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mercoledì 8 dicembre 2010

A Chennai farai

Lista dei supposti professionismi incrociati all’aeroporto di Chennai, in India

Il salutatore

Lo spostafile

L’apritore di passaporti

La controllora di passaporti

L’indicatore di valigie

Il porgitore di valigie

Il portatore di valigie, portante anche un cartello metallico lungo 2 metri con sovrascritto “portatore di valigie”

L’estirpatore di bigliettino nel passaporto

Il guardatore di viaggiatori

I guardatori di sé nel riflesso del vetro

L’ammiraglio controllore di biglietti aerei e riprenditore di addetti a qualcosa cercanti di bigiare il lavoro

Gli addetti a qualcosa

Lo scivolista

La scrutatrice di valigie

La supervisor del transfer di valigie che si dimentica di timbrare i biglietti

La militare cercante i timbri sui biglietti

Il militare non parlante

Alberto&Paolo


Virtuosismi da parabrezza

domenica 28 novembre 2010

Sriligioni

Lo Sri Lanka ospita numerose confessioni. Non spontanee rivelazioni rispetto a misfatti passati, bensì religioni con verità e riti relativi.


Mi reco in un tempio buddhista, e a piedi nudi mi acciambello a fianco degli oranti (o tecnicamente forse solo recitanti). Da cattolico so non essere presente il Santissimo, ma da uomo vi percepisco una sacralità. Se vivessi in un Paese senza chiese, preferirei pregare in templi di altre religioni o in luoghi non dichiaratamente religiosi? E se un fedele di un’altra religione, che so, un induista, sentisse parimenti il desiderio di pregare i suoi dei in una chiesa cattolica, che effetto mi farebbe?

Beppe ci racconta come la bestemmia esista solo in Italia, e Alberto si chiede quante preghiere ogni secondo vengano pronunciate sulla Terra. E verrà un secondo in cui, invece, la linea sarà libera? E un primo?

Un monaco dagli occhi truccati c’invita ad entrare a casa sua, il sacerdote che ci accompagna è suo amico e lui vuole fare la nostra conoscenza. Il sacerdote ci spiega come in ogni chiesa ci sia chi cerca più appassionatamente il dialogo e chi guarda ad esso come una deviazione dalla propria missione.

Scopriamo che “Dagoba” non è solo il nome del pianeta in cui Luke ha conosciuto il maestro Yoda, ma anche di alcuni cupole buddhiste dalla guglia prominente, di cui abbiamo visto un gran bell’esempio ad Anuradhapura.


2° me contengono qualche arma segreta che l’ONU sfodererà qdo gli alieni proveranno a sottometterci nel 2012 m.d.C. Qua c’è chi dice rappresentino il corpo del Buddha (…) chi crede rappresentino i 5 elementi.

- 5 elementi?
- Cosa ho scritto?
- Troppo cinema.. Quale sarebbe il 5°?
- Il nulla
- Il nulla non vale
- Quanto tempo mediti?
- Bella domanda. Vale tutto? Un’ora.
- Al giorno?
- Alla vita

Accendiamo un lumino che un solerte cacciatore di turisti ci offre. Il mio non prende fuoco, allora provo ad appizzarlo da quello di Alberto. Ottengo il risultato di spegnerlo. Il cacciatore ci soccorre e, riaccesi entrambi, sentiamo uno scroscio nel cielo. Sperando che la cupola non si divida (non siamo pronti per l’invasione), capiamo che ad Anuradhapura abbiam dato tutto.


Paolo

ps. A Badulla, prima di iniziare le lezioni, gli studenti meditano per un’ora in piedi, immobili ed eleganti nel portamento e nella loro divisa scolastica “so Brit”

Foto di Alberto Minoia

Su al Nord

Anuradhapura, 23 novembre 2010

Un po’ x scrivere un post ad “Anuradhapura” (che il correttore ortografico di Word2007 già conosceva), un po’ x scrivere che del lembo di missione al nord, a Jaffna e a Kilinochchi (che il correttore ortografico di word2007, a qsto punto con l’iniziale minuscola, non conosceva, con mio sentimento di rivalsa), non se ne potrà scrivere. Perché è meglio di no, ci viene spiegato. E noi, dalla zona militarizzata dello Sri Lanka, non si può che obbedire. L’unica nazione che ha sconfitto il terrorismo, vien detto da una parte.

Tra le cose che non si possono scrivere ci sarebbe sincero apprezzamento per alcuni, non perché a loro cambi qcsa (beh, purtroppo sì, ma forse in peggio), ma x la dedizione ammirevole alla propria missione. Con un pezzo di bomba nella testa e cicatrici nel cuore.

