domenica 17 gennaio 2010

dove i poliziotti si amano

2010 01 16, 10e31, Pt Blair

Giornata impegnativa, oggi. Sveglia alle 5 e30 per partecipare, su Hope Island, alla prima delle celebrazioni per il giubileo argenteo del Vescovo Alex Diaz. Io e Alberto rimaniamo dietro ai nostri connazionali (hanno accolto l’invito anche Caritas Como, Inzago e Magenta), distratti con commenti pertinenti quel momento di festa cui la popolazione locale ha aderito con slancio; seguitano difatti ad entrare frotte di donne dai sari multicolori e uomini incamiciati. Nella chiesa in breve saremo in 3,500 e tra tutti noi uno solo indossa la Tshirt.



E poi la seduta.

In 3,500 si siedono. Ed io e Alberto, impegnati a considerare quale fosse la postazione migliore, ci troviamo improvvisamente bloccati, in equilibrio precario, con gente seduta sulle nostre scarpe, un po’ divertiti un po’ in affanno: e mò?

Il nostro caso umano è provvidenzialmente scorto dall’altare, da dove il Gran Cerimoniere impugna il microfono e chiede alla sicurezza

PAUSA: La sicurezza.

Il sistema d’ordine della celebrazione è affidato a 3 categorie di persone. Non sono le caste indiane (qua a Pt Blair si avvertono meno che nell’India continentale), non sono Genova Social Forum, polizia comunale e Black Block, bensì polizia locale, a sua volta tenuta lontana dal servizio d’ordine diocesano (coadiuvato da una ragazza somigliante a Giorgia) e suore d Madre Teresa. Il cui ordine avrà pure un nome, ma nella notte e senza google, dovete accordarmi dei margini d imprecisione. Le suore d madreteresa, infatti, affiancano il corteo e lo incoraggiano ad andare nella direzione esatta. Con la loro pacatezza si potrebbe mettere in dubbio la bontà del loro operato, ma ho il sospetto che dietro il loro sorriso sparino una raffica di preghiere allo Spirito, che distoglie i più facinorosi dalla tentazione di fermarsi ad allacciarsi una stringa o di girare a dx a guardare il panorama e li riporta a sx, ordinati e compatti.

Schiaccia start, riprendo.

Il Gran Cerimoniere impugna il microfono e porta all’attenzione di Giorgia “Mr Alberto”, chiedendole di venirci a recuperare. Ed è allora che qsta donnina viene nella nostra direzione e ci indica la via, ma per raggiungerla bisogna camminare su persone e vestiti della festa e stare in piedi, soprattutto. Arrivato presso di lei le allungo la mano in cerca di un sostegno, lei avvicina la sua mano alla mia, ma non la tocca, per cultura, e un sostegno psicologico in hindi non era esattamente ciò di cui necessitavo. M’appoggio così alla spalla di un uomo e raggiungo l’isolotto di sedie che l’organizzazione aveva riservato a noi. Da qui vi scrivo ora, mi ero premunito di arrivare con libri da leggere e carta da scrivere. Ma la carta è già praticamente finita. Non perché abbia scritto tanto, ma perché sono stato in bagno, qua dietro, nella giungla e.


Faccio in tempo solo ad aggiungere un quadretto mieloso in cui siamo incappati ieri: salendo le scale abbiamo trovato due poliziotti imboscati a scambiarsi effusioni. Che bel posto, Pt Blair.


Ce l’ho, ce l’ho, mi manca.

LA MULTI ANI CHIARA!!!!


Auguri Chiara!!!!

sabato 16 gennaio 2010

2010 01 15 andamanuale

Sì vabbeh, ho capito, 6 sulle Isole Andamane. Ma invece d scrivermi le tue fantastikerie, convincimi della loro esistenza.


“L’India è un sacco di roba”, butterei lì, se non stessi scrivendo sul blog d Caritas.

HAN: Quanta?
LUKE: Beh, più roba di quanto tu riesca a immaginare.
HAN: Guarda, ragazzo, che io me ne immagino un bel po'.
LUKE: La avrai.
HAN: Un bel po'?
LUKE: Contaci.
HAN: Okay, ragazzo, ma è meglio che non racconti delle balle.
LUKE: D'accordo.
HAN: Qual è il tuo piano?


