giovedì 29 ottobre 2009

El Corte del Pelo




Una volta battezzati, ai bambini boliviani non vengono tagliati i capelli ( el pelo) fino al primo anno di vita.
E’ stato compito di Padre Sergio, padrino della bellissima Barbara, di scegliere le migliore ciocche da mettere in vendita ai presenti.
C’eravamo noi, l’abuela di Barbara ( la nonna! ), la tia ( la zia), Martina, il papà Feliz, la mamma Irene, la segretaria Tania, Ivo e naturalmente il padrino Sergio.
La quinta e la sesta ciocca sono state nostre in cambio di un’offerta in bolivianos per Barbara!
Una volta completata l’opera Barbara ha aperto i suoi regali e noi abbiamo fatto una buona merenda con le torte di Irene.
Il risultato non è stato dei migliori ma finalmente Barbarà non soffrirà più di caldo! Qui in Bolivia inizia l’estate.. e la povera Barbarita ha aspettato fino ai due anni per il primo taglio.. che liberazione!

Permesso di soggiorno: episodio 1

Non so come si stiano ritrovando gli altri SCE con la burocrazia dei Paesi in cui sono ospiti, ma noi ci siamo già entrate in pieno: viste le esperienze piene di problemi dei volontari che ci hanno preceduto, abbiamo deciso di intraprendere subito il nostro lungo cammino insidioso alla conquista del permesso di soggiorno (tanto da rinunciare oggi alla nostra prima visita all’Appartamento sociale di Orhei, fulcro del nostro lavoro di volontarie presso il partner locale Diaconia).

Per ogni straniero intenzionato a soggiornare nel paese per più di 90 giorni, una volta superato il controllo in aeroporto e ottenuto il timbro del visto sul passaporto, ha inizio un conto alla rovescia: si hanno 60 giorni di tempo per preparare una lista chilometrica (vi risparmio l’elenco…) di documenti di varia natura. Si potrebbe pensare: bè, ma ti danno due mesi di tempo per prepararli! E invece, è proprio lì che sta il tranello: illudersi che di tempo ce n’è a sufficienza e che i funzionari siano lì pronti ad aspettare te per agevolarti nella trafila.
Difatti, abbiamo trascorso le tre ultime giornate di servizio in ospedale, a confonderci tra lunghi corridoi, piani, scale, e fare visita (più che farci visitare) da fisiatri, radiologi, psicologi, ginecologi, neurologi, dermatologi, infettivologi, per giungere alla fine al “grande capo” che fuma in ospedale e ha un arredamento completo (inclusa tv, divano, tappeto e arazzo sul muro) nel suo studio. In fin dei conti, possiamo dire di aver fatto un check up completo e una bella immersione nella sanità “made in Moldova”!

Scopriamo così che in Moldova sono dei grandi appassionati di timbri, di passaggi di soldi “sottobanco”, di allegri scavallamenti di code, della varietà più disparata di analisi cliniche (qui devi farla a comando!), di ogni genere di incartamenti svolazzanti tenuti insieme con la colla stick, di pezzettini microscopici di cotone idrofilo che dovrebbero bastare a tamponare bucherellamenti vari e di pulizie a ripetizione effettuate con tanto di slalom dello straccio malconcio. Ma scopriamo anche quanto tutti siano desiderosi di sapere cosa ci facciamo qui, di mostrare la loro conoscenza dell’Italia e dell’italiano, mentre noi italiani nemmeno sappiamo dove sia la Moldova.

martedì 27 ottobre 2009

Shock culturali

Supponete di dover attraversare il deserto giordano. Supponete di farlo con la macchina di un collega giordano. Supponete che il collega giordano voglia allietare l'infinito viaggio attraverso il nulla con della musica.
Fatto?

Ecco, ora supponete che, dopo i Backstreet Boys e i Metallica, dallo stereo esca un 'pappaparapappaparapappaparapappà' familiare. E poi 'DORMIRE'. Pappaparapappaparapappaparapappà. 'SALUTARE'. pappaparapappaparapappaparapappà.