E poi i bambini, che sono coloro che le guerre meno le possono capire e più se le portano addosso, svuotati di anni di sorrisi e di corse alla porta di casa. Giocare con loro non era richiesto dalla missione, ma l’ha spruzzata di un senso, emotivo, che non vorrei smarrire.


Sempre lodato sia il cicicicià.

Un’immagine memorizzata in qste giornate è una ragazza con una maglietta nera di google che passa sotto un arco artigianale creato con il corpo ferro che sostiene le catene due altalene, con le stesse ormai inestricabilmente arrotolate sopra, gingilli che guerra e tecnologia, dove autonome, dove compresenti, rendono decadenti ornamenti delle odierne cittadine.

Salendo al nord si avvistano con frequenza cartelloni pubblicitari volti verso i mezzi che arrivano. Spot di assicurazioni e telefonini e shampoo. Nel nulla delle brughiere bruciate dagli scontri e delle paludi abbandonate ad antiche solitudini, la vita riprende a rilucere dai cartelloni rappresentanti occidentali sorridenti.

Beppe ci ha omaggiato di un quaderno fatto al 50% di sterco riciclato di elefante: in Sri Lanka i 2800 elefanti rimasti sono considerati animali nobili e cortesi, meno che dai contadini, che ne invocano il trasferimento. Si dice che questo sia l’unico posto del pianeta dove puoi avere le balene davanti e gli elefanti dietro. Non una posizione esattamente comoda.


Badulla, 24 novembre 2010

I pachidermi sembra che portino fortuna perché vicini alle nuvole, e quindi alla pioggia. Certo è che forse ne portano troppa, considerati gli allagamenti a Colombo di oggi e la nostra traversata a sud in macchina fino a Badulla, contro muri d’acqua e banchi di nebbia. Ha smesso di piovere solo nelle occasioni di visite in cui dovevamo avanzare a piedi scalzi, per poi riprendere burlone quando ci trovavamo troppo distanti dalle nostre scarpe sportive.

Talvolta una statua gigante del Buddha inframezza il panorama. Altrimenti tutto verde. Alberto ipotizza che il verde nasca da qua e poi venga esportato. Certamente questo succede con il tè. Quello verde e quello nero.


Paolo

Foto di Alberto Minoia

domenica 21 novembre 2010

Oh, Kandy!

Poi andiamo a Kandy, nel bel mezzo dell’isola, all’altitudine di mezzo km, resistita alle occupazioni straniere 3 secoli + del resto del Paese.

Giusto per: la nostra visita a Kandy non ha niente a che vedere con il pullulìo di cartoni animati vintage sulle immagini di profili facebook; quella è Candy. Ci dà invece da vedere un pullulìo di animali: elefanti, similiguana, scimmie, scoiattoli. Niente draghi o lupi, ma qsta è la fine.

Qsto è l’inizio: ci rechiamo in treno, ed è un bel recarsi: la nostra carrozza di seconda classe è confortevole e ci dà modo di osservare il panorama alla comoda velocità media di 28 kmh. L’unico mezzo di trasporto, 2° Alberto, sul quale è possibile fare girare l’hula hop da fermi.

Dettaglio della cucina del Seminario cattolico di Kandy, di Alberto Minoia

A Kandy vi è il seminario nazionale srilankese, dove siamo ospitati dal premuroso Father Raveen, e il Tempio del Sacro Dente, per la precisione il canino sx del Buddha. Lo Sri Lanka è (ancor di + dopo il conflitto interno concluso nell’aprile del 2009) un Paese a maggioranza buddhista, ed abbiamo occasione di visitare tale reliquia. Questa è conservata, piccola matrioska, dentro 7 scrigni dorati e quindi non visibile.

Lo spettacolo più interessante è costituito dalla situazione sociale che si crea nell'ambiente adiacente: si tratta di uno spazio poco più ampio di un corridoio ad un lato lungo del quale stanno i fedeli, in contemplazione, mentre al centro dell’altro lato lungo lo spazio con il venerato dente, dietro una coperta di fiori. E fin qua, nulla di rilevante. Ma in mezzo al corridoio ci stanno i turisti (“occidentali” e asiatici) meno toccati dalla sacralità della (circo)stanza che, armati fino ai ***** di tecnologia, fotografano gli scrigni. E anche qua: può indispettire, ma è un classico dell’arte religiosa: se esposta in luoghi di culto si presta, quando non è proibito, ad essere contemporaneamente oggetto di preghiere e flash. La mia sorpresa sta nel fatto che il mirino degli apparecchi era sovente puntato sulle scimmie aggrappate fuori, nell’apparente indifferenza verso il raccoglimento dei credenti (perché in Sri Lanka il Buddhismo è considerato “religione”), davanti ai quali si sostava rumorosamente.

