venerdì 16 aprile 2010

Prendi il lato "Coca Colla" della vita


Una cittadina di La Paz bevendo Coca Colla. - Efe Agencia


In Dicembre 2009 anche Corriere.it dava la notizia della nuova bevanda boliviana chiamata "Coca Colla", ecco un pezzo di un articolo del quotidiano "Los Tiempos" di oggi ( 16/4/2010):


L'impresa Boliviana "Organización Social para la Industrialización de la Coca" (Ospicoca) iniziò la vendita su grande scala della bevanda energetica "Coca Colla", prodotta con estratto della foglia di coca (...)Il presidente di Ospicoca, Víctor Ledezma Fuentes, ha spiegato che l'obiettivo principale della organizzazione è promuovere l'industrializzazione della foglia di coca per mostrare le sue qualità e cancellare lo stereotipo del narcotraffico."La coca es nuestra, la coca es producción boliviana y mayormente se produce en el Collasuyo", ha detto Ledezma al giustificare il nome della bevanda, per la sua similitudine con la Coca Cola.Il Collasuyo era il nome della regione andina del continente che usavano i popoli indigeni prima della colonizzazione spagnola e oggi in Bolivia serve per identificare gli abitanti aimaras e quechuas dell'occidente boliviano.
Il terzo lotto messo in vendita conta con 30 mila bottiglie di "Coca Colla" di mezzo litro ad un prezzo di 10 boliviani, ossia, un dollaro e 40 centesimi, e il prossimo carico sarà di 100 mila bottiglie. (...)

La coca ha in Bolivia usi medicinali e culturali, i "campesinos" e i "mineros" la masticano abitualmente per mantenere un alto livello di energia e non sentire la fame durante molte ore, però è anche destinata al narcotráfico per la produzione di cocaína.

Traduzione da "Los Tiempos.com" 16/4/2010


Si cerca in qualche modo di coprire alla comunità internazionale ( perché qui lo sanno tutti) l'aumento indiscriminato della produzione di coca destinata al narcotraffico.

Momenti di cambio e di incertezza in Bolivia che non si sa dove porteranno. Per quanto riguarda il problema narcotraffico, nelle città più grandi come Santa Cruz e Cochabamba in molti hanno iniziato a consumare cocaina, la preoccupazione per questo "passaggio" aumenta.




giovedì 15 aprile 2010

MATIOSH


I kaqchiquel per non soccombere si allearono con gli spagnoli e accettarono di lottare contro i loro stessi fratelli, i maya Kichè.
Vinsero la battaglia ma agli uomini barbuti venuti dal mare non bastava, volevano anche il loro oro, i loro figli più forti e le loro donne.

Di ritorno dopo le vacanze di Pasqua intorno al centroamerica, nelle meravigliose terre dei Maya dove ad ogni passo si respira storia e arte di una cultura non ancora perduta per sempre e misteriosamente conservata in una lingua che invasioni sanguinarie di antichi e nuovi esploratori non sono ancora riuscite, nonostante tutto, a cancellare. Dico nonostante tutto perchè per secoli si è tentato di sradicare queste lingue in favore dello spagnolo o dell'inglese e se sono sopravvissute è solo grazie allo scambio orale di famiglie determinate a non sparire.

I nuovi esploratori sono pacifici, non vengono con armi e sono amanti del centro america, dei suoi laghi e vulcani, dei suoi fiumi in mezzo alla natura selvaggia, delle sue antiche rovine Maya, delle onde e delle birre gelate sulla spiaggia,dei suoi prezzi bassi..
Its cool, really!
Wanna surf and visit maya ruins?
You can do it!
Lasciano molto dinero in queste terre, non contrattano con i taxisti e adorano le leggende sulla dea Luna.
Del centro america portano a casa ricordi indimenticabili di viaggi e traversate avventurose.
Sono di poche parole con i locali però si fermano volentieri a parlare con i turisti, una mattina possono capitare in una città evidentemente in festa e galattico subbuglio per l'evento dell'anno: la visita della moglie del presidente. Possono visitarne la piazza centrale e molte altre cose meravigliose e ripartire il giorno dopo senza averne saputo niente..
Con i nuovi esploratori gli indigeni non sono molto ospitali. Altri, più moderni, hanno imparato a sorridere dopo aver chiesto una quantità di denaro adeguata e storcono il naso se per caso si vuole lavare i panni a mano. Con 5 pesos te li lavano alla lavanderia..

Io e Salva, il mio compagno di viaggio, facciamo parte di questo squadrone di grandi esploratori, ce ne accorgiamo da come ci guardano i figli dei kichè quando saliamo sul bus per Chichicastenango il giorno del giovedì santo..
Il giorno è uno di quei giorni dove la gente delle campagne si reca con tutta la famiglia in paese per assistere alla processione ; il bus è uno di quei bus raramente frequentati da turisti.

