione. Il problema si riproporrà tra 9 giorni per la Thailandia, ma ho l’impressione che della Thailandia non venga messa in dubbio l’esistenza.
Qualcosina sulle Isole Andamane e Nicobar.
Abitanti (2001): 3,56,256
Punteggiatura numerica: bizzarra
Abitanti tribali: 30,000
Distante in linea d’aria da Chennai: 1200km
Numero isole da cui sono composte: 556
Superficie totale: 8,249
Superficie coperta da foreste: 7,177
Se fosse un animale sarebbe: un Dugong (alias “mucca marina”)
Se fosse un volatile sarebbe: un piccione andamano del legno
Se fosse un albero sarebbe: un padaukCredo sia un gioco simile a quello fatto l’anno scorso, ma tantè.
C'e' molta gente per la strada, e qdo ce ne e' ancora di +, ci si muove pianissimo, spostando i piedi di pochi cm. Ma se non lo si fa, perche' si vuole aspettare di disporre di almeno 12cm, si sta certi che qualcun altro s'infilera' in quello spazietto. Le auto strombazzano allegramente, i camion hanno scritte sul retro che invitano a suonare il clacson.
La sensazione vigente oggi è stata quella di avere prolungato il Natale: lucine e decorazioni dovunque, presepi e babbi natale per la festa di Padre Alex.
Il fraintendimento giornaliero mi ha voluto involontario corteggiatore di un ragazzo. Ma ci vogliono ben più che questi pochi minuti per dettagliare.
Mannagg, devo volare, non riesco ne' a leggere commenti ne' a postare le foto.
venerdì 15 gennaio 2010
bella, ciao
2010 01 14, 22e34, Port Blair
Il giorno in cui vai ad Est e' un giorno corto. Il fuso orario sposta le lancette in senso orario e t trovi nella notte senza sentire d avere pienamente vissuto il giorno. Uh. In compenso continuano a portarti da mangiare. Non pasti da nozze, ma neanche da funerali. E poi le ostess passano per il corridoio sparando deodorante sul soffitto.
E fu sera e fu mattina. E noi non dormimmo. Nel chirurgico incastro di voli non riusciamo ad essere indisturbati per più di un’ora e mezza, e ciondolanti ci ritroviamo già a Port Blair, capitale delle Isole Andamane e Nicobar, un’India a portata di uomo (...). Siam qui anche per il 25° anno della Diocesi, siamo qui anche per il 25° anno di vescovado di Monsignor Alex Diaz. Mi crolla la testa dal sonno e devo ancora lavarmi la biancheria, ma sento il dovere impellente d’informarvi che in occasione della nostra accoglienza ho cantato una canzone col mio Direttore Roberto D’Avanzo. Lui alla chitarra, io al microfono. Ad una platea indiana che batteva ritmicamente mani&piedi.
nb.. Le foto arriveranno
Il giorno in cui vai ad Est e' un giorno corto. Il fuso orario sposta le lancette in senso orario e t trovi nella notte senza sentire d avere pienamente vissuto il giorno. Uh. In compenso continuano a portarti da mangiare. Non pasti da nozze, ma neanche da funerali. E poi le ostess passano per il corridoio sparando deodorante sul soffitto.
La mutanda mi chiama, saluto.
paolo
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