Dettaglio della camera del Sacro Dente, di Alberto Minoia

Scritta temo non renda, ma non c'è tempo per perfezionare; e c’è anche da dire che parevamo gli unici stupiti da tutto ciò e forse dovrei meditare a riguardo. Intanto, dopo avere filmato la scena (...), l’ho scritto qua. A fianco di 1 avvertimento maschile: ricordatevi di portare mutande quando andate in Sri Lanka. E se doveste accidentalmente –capita- dimenticarle e non aveste raggiunto –capita- considerevoli picchi di sobrietà nello stile di vita, acquistatele di misure enormi, a prescindere dalla vostra –capita- virilità. Pare che il bacino srilankese sia insospettabilmente stretto. Un bacinino. O che il negozio vendesse abbigliamento per minori, ma preferisco non pensarci.

Siam certi che il nostro inglese risulta incomprensibile ai più: le mie battute migliori ieri sono state accolte con incorrotti silenzi dall’assemblea di seminaristi (e la buona sorte vuole che io non rida delle mie battute); c’è da registrare, però, lodevoli tentativi di italiano da parte di 1 aitante studente che ci ha raccontato di conoscere un lupo che aveva a che fare con un drago e per questo era spesso fuori di testa. Agli strabuzzamenti miei e di Alberto ci ha tradotto in inglese che conosceva un gruppo di tossicodipendenti.

Ci siamo divertiti: un po’ di interreligiosità qua a Kandy che quella si può scrivere (rimangono rispettosamente nella tastiera le centinaia di freddure con "denti"), ma ne servirebbe di più. E di trasversalità mediatiche. E quelle, invece, bastano così.

Kandy, oh Kandy, nella vita sola non sei,
anche nella neve più bianca, più alta che mai
Kandy, oh Kandy, che sorrisi grandi che fai,
che sapore dolce, che occhi puliti che hai...


Paolo

mercoledì 3 febbraio 2010

Ti piace vincere facile?


Scuola calcio Bang-dong. Iscrizione gratuita aperta a Mr. Pao Loo e a uomini birmani di età non superiore ai 12 anni. Ogni allenamento durerà 12 minuti. Per info rivolgersi a Mr. Alber Too.

giovedì 28 gennaio 2010

!ncredible Thailand

Con questo post inauguro "Incredible Thailand": scorci intravisti dalla mia camera durante la missione nel Sud thailandese. Portarvi con noi non è possibile, provo così a mandare nelle vostre case qualche mio sguardo.

Alberto

giovedì 21 gennaio 2010

2tto

Lungi dal ritenerlo interessante, trattasi duno sperimento: Alnberto e Paolo provano a parlare (...) trascrivendo tutto quello che si dicono sulla tratta navale port Blair – Havelock.


Pasta del capitano: data astrale di Incredible !ndie 2010 01 20, nave stellare Silver Spring.




ALBERTO: È difficile scrivere di questi giorni. I festeggiamenti hanno preso il sopravvento su tutto&tutti; e forse è giusto che sia così.


PAOLO: Per me i primi giorni di un viaggio sono quelli in cui + mi colpisce l’intorno. Sull’aereo ero ancora dentro me (in me) e sbrodolavo un post sulla “velocità”. In sti giorni scriverei tutto quello ke vedo e ke mi sorprende, x’ mi assuefaccio sveltamente e tra una settimana la fogna a cielo aperto non mi lascerà lo stesso stupore.


A: Questo duetto somiglia ad una partita a scacchi, senza né vincitori né vinti, ma solo abili giocatori che tramano colle parole altrui.


P: Le mie parole sono mie.


A: Bene. Posso dormire?


P: Sì.


A: Si percepisce in giro un’aria di omologazione, soprattutto da parte dei giovani, ma anche gli adulti fanno la loro parte. Il modello “omologo”, un po’ come il brutto anatroccolo, è l’europeo in gita.


P: Mmm.. non parlerei di “tendenza all’omologazione” qua. Penso all’omologazione quando una società propone acriticamente modelli culturali esterni nella moda, nella fruizione televisiva, nella musica, nello sport. Addis che si divide ferocemente tra tifosi dello United e dell’Arsenal, i bosniaci che accolgono gli italiani cantando “Lasciatemi cantare”, i giovani tanzani che facevano hip hop.. Qua c’è una certa reinterpretazione, mi pare.


A: Sì, però per quanto riguarda la modernità, la tecnologia..


P: Anche se forse sono più evidenti nell’India continentale che nelle Andamane..