-Buenas dias...sorriso
... (sguardo serio diffidente)
-desculpe, usted es de aquì?
... (sguardo perplesso diffidente)
-ehm..me entiende?
... (sguardo in cerca di salvezza intorno a sè, meno diffidente)
-sorriso- habla Espanol usted?
... (timido sorriso, sguardo sorpreso al vicino di posto, sguardo a me)
Si
(sorriso)

-A, entonces si, me entiende!
Como se dice gracias en su idioma?
... (sorriso meno timido) Matiosh!
_ eeeh, que fuerza, Matiosh!
Super sorriso.
Y como se dice in Ingles?

A quel punto ci accorgiamo che i bambini prima intimoriti ci sorridono divertiti.
Mi perdo nei sentimentalismi:
suerte di essere stata ammessa ai codici segreti di una dimensione che vive ai margini del mondo,milagro dell'incontro quando si è consapevoli di essere ospiti e non proprietari, belleza dello scambio anche sotto strati di sfiducia, paura e diffidenza che sembrano vecchi di secoli..

La maggior parte degli "esploratori" che passano di qui non sanno parlare lo spagnolo e sono abituati a pagare per quasiasi cosa, anche per una indicazione..
Fanno domande e danno per scontata una risposta.
Ma la risposta non è scontata quando si ha a che fare con persone che visitano senza coscienza della storia nè rispetto delle tradizioni, visitatori spenti che non conoscono e nemmeno vogliono conoscere le usanze del popolo che vanno a visitare, per quanto lontane..
Con quale gioia posso Accogliere qualcuno che non chiede accoglienza per il semplice fatto che non lo ritiene necessario..l'accoglienza la da per scontata..l'accoglienza se l'è presa.

Un tempo fù con i bastoni di fuoco..

martedì 13 aprile 2010

Voi non sapete cos'è la mia città


stormi di piccioni volano in circoli sempre più ampi, per poi tornare da dove sono venuti
aquiloni altissimi che non si capisce da dove partano né dove vogliano andare
il sole che si oscura l'aria pesante e la tempesta di sabbia che riempie i polmoni e la casa
poi all'improvviso di nuovo l'estate
poi all'improvviso di nuovo l'inverno
i bambini vanno e vengono da scuola a piedi da soli poi nel pomeriggio giocano in mezzo alla strada
un cane abbaia
l'acqua a Jebel al-Lweibdeh arriva il mercoledì sera
case moschee chiese scale salite discese ancora case cortili giardini automobili
poi all'improvviso una bicicletta
il verde che non ti aspetti
i gelsomini in fiore
l'alba ha l'odore del pane e della polvere
le donne riempiono i saloni di parrucchieri il giovedì pomeriggio poi escono nel vento velate
le sere illuminate dai colli
Jebel Qalaa
Jebel Hussein
Jebel Amman
Abdoun
Al-Shmeisani
Umm Summac
Umm Raed ci fa il té tutte le mattine
le madri qui sono madri per sempre anche nel nome
la famiglia
pranzo da Hashem, falafel e hummus
milan o inter
real madrid o barcelona
fairuz solo la mattina
l'houd da Jafra
andare via da Amman
tornare sempre ad Amman




la nonna del beduino
mio padre era nell'esercito. quando è tornato a casa, ha portato con sé una radio. ascoltava sempre Umm Kulthum. una sera si è addormentato con la radio accesa e mia nonna è andata e l'ha coperto. poi ha coperto anche la radio. ma la voce di Umm Kulthum si sentiva ancora. allora ha messo un'altra coperta sulla radio. ma si sentiva ancora. ha continuato a mettere coperte finchè non ha sentito di nuovo il silenzio del deserto.
la mattina dopo, mia nonna è andata da mio padre per lamentarsi di quella donna nella scatola che aveva continuato a lamentarsi tutta notte per il freddo.

lunedì 15 marzo 2010

Il Libano, Israele, gli indiani..e una mucca!

E' un articolo un po' datato, risalente all'estate scorsa, ma con un suo perchè..

Libano-Israele: tanto rumore per… una mucca!
di Lorenzo Trombetta
Rubrica Damasco-Beirut, Limes

Turbanti blu indiani della missione Onu schierata nel sud del Libano (Unifil) intenti a spargere sale su una vacca 'israeliana', morta dopo esser scivolata in territorio libanese: non è il titolo dell'ultima fatica cinematografica di Lina Wertmuller, ma la scena che si è presentata lo scorso 19 agosto a un ipotetico passante lungo il settore orientale della Linea Blu di demarcazione tra il Paese dei Cedri e lo Stato ebraico.

Vittima dell'arsura ferragostana, una mucca assetata proveniente dalle colline di Kfar Shuba, rivendicate dal Libano e occupate da 42 anni da Israele, è scesa a valle verso un fontanile in località 'Bab Hassan' (la porta di Hassan). Alla vista dello specchio d'acqua, la mucca sembra abbia inciampato scivolando in un 'wadi' solitario. Sotto il sole e forse con uno o più arti fratturati, l'animale è presto passato a miglior vita, offrendo il suo corpo all'appetito di rapaci e altri animali che popolano uno dei confini più caldi del Medio Oriente.