Ecco, io, al GiocaJouer, in pieno deserto giordano, non ci ero mica preparata.

sabato 24 ottobre 2009

QUALE IMPRESA!!!!

...e che ansia!!!!
Tutti avete scritto tanto, noi abbiamo accumuli di storie incredibili da raccontarvi e zero connessione e zero tempo...... COME FACCIAMO (in queste maledette tastiere francesi non esiste il punto interrogativo!!!!!! ... vorremmo tanto metterlo, ma non lo troviamo..... UFF!!!)

Comunque: in attesa di arrivare a domani (soprattutto) e all'internet point, vi diciamo che siamo finalmente a Kindu, che stiamo bene, che sono due giorni che cerchiamo di pulire casa (ben 20 mq), senza pero' averla vinta su terra e zanzare......

Qui tanto caldo, tanto nero (BUIE le notti africane...), ma, come era indubbio, TANTO TANTO RIDERE!!!!!!!

Domani prima traversata del fiume Congo in piroga.... FIGHISSIMO!!!
Speriamo di farvi sapere e vedere presto...

Intanto Buona Giornata ( o Buona Notte)

Tre testate (tipico saluto congolese, da quello che abbiamo capito)

Ve volemo bene!!!
Marias e il buon Maffi

venerdì 23 ottobre 2009

Prima cena! Pollo con Yucca e chayote!


All'aereoporto di Malpensa c'era tanta gente,
amici, fidanzati, genitori..
Saluti e auguri a tutti e poi via!
Pensavi, sull'aereo, di avere finalmente un pò di tempo per realizzare che stai lasciando un mondo per un anno intero..
Ma è impossibile: si chiacchiera col vicino di posto ( chi più chi meno, vero Fra?:), si guardano i film proiettati per animare il viaggio del passeggero, si legge, si guarda il tramonto fuori dal finestrino (finalmente!! Dopo 16 ore di sole anche per noi arriva la sera!) si dorme..
Poi si arriva!
Un bagno turco ci accoglie!
E' l'aria di Managua!
Primo segno..ma dove siamo?
All'aereoporto c'è Don Reinaldo ad aspettarci.. con semplicità prende le valige, le carica su un camioncino, ci porta a casa!
Casa!
Poco il tempo per guardarsi intorno, notare con qualche residuo di sorpresa che il "dentro casa" e il patio sono separati solo da una persiana di paglia.. decidere che stanza prende chi e fiondarsi a letto.....Qui sono le nove de la tarde ma in Italia sono le cinque del mattino, un pò di stanchezza si sente!
Dopo poche ore giunge il giorno, colazione, lava i panni del viaggio, a mano..wowowow..qualche mail a casa e tuffo in giro a Managua per le varie commissioni pratiche!
Col taxi son risate, quattro straniere, appetitosi polli da spennare!!
Ma grazie a Elisa, ex sce in Nicaragua qui con noi per un pò, impariamo subito l'arte della contrattazione!
Quello che succede dopo è un bagno di colori.
Il Nicaragua ha i colori dei pappagalli..ovunque, case, autobus, mototaxi..
Fuori dal finestrino immagini che avevi visto solo nei libri, e poi quelle foglie giganti.. su cui puoi quasi sdraiarti..
Si comincia a capire dove siamo..ma non lo diciamo troppo ad alta voce..
Il giorno dopo ci aspetta Nueva Vida..
Ce ne hanno parlato tanto nei giorni di formazione, è un quartiere alla periferia della capitale, sorto sulla riva del lago di Managua, per accogliere gli sfollati in seguito all'uragano Mitch..

Finalmente ci siamo arrivate, l'abbiamo vista.. ma è presto per descriverla..

Tengo in mente il proverbio maya raccontatoci da Davide in quel primo giorno di formazione, quando del Nicaragua conoscevo solo la collocazione geografica e un pò di storia..