Il mio piano è piantarla colle citazioni ciematogra fike e spiattellare che io non conosco l’India, e manco le Isole Andamane. E però ho 8 giorni per scrivervene, qdi è meglio che v butti giù qualcosina, giusto per dare un’idea dell’ambientazione. Il problema si riproporrà tra 9 giorni per la Thailandia, ma ho l’impressione che della Thailandia non venga messa in dubbio l’esistenza.

Qualcosina sulle Isole Andamane e Nicobar.
Abitanti (2001): 3,56,256
Punteggiatura numerica: bizzarra
Abitanti tribali: 30,000
Distante in linea d’aria da Chennai: 1200km
Numero isole da cui sono composte: 556
Superficie totale: 8,249
Superficie coperta da foreste: 7,177
Se fosse un animale sarebbe: un Dugong (alias “mucca marina”)
Se fosse un volatile sarebbe: un piccione andamano del legno
Se fosse un albero sarebbe: un padauk
Credo sia un gioco simile a quello fatto l’anno scorso, ma tantè.



C'e' molta gente per la strada, e qdo ce ne e' ancora di +, ci si muove pianissimo, spostando i piedi di pochi cm. Ma se non lo si fa, perche' si vuole aspettare di disporre di almeno 12cm, si sta certi che qualcun altro s'infilera' in quello spazietto. Le auto strombazzano allegramente, i camion hanno scritte sul retro che invitano a suonare il clacson.


La sensazione vigente oggi è stata quella di avere prolungato il Natale: lucine e decorazioni dovunque, presepi e babbi natale per la festa di Padre Alex.


Il fraintendimento giornaliero mi ha voluto involontario corteggiatore di un ragazzo. Ma ci vogliono ben più che questi pochi minuti per dettagliare.

Mannagg, devo volare, non riesco ne' a leggere commenti ne' a postare le foto.

Il sole a strisce.0

Le ragazze escono dalle celle a piccoli gruppi e si allineano nel cortile interno. Filippine cingalesi, indonesiane: ne contiamo circa quaranta, ma probabilmente ce ne sono almeno altrettante rimaste dentro. Basta volgere lo sguardo alle porte di ferro ormai chiuse, dove decine di volti incuriositi si alternano febbrilmente dietro gli spioncini. Devono avere tra i venti e i trent’anni, forse di più. Alcune ci salutano con un sorriso, incredule di ricevere finalmente una visita.

Siamo nella sezione femminile del carcere di Juweideh, periferia meridionale di Amman. Qui si trova l’unico carcere femminile della Giordania, con tanto di sezione per le cosiddette detenute temporanee. Qui vengono condotte le donne immigrate clandestine con permesso di soggiorno scaduto.

Riesco a parlare con una ragazza filippina. Con la voce rotta dal pianto mi racconta di esser venuta in Giordania per lavorare come collaboratrice domestica, e di esser stata trovata dalla polizia sprovvista di permesso di soggiorno. Non si può permettere di pagare la multa, così le autorità la trattengono in carcere. Un’altra ragazza mi dice di aver già pronti i soldi per potersi “comprare” l’uscita dal Paese, e di aver ancora abbastanza denaro per il viaggio di ritorno nelle Filippine, ma per qualche ragione è ancora in carcere. Qualcosa deve essersi inceppato ed è ancora qui, da più di due mesi.

Sono partito da questa piccola esperienza per raccontare il dramma delle lavoratrici domestiche straniere in Giordania. La stragrande maggioranza di queste provengono dall’Asia Meridionale e Orientale, soprattutto da Indonesia, Filippine e Sri Lanka. Lasciano il Paese di origine sperando di trovare qui un lavoro dignitoso, contribuendo così a sostenere la famiglia rimasta in patria, ma finiscono spesso in una spirale interminabile di sfruttamento: sono vittime di abusi e maltrattamenti – se non di veri e propri pestaggi - da parte dei propri datori di lavoro; lavorano dalle 16 alle 19 ore giornaliere, spesso dovendo aspettare mesi per ricevere lo stipendio o parte di esso (a volte sono le agenzie di reclutamento a trattenere parte dei soldi); vengono tenute segregate nella casa dove lavorano per impedirne la fuga.