A: Questo ci porta al tema dell’Incredible !ndia: quante Indie ci sono? La tecnologia, l’omologazione, hanno a che fare solo con una piccola parte della popolazione, la maggior parte degli indiani vivono con costumi e tradizioni propri. Tutto qua ruota intorno a Port Blair, che invece brilla di luce propria: ha una sua storia, fatta di occupazione inglese e giapponese. Mentre le altre isole sono satelliti meno importanti e distanti. Basta percorrere pochi km e allontanarsi poco dalla città per avere prospettive e panorami altri. Silenzi e rumori diversi, suoni e colori.


P: Penso al sempreverde discorso sull’Africa, al cosa vuol dire essere stato in Africa, quando gli Stati al suo interno sono numerosi e tra loro diversissimi. L’India si sviluppa su un territorio più contenuto ma la popolazione è maggiore. Molte delle riflessioni provocatemi dalle Andamane si appoggerebbero su un confronto con l’India che non conosco. Tergiverso a dire di essere stato in India senza affrettarmi a precisare che son stato nelle Andamane. Se invece che qua fossi stato solo.. che so, a Calcutta, sarei tranquillo nel rispondere affermativamente a chi mi chiedesse se son stato in India. Qua siamo a 1200 km da Chennai e 300 dalla Thailandia..



A: Sarebbe interessante conoscere meglio l’India e capire dove va: queste Incredible !ndie hanno molte chiavi di lettura e vanno prese come una terapia a piccole dosi. Mi viene in mente una battuta che abbiam sentito in questi giorni da turisti che commentavano tra loro “Guarda, anche l’indigeno viene a prendere il caffè”. L’India si presta molto a letture superficiali & banalizzanti, soprattutto se si ha la pretesa, la fretta, in qualche caso la presunzione di capire tutto subito.


P: Anche se poi le prime esclamazioni spontanee son superficiali per forza di cose: il tempo aiuta ad andare in profondità.


A: Secondo me dalla nostra cultura italiana ci approcciamo superficialmente perchè stiamo perdendo una dimensione per me essenziale della vita: lo stupore, che vuol dire la capacità di mettersi con predisposizione ed umiltà in ascolto di ciò che ti sta succedendo, di ciò che ti accade.


P: Anche Martini insiste sull’importanza del non perdere la capacità di stupirsi. Mi viene in mente l’emozione di ieri, del trovarmi di fronte alle donne dei Self Help Groups: percepivo vivamente una situazione che definirei quasi di privilegio nell’incontrare.. no, nello sfiorare, nel condividere la presenza per qualche minuto con persone portatrici tanto lontane di fatiche loro, di loro idee di bellezza. Per dire solo due cose.


A: Quello che mi fa riflettere, condividendo il tema di questa bellezza, è come in questi fugaci incontri si possa materializzare l’anonimo obolo della vedova, nel senso che un gesto di solidarietà fatto nell’anonimato ha permesso a queste donne di realizzare alcuni sogni essenziali per la loro vita. Allora il grande senso di responsabilità che ci deve accompagnare essendo testimoni privilegiati di questo scambio. E quindi il dovere, l’impegno di fare da ponte, da ripetitore, antenna, tutto ciò che può servire a trasmettere, riprodurre in modo più autentico possibile, le sensazioni di questi incontri, queste apparizioni.


P: Per cui anche il blog. Quando ero lì e loro parlavano in hindi al traduttore, una delle Babilonie in cui mi perdevo era il chiedermi come loro ci vedessero. Oltre che provare a trarre dai pochi indizi di cui disponevo elementi della loro quotidianità.


A: Magari ci vedevano come i Re Magi, visto il periodo… Ma forse non è mica tanto una battuta.


P: Poi mi chiedo..


A: ..chi si leggerà mai questo post?


P: Eh, eh, però noi scriviamo per noi stessi..


A: Scrivi: “essendo fondamentalmente egoisti”.


P: Poi mi chiedo..


A: Sono tuoi questi occhiali? Sembrano un po’ da femmina!


P: In realtà non ricordo, però confermi di essere legato ad una classica divisione in 2 generi. Mi chiedo: incontri così brevi, dove noi arriviamo armati di taccuino, macchina fotografica e telecamera, come alberi di Natale..


A: ..per rimanere in tema coi Re Magi? Forse sarebbe meglio specificare che è una battuta…


P: No, è sarcasmo, se si specifica, lo scritto perde di ritmo ed è un po’ un sottovalutare il lettore


A: Siccome non vogliamo sottovalutare il lettore d’ora in poi non lo sottolineeremo più


P: Quello che mi chiedevo è: come trasmettere una sensazione, un incontro così breve come quello dell’altro giorno?


A: Certe volte ci si deve abituare alle sensazioni brevi. Vuoi che riusciamo a prendere l’acqua? Con questo nuvolone.. Mi sa che siamo arrivati.