..Sono stato un mese in America Latina, ho capito molte cose!
Ci sono stato un anno, ho capito ancora più cose!
Ci ho vissuto una vita intera..
non ho capito niente..


E noi?

Per ora ci accontentiamo di capire la lingua!!
Che non è poco!
Vero Moldove? ;)

Il trolleybus


Oggi è stata una giornata importante. O meglio, è stata una giornata normalissima, ma, proprio per questo, significativa per me e Mara. Elisa era fuori Chisinau e per la prima volta ci siamo dovute muovere da sole in questa città ancora così sconosciuta.

Andare in ufficio è probabilmente la cosa più facile del mondo (la fermata è appena dopo una rotonda gigantesca, se non ti addormenti non puoi proprio non vederla), ma il fatto di muoversi in mezzo a tanta gente che parla una lingua, anzi due, che proprio non conosci mette un po’ di tensione. Appena salite sul trolleybus, la bigliettaia si avvicina come sempre.

Io: “Doua” e per sicurezza sollevo anche indice e medio (non sono per nulla certa della mia pronuncia anche se ho angosciato Elisa per 10 minuti per impararlo bene)

Lei: “pokfalkshfnlkcfoac wsjehnfnl dllanwdu, va rog”

Io: (e adesso che faccio?!? Che ha detto? Non sono pronta! ) “Doua bilete” (non sono certa che biglietto si dica così, ma tanto vale provare)

In quel momento si avvicina anche Mara e indica (col santo dito che è diventato indispensabile per indicare ciò che non sappiamo come dire, quindi praticamente tutto) che i biglietti sono per noi due.
Questo risolve i dubbi della bigliettaia che ci porge i biglietti e ci liquida con uno sguardo un po’ scocciato. Ma a noi non importa, possiamo andare in ufficio!!!

Chiara e Mara

Dal letame nascono i fior...


Secondo giorno di lavoro e primo giro nel barrio Nueva Vida...
Fango, case di lamiera circondate dalla chureca (discarica), odori della fogna a cielo aperto che ti prendono lo stomaco...La pobreza ti si para davanti senza alcuna mediazione: è forte, forte davvero, la prima immagine di Nueva Vida...

Entriamo nel cortile di una casa per parlare con una madre del progetto Lactancia Materna, che si occupa di bambini 0-3 anni con seri problemi di denutrizione. La casa è poverissima, ma c'è una cosa che mi colpisce: accanto al cancelletto d'ingresso è appesa una mezza bottiglia di plastica, con dentro della terra e qualche fiore boccheggiante per il caldo...e penso a come sia un piccolo segnale del desiderio di mantenere una dignità, di rendere la propria casa accogliente anche se vivi a un passo dalla discarica e non hai nulla, nemmeno i soldi per dar da mangiare ai tuoi figli...

Elisa ci ha detto che è importante notare queste piccole cose: è importante per te, per non lasciarti sopraffare da quello che hai intorno; è importante per le donne, perchè si sentono valorizzate nel loro impegno e forse la loro (in genere bassissima) autostima guadagna qualche punto...

Lo so, mi è uscito un post pesantuccio...scusatemi, ma mi sembrava una cosa bella da condividere...


In realtà ci sono successe anche un sacco di cose divertenti!
Ve ne racconto solo una: l'altro giorno siamo andate in banca ad aprire un conto a nome mio. A un certo punto l'impiegata ci chiede chi deve scrivere come beneficiario; diamo il nome dell'altra Francesca e Elisa ci spiega:

"così nel caso in cui tu fossi malata lei può venire a prelevare"

E l'impiegata, tranquillissima:

"no, non in caso di malattia: se tu muori lei può venire a ritirare tutto..."

Evvai! Beh, la situazione era un pò macabra, però ci siamo fatte una bella risata!

Ciao SCE...a presto e buon cammino!