A volte, anche quando le ragazze riescono a fuggire, l’amara sorpresa è dietro l’angolo. Impossibile lasciare il paese: il datore di lavoro, responsabile per legge dell’adempimento, non ha mai provveduto all’estensione del loro permesso di soggiorno. Non potendo pagare la multa – ogni giorno di presenza irregolare in Giordania costa alla persona un dinaro e mezzo – le ragazze finiscono così in carcere, senza sapere se e quando riusciranno a uscire. In alcuni casi la situazione è ancora peggiore: non volendo rischiare conseguenze penali o amministrative per l’irregolarità, alcune famiglie cercano di liberarsi delle lavoratrici denunciandole alla polizia per maltrattamenti o per furto (è recente la notizia di una collaboratrice cingalese imprigionata, e poi rilasciata per mancanza di prove, in seguito all’accusa di aver rubato alcuni gioielli e aver abusato della bambina della famiglia presso cui lavorava).

Del resto, come mi dice una terza ragazza a Juweideh, la fuga può anche essere sorprendentemente breve. Una volta raggiunto il miraggio del rimpatrio, molte sue connazionali hanno ripreso subito la strada della Giordania, finendo nuovamente in carcere. Lei però non ci potrà riprovare: sul passaporto le hanno messo un timbro recante la scritta “Denied Entry”, che verosimilmente le impedirà di rivedere le colline di Amman per almeno cinque anni.

Secondo Amnesty International sarebbero oltre 70.000 le collaboratrici domestiche presenti in Giordania, di cui circa 30.000 non registrate. Diverse organizzazioni, tra cui Human Rights Watch, hanno denunciato questa pratica, in contrasto con le stesse leggi giordane. Lo stesso governo si sarebbe impegnato a emendare la propria legislazione del lavoro, promettendo di dedicare un’attenzione specifica ai diritti delle lavoratrici domestiche.


Per chi volesse ulteriormente approfondire la questione:
Report di Amnesty International;

Analisi di Human Rights Watch sulla nuova legislazione del lavoro in Giordania;

Articolo del Jordan Times a proposito di un recente caso di maltrattamento.

venerdì 15 gennaio 2010

bella, ciao

2010 01 14, 22e34, Port Blair

Il giorno in cui vai ad Est e' un giorno corto. Il fuso orario sposta le lancette in senso orario e t trovi nella notte senza sentire d avere pienamente vissuto il giorno. Uh. In compenso continuano a portarti da mangiare. Non pasti da nozze, ma neanche da funerali. E poi le ostess passano per il corridoio sparando deodorante sul soffitto.



E fu sera e fu mattina. E noi non dormimmo. Nel chirurgico incastro di voli non riusciamo ad essere indisturbati per più di un’ora e mezza, e ciondolanti ci ritroviamo già a Port Blair, capitale delle Isole Andamane e Nicobar, un’India a portata di uomo (...). Siam qui anche per il 25° anno della Diocesi, siamo qui anche per il 25° anno di vescovado di Monsignor Alex Diaz. Mi crolla la testa dal sonno e devo ancora lavarmi la biancheria, ma sento il dovere impellente d’informarvi che in occasione della nostra accoglienza ho cantato una canzone col mio Direttore Roberto D’Avanzo. Lui alla chitarra, io al microfono. Ad una platea indiana che batteva ritmicamente mani&piedi.


La mutanda mi chiama, saluto.


paolo


nb.. Le foto arriveranno

MXP-D'OH

In questi tempi.


Primo mese del secondo decennio del terzo millennio da quando un signore rivelò d essere Il Signore resuscitando da morte certa, secondo le fonti dei tempi, prima uno dei suoi migliori amici, poi se stesso. Prima di salire al cielo.


Paolo&Alberto salgono in cielo da Malpensa. E partono per la missione in Asia.


Tempi emotivamente compressi e per questo complessi. “IT’S OK TO BE FAST” strilla giallo su viola una felpa nike al duty free milanese.


Paolo: Scusa, è legalmente consentito fotografare questo prodotto esposto?


Commessa minuta e cordiale del pto vendita nike: No, mi spiace


Paolo: Ed è illegalmente consentito? Mi servirebbe per un blog..


Commessa minuta e cordiale del pto vendita nike: (sorride) No, mi spiace


Paolo: (sorrido)


In un identico intervallo di tempo, chi fa le cose più velocemente ne fa di più; efficienza che non sempre va a nozze.. ma anche senza tirare il ballo le istituzioni: efficienza che non sempre si porta a letto l’efficacia, la qualità. Ma se quest’ultima dipende da indicatori variabili da persona a persona, ancora più soggettivo è il senso.