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sabato 13 marzo 2010

Il sole a strisce.4


Ci sono cose che spesso sottovalutiamo, o addirittura non consideriamo.
Riusciamo a concentrarci così tanto su quello che stiamo facendo, da tralasciare i particolari, non accorgerci di tutto il resto. Ci facciamo prendere dal ruolo che ricopriamo che tutto passa in secondo piano.

Io visito prigioni e prigionieri.
Io so tutto di prigioni e prigionieri.
Il mio lavoro è visitare prigioni e prigionieri.

Ho visto sua madre, suo padre, i suoi zii piangere per lui e cercare conforto presso il prete giordano che era venuto con noi. Ho provato pena per quella famiglia divisa dal vetro del parlatoio. Ho detto a quella donna vecchia e stanca, in italiano, che tutto si sarebbe sistemato. Credevo che fosse importante dirglielo. Anche se non capiva le mie parole.

Ho finito di tradurre la relazione che il prete ci ha mandato su di lui.
Ha ucciso la sorella perchè l'ha trovata con un uomo che non era il marito.
Lavare l'onta nel sangue, per cosa? Per le sorelle nubili. Per un nome.
Con l'intera famiglia dalla sua.

No, non credo più che tutto si sistemerà.
Non so più cosa sia importante dire. O fare.
In un paese dove l'onore della famiglia vale più del sangue di una figlia.



mercoledì 10 marzo 2010

La lluvia empieza con una gota, y luego...


Giornata piena di pensieri, oggi...

Sto aspettando che la torta nel mio forno finisca di cuocere; la sto preparando per una donna speciale: suora, ma in un certo senso madre e nonna, incredibilmente allegra, energica, affettuosa, attenta ad ogni persona; lei mi ha aiutato a entrare in questo strano, a volte incomprensibile "mondo nica", ha saputo capire le mie difficoltà e trovare 5 minuti, sempre, per ascoltarmi, consigliarmi, incoraggiarmi. Domani è la sua festa di despedida: dopo due anni dedicati alla gente di qui ritorna al suo paese... non vorrebbe, ma il clima di qui le fa male alla salute e ad una certa età bisogna tenerne conto...

E' a lei che sto pensando in questo momento, ma anche e soprattutto alle donne di Nueva Vida: donne spesso senza uomini o con uomini che "ci sono e non ci sono", mamme giovanissime, costrette a mandare avanti tutto da sole. Vedo una grande forza in questo, ma anche fragilità, rassegnazione al proprio destino, impossibilità di vedere un'alternativa...


"Lui mi picchiava, una volta mi ha quasi spaccato un rene a calci, non ho potuto alzarmi per una settimana, poi se n'è andato con un'altra, siamo stati separati per un pò ma alla fine è tornato e siamo tornati insieme..."

"Perché?" - le chiedi-

"Voleva vendere la casa, ho tre bambini piccoli, non sapevamo dove andare..."


O ancora: lei ha vent'anni, due bambini di due padri diversi, nessun uomo; sta parlando con un'altra donna di farsi sterilizzare, l'altra le dice che è troppo giovane, lei l'ha fatto ma devi aspettare i 26 anni e alla fine le dice "Te ne mancano ancora 6, hay que cuidarse..." Devi stare attenta, tu, perchè chiaro, qui ricade tutto su di te... se rimani incinta è perchè non ti sei cuidada abbastanza, sembra quasi che non ci sia nessuna responsabilità maschile nella cosa... ma è difficile cuidarse se lui di usare il preservativo non ne vuole sapere e tu gli dirai di sì comunque, perchè senza un uomo non sei nulla...


Questi sono i presupposti, stratificati dalle generazioni e cementati dalla povertà, che ti fa vivere l'immediato e nient'altro, senza prospettive, senza futuro. Qui si lavora a partire da questi e si cerca, con decisione, di trovare uno spiraglio per uscirne...


Ieri abbiamo festeggiato il Dia de la Mujer con le donne dei nostri progetti di Lactancia Materna e Mujeres Comercializadoras. Abbiamo chiesto ad ognuna di dirci una cosa che sa fare bene e una che le piace o le piacerebbe fare; abbiamo riflettuto sul fatto che ciascuna di noi ha valore, che sa fare qualcosa e lo sa fare bene, che è importante fare cose che ci piacciano e ci facciano sentire bene... Può sembrare una cosa semplice, però è piaciuta molto: a loro, ma anche a noi, perché ci siamo trovate di fronte donne con voglia di andare avanti, di essere autonome ed economicamente indipendenti, donne un pò più convinte di essere qualcuno anche senza una presenza maschile accanto...


E' vero, una giornata non cambia le cose e tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare...però, come dice il manifesto che abbiamo appeso nell'ufficio dove accogliamo le donne tutte le mattine, la lluvia siempre empieza con una gota...