In che senso?


Appunto. C'e'chi necessita d tempo utile a cercarlo e chi no. Ci scriverei un (poco) saggio, ma non ho ancora trovato il tempo per.


Appunto.


In questa compressione (e non comprensione) di cose persone animali che è stato il 2010 ad oggi reco meco (adoro scriverlo) (basta parentesi) la magia dun film3d, la verità d un abitante d rocca di mezzo che racconta del suo terremoto ed una gigantografia di Eminem che mi scruta dalla parete duna libreria.


Paolo: Cosa ti scruti, tua Eminemza?


Eminem: **** ***!


Paolo: E quindi?


Eminem: * **** ****** **** ***!


Non capisco cosa mi dice e non saprei farlo parlare se non ad epiteti yankee.


In questi tempi veloci.


Alberto: “Stiam passando sopra Marta e Davide”.


Alberto. Alberto Ugo Minoia, desk Asia e Medio Oriente di Caritas Ambrosiana e responsabile delle Emergenze. Non in quel senso, nell’altro.


Prendi Bolt. Come fa di nome? Husain? Qualcosadelgenere? Ecco, prendilo, sollevalo dalla sua corsia di tartan lunga centometri. Lui continua a mulinare le gambe per aria, quello sa fare. Adagialo ora a Bahia, sulla spiaggia brasiliana, fai partire il cronometro e vediamo cosa succede. Fa i 200m in 35” (la sabbia lo rallenta), ma non riesce a correre i 400 in 1’ 10”. E neanche i 2000 in 5’. Questo voglio dire: anche chi va superveloce ha bisogno di fermarsi.


Andrea: No. *****, non ce la faccio, è più forte di me, tutto troppo in fretta, non ce la faccio!


Bart: Ma è il mondo che va in fretta, Andrea, è il mondo che va in fretta! Non vivi mica più nel Cinquecento che non succedeva mai un *****. Adesso le cose corrono! Torni a casa la sera e ti trovi su Tele+ i porno! Andrea, la Champions League...? E dai...!

Andrea: La Coppa dei Campioni che fine ha fatto?

Bart: Sparita, dimenticata, scordatela. Niente più Coppa dei Campioni!

Andrea: Sono cose che fanno pensare.


Santa Maradona è il mio film preferito. Io sono Paolo. Paolo Maria Dell’Oca, giusto per. Lavoro in Caritas Ambrosiana per Asia e Animondo; che poi sarebbe un gruppo d gente che fa educazione alla mondialità.


E volare è una cosa che non riesco a capire.


Un po’ come addormentarmi. Lo faccio, ma non so come. Comunque.


In questi tempi svelti voliamo verso le Isole Andamane, ad est dell’India, nel Golfo del Bengala. C’è la festa di Alex, un nostro amico. Ma noi andiamo soprattutto per monitorare (tecnicissima parola) dei progetti sopportati insieme alla Caritas locale, che poi si chiama Acani. Poi tra una decina di giorni c sposteremo in Thailandia, nella diocesi di Surat Thani, a metà del braccio di terra. È solo la nostra seconda missione lì, e quindi è ancora un po’ esplorativa di partner potenziali e progetti affiancabili.


Ve ne scriverò.


Se ci sarà tempo.

Questo era solo per dire "Ehi, ci sono".

Ora chiudo il portatile, Doha e' prossima e domani sara' India.

Ehi.

paolo

martedì 12 gennaio 2010

Giusto per rompere il ghiaccio...

Anche in Italia finalmente qualcuno inizia a parlare di Moldova non solo quando qualche episodio di cronaca attrae l'attenzione... ok, magari lo fa in terza serata e tante cose si potrebbero migliorare, ma lo fa!
All'occhio attento di Mara non è sfuggito questo servizio e quindi se ve lo siete persi ve lo linkiamo noi!!!

Per il resto noi stiamo bene, siamo arrivate sane e salve (ok, lo ammetto, non è che fosse chissà che viaggio lungo, almeno non dal punto di vista dei chilometri...) e piano piano stiamo riprendendo le nostre attività.

A breve cercherò di mettere anche le slideshow con le foto dei nostri magnifici